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Posts Tagged ‘veltroni’

Obama chiama Silvio,AMMUTANDO CHI CREDEVA TI FAR SCATURIRE UNA LUNGA POLEMICA…

Posted by agenziabarabc su novembre 8, 2008

Subito dopo la sua prima conferenza stampa a Chicago, il Presidente eletto degli USA Barak Obama telefona a Berlusconi.”Telefonata lunga e cordiale” secondo una nota della Presidenza del Consiglio.

Chiusa ogni polemica per la battuta di Berlusconi sull’abbronzatura del nuovo presidente degli Stati Uniti. Polemica che l’opposizione ha cercato di alimentare anche sottolineando la mancata telefonata di Obama al premier nel suo primo giro di telefonate internazionali avvenuto nella mattinata di ieri, offensiva disinnescata subito dal Cav precisando che il ritardo era dovuto al suo impegno nel vertice di Mosca. Secondo una nota di Palazzo Chigi la conversazione è durata circa una ventina di minuti e si è svolta in un clima cordiale a dimostrazione che da parte di Obama non c’è alcun risentimento per la battuta sulla sua abbronzatura e, anzi, sono stati confermati la stretta amicizia e la collaborazione fra Italia e Stati Uniti. Dunque la preoccupazione, che aleggiava soprattutto negli ambienti dell’opposizione, di una incrinatura dei rapporti fra i due Paesi è stata definitivamente stroncata e i vertici del Pdl non si sono fatti sfuggire l’occasione per lanciare accuse di “provincialismo” all’indirizzo del Pd. Così Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: “La telefonata di Obama a Berlusconi dimostra che Veltroni e compagni hanno perso un’occasione per tacere ed evitare di essere insieme astiosi e ridicoli.”
La chiosa sul caso viene affidata al portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone: “Il piccolo circo propagandistico che avevano messo in piedi deve tristemente chiudere i battenti. Veltroni e il Pd non sanno più che pesci prendere.” E questo ormai appare chiaro a tutti.

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L’talia non sa di non sapere…..veltroni parla di tagli leggetevi la riforma e vedete gli ingentivi gelmini….e non credete alle bugie

Posted by agenziabarabc su ottobre 28, 2008

La riforma Gelmini: «Bonus di 7mila euro ai docenti migliori»

Tagliare gli sprechi per investire i risparmi in qualità, innovazione e premi per i docenti. Un bonus annuale, una gratifica economica in busta paga da un minimo di cinquemila fino a settemila euro per la produttività a partire già dal 2010 per una piccola percentuale di professori e poi dal 2012 per almeno 250.000 insegnanti.
Il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, l’aveva detto poco dopo il suo insediamento al governo: meno insegnanti ma più qualificati e più pagati. L’obiettivo è fissato e la Gelmini lo ribadisce anche a Bruno Vespa nella conversazione contenuta nel nuovo libro firmato dal giornalista: «Un’Italia diversa. Viaggio nella rivoluzione silenziosa», in libreria dal 3 ottobre edito da Mondadori.
A Vespa la Gelmini racconta anche come intende reinvestire parte dei risparmi per incentivare la classe insegnante. Si deve cominciare dai tagli: ad 87.000 docenti non verrà rinnovato il contratto. Chi è già di ruolo, chi ha il contratto a tempo indeterminato lo conserverà, assicura la Gelmini, «ma molte supplenze non verranno confermate». Una necessità perché in Italia il numero dei docenti è troppo alto e sproporzionato rispetto a quello degli alunni. «Che senso hanno classi delle elementari con nove alunni – si chiede la Gelmini -? Capisco un paesino di montagna, una piccola isola, ma in città? Da qui la necessità di tagliare: c’è un organico di cattedre in eccesso rispetto alle necessità».
Il reale fabbisogno verrà valutato sulla base di un costo standard per studente. E non è vero, dice la Gelmini a Vespa, che l’Italia spenda poco per l’istruzione, semmai spende male. «La nostra spesa complessiva per la scuola è il 3,4 per cento del Prodotto interno lordo. Come la Germania, un po’ meno della Francia, un po’ più del Giappone – spiega il ministro -. Siamo dunque in media sulla spesa, ma agli ultimi posti sulla qualità e in eccesso sulle ore di lezione. Dobbiamo ridurre le ore e far pesare di più quelle che restano, puntando sulle materie fondamentali senza imparare male un po’ tutto. Poi, eliminati gli sprechi, dobbiamo premiare chi si sacrifica».
Dunque il ministro ha fatto due conti: entro il 2012 i risparmi ammonteranno a 7,8 miliardi. Di questi almeno 2 devono essere destinati alla scuola e a premiare i professori. «Penso ad una somma tra i 5.000 ed i 7.000 euro a fine anno per i docenti migliori – annuncia la Gelmini -. Proprio a loro che in questi anni hanno mandato avanti la scuola spesso anche con sacrifici dobbiamo guardare con riconoscenza con iniziative concrete».
Il ministro fa riferimento all’articolo 64 della legge 133, dove si prevede che il 30 per cento delle economie di spesa venga destinato alla valorizzazione e allo sviluppo della carriera del personale docente a partire dal 2010. Circa 2 miliardi di euro dei quali si calcola che almeno 850 milioni possano essere impiegati per destinare gratificazioni economiche ai docenti.
Nel libro si fa una proiezione sul premio che arriverà ai professori. Nel 2012 circa 765 milioni di euro verrebbero suddivisi tra il 40 per cento dei docenti, ovvero 257.000 insegnanti. A questi toccherebbe dunque un bonus massimo di 7.000 euro. «Se è vero che il prestigio sociale degli insegnanti è irrimediabilmente in declino, come stupirsene se la paga oraria di un’insegnante di scuola dell’infanzia con meno di otto anni di anzianità è di 14,6 euro lordi», conclude il ministro.

Questa l’ossatura del piano programmatico per la scuola del governo: meno insegnanti, meno ore di lezione, meno materie. Un segno meno che frutterà però risorse da trasformare in molti più nel disegno della Gelmini: professori più qualificati e dunque più pagati; scuole più attrezzate e rinnovate anche nelle strutture e dunque anche studenti più preparati.

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Scuola,Berlusconi: “Nessun taglio Dalla sinistra allarmismo e falsità”

Posted by agenziabarabc su ottobre 22, 2008

Mentre in tutt’Italia le scuole sono in piena agitazione contro il decreto Gelmini, interviene il presidente del Consiglio. “Non ci sarà nessun taglio alla scuola” assicura Silvio Berlusconi. Poi, rivolto contro l’opposizione: “Sulla scuola troppe cose divorziano con la realtà. Dalla sinistra – aggiunge – stanno arrivando messaggi assolutamente falsi e inutili allarmismi”.

Il Presidente del Consiglio dunque scende personalmente in campo per dire “basta” alle proteste degli studenti delle scuole e delle Università e alle proteste politiche di Pd, Pdci e Idv. “La sinistra è contro il decreto Gelmini che, ricordo, è un decreto e non la riforma della scuola. Tenta di costruire una opposizione di piazza su un terreno circoscritto, perchè come governo siamo inattaccabili su tutta una serie di provvedimenti”. Per smontare pezzo per pezzo l’atto d’accusa dell’opposizione, il premier annuncia “un dossier sulla riforma varata dal governo contro le bugie della sinistra” che sarà distribuito ai giornalisti. E aggiunge: “In questo fascicolo che abbiamo preparato ci sono tutte le bugie e le menzogne che scrivono e che dicono su questa riforma”.

Maestro prevalente, non unico
”Ti sei sbagliata, non è maestro unico ma prevalente”: così il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi ha scherzosamente bacchettato il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, durante la conferenza stampa a Palazzo Chigi. ”E’ un maestro prevalente – ha spiegato – perchè è affiancato dall’insegnante, di lingua straniera, religione e di informatica”. Il premier poi incalza: ”Un’altra falsità che si dice è che vogliamo chiudere le scuole. Non è vero, noi pensiamo ad una razionalizzazione del personale, cosa prevista anche dal governo del centro sinistra. Ad esempio, per le comunità montane, abbiamo previsto che un preside ed un segretario possano occuparsi di due o più scuole con meno di 50 alunni”. Lo afferma il premier Silvo Berlusconi, nel corso di una conferenza stampa a palazzo Chigi sul dl Gelmini.

Classi per stranieri
“Ci accusano di esser razzisti” per la vicenda delle classi per gli immigrati. “Non è così, non c’è nessun razzismo ma stiamo applicando solo buonsenso”. Ad assicurarlo è stato il premier Silvio Berlusconi.

Occupazioni Università e scuole
“Non permetteremo che vengano occupate scuole e università”. Lo ha detto il Premier, Silvio Berlusconi: ”E’ una violenza, convocherò oggi pomeriggio Maroni per dargli indicazioni su come devono intervenire le forze dell’ordine”. Proprio riguardo alle proteste, sollecitato da un giornalista che chiedeva al leader del Pdl se da giovane avesse mai manifestato, ha così risposto: “Sono stato uno studente modello, anche grazie a degli ottimi insegnanti. E non sono mai sceso in piazza per protestare”.

6mila classi in più
Considerando una media di 21 alunni per classe in cinque anni riusciremo ad avere quasi 6.000 classi in più di tempo pieno. Lo ha assicurato Silvio Berlusconi. ”Non solo – ha ribadito il Premier – non c’è alcuna riduzione del tempo pieno ma è lapalissiano che passando da più insegnanti a uno possiamo avere più docenti da utilizzare nel tempo pieno e quindi si possono aumentare del 50% la classi che possono usufruire del tempo pieno”.

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CAMPANIA, EFFETTO BASSOLINO. IL POLO STRAVINCE

Posted by agenziabarabc su aprile 15, 2008

NAPOLI – Valzer di numeri e cifre in Campania. Lentamente cominciano ad arrivare i dati relativi allo scrutinio del Senato, il primo ad essere stato effettuato, e a quello della Camera. Più definiti i primi. Ancora approssimativi i secondi. Innanzitutto i votanti. Il 76% degli elettori campani si è recato alle urne tra domenica e lunedì, con un picco insolito di affluenza registratosi nella mattinata di oggi quando ha votato ben il 20% degli aventi diritto.

Un calo di solo due punti percentuali rispetto alla passata tornata elettorale quando aveva votato il 78% degli elettori. Cifre che si allineano con i dati nazionali. In tutta Italia, infatti, l’80% dei cittadini non è voluto mancare all’appuntamento elettorale. Ma le analogie della Campania con il resto della Penisola si fermano qui. Mentre a livello nazionale, infatti, Pd e Pdl si contendono seggi e scranni in parlamento sul filo di 1 o 2 punti percentuali, in Campania il distacco tra i due poli è netto. Questi i dati. Al Senato, il PdL si assesta sul 46,6% (decisivo l’apporto della Lega che ha incassato l’8,6%), mentre il Pd e l’Italia dei Valori sono fermi al 38,7%. Un distacco politicamente significativo, ma numericamente relativo che lascia ancora sperare i democratici visto che sono state scrutinate solo la metà delle sezioni. Speranze che devono però fare i conti con i dati campani dove si può parlare di una vera e propria debacle. Silvio Berlusconi, quindi il Pdl e il Movimento per l’Autonomia Alleanza per il Sud (MpA) ha raggiunto il 51% distaccando Veltroni e il Pd di ben 17 punti e inchiodandoli al 34,3%.

I campani, dunque, dopo lo scandalo sui rifiuti e un decennio di governo affidato al centrosinistra si affidano al centrodestra con la speranza di trovare risposte ai loro problemi. Un voto che accomuna un po’ tutte le province, eccezion fatta per quella di Avellino. Sono soprattutto i napoletani a scegliere il PdL premiandolo con il 50,2% delle preferenze e bocciando il Pd che incassa il 36% dei voti. Stessa situazione in provincia di Caserta: Pd al 28,7% e Pdl al 55,8. PdL che corre sopra cifra 50% anche in provincia di Benevento dove il Pd sale leggermente, ma si ferma comunque al 33%. Cifre quasi fotocopia per la provincia di Salerno dove, sempre al Senato, il PdL è a quota 53% mentre il Pd al 32%. Unica roccaforte resta la provincia di Avellino dove è in atto un testa a testa micidiale giocato su solo 3 punti percentuali e dove il PdL è al 39% e il Pd al 36%. Un dato non di poco conto se si calcola l’uscita dal Pd di Ciriaco De Mita che nel traslocare da “casa Veltroni” si è portato dietro un bel pacchetto di voti. Sono invece tutti da definire i voti per la Camera il cui spoglio è iniziato solo poche ore fa. Anche in questo caso, la Campania – passata al centrodestra assieme all’Abruzzo, la Lombardia e la Sicilia – si allinea la trend nazionale.

Per quanto riguarda la scalata a Montecitorio, tra PdL e Pd è lotta all’ultimo voto. Il primo ha incassato il 44% delle preferenze, mentre il secondo il 40,2%. Simili le ripercussioni sui due collegi campani. Nel collegio Campania 1 il PdL è al 48%, mentre il Pd al 36,2% e per i veltroniani le cose non vanno meglio in Campania 2 dove il PdL è al 47,2% e il Pd al 35%. Si tratta di dati – forniti dal Ministero dell’Interno – ancora tutti da definire che potranno assumere contorni più precisi solo in tarda serata.
Emiliana Cirillo (Metropolis)

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La fine di un’epoca, un Parlamento senza comunisti né socialisti

Posted by agenziabarabc su aprile 15, 2008

ROMA – Sono passati 60 anni da quando un comunista, Umberto Terracini, firmava la Carta costituzionale della neonata repubblica. Sei decenni dopo, e per la prima volta da quando il fascismo li aveva messi fuorilegge, nel Parlamento italiano non siederanno né comunisti, né socialisti. Il poco più del 3% preso alla Camera dalla Sinistra e l’Arcobaleno e lo 0,9% raccattato dagli eredi di Pietro Nenni e Bettino Craxi non lasciano possibilità. A Montecitorio e Palazzo Madama nessuna targhetta adornerà le stanze dei gruppi parlamentari con i simboli del lavoro che hanno percorso tutto il ‘900.

I socialisti hanno provato a fare breccia battendo la via del laicismo, della contrapposizione netta, diretta e frontale alllo “Stato clericale” che da Boselli in giù gli eredi del garofano indicavano come il pericolo massimo per il Paese. Ma non ha pagato.

Gli eredi del comunismo nelle sue varie forme ci hanno provato. Hanno provato a rinunciare a nome e simboli per resistere ancora una Legislatura, per portare questo fardello novecentesco nella storia politica del XXI secolo, ma non è bastato. Dalle politiche del 2006, dopo due anni di governo, i partiti che formavano la cosidetta “sinistra radicale” hanno perso il 9%. “Una sconfitta di proporzioni impreviste” ha detto desolato il leader Fausto Bertinotti.

Una sconfitta che lascia senza rappresentanza parlamentare non solo la “sinistra storica” ma anche tutto un mondo che prima fra Rifondazione, Verdi e Comunisti Italiani trovava un suo riferimento nelle istituzioni. La sinistra dei comitati, dei centri sociali, dell’antagonismo. Via i pacifisti che appena 5 anni fa riempivano le piazze e le strade, fermavano i treni che portavano armi all’Iraq, che riempivano le finestre d’Italia di bandiere arcobaleno. Via i comitati del no: niente rappresentanza per i vicentini che non vogliono la base Usa né per i valligiani che vogliono fermare la Tav che dovrebbe invadere le loro terre. E i centri sociali? Quante volte Rifondazione o i Verdi erano intervenuti per tenere a freno questi compagni un po’ troppo esuberanti? Anche per loro niente più lacci, lacciuoli, equilibri di partito o di coalizione da tenere insieme. Caruso torna a casa nel suo Sud Ribelle, Daniele Farina al Leoncavallo di Milano. Che farà ora l’area dell’antagonismo militante? In molti fra loro, in realtà, tirano un sospiro di sollievo.

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In un colpo solo, insomma, sono scomparsi la vecchia e la nuova sinistra. Ha pesato l’astensionismo, certo, molti compagni che piuttosto che beccarsi Berlusconi hanno preferito “turarsi il naso” e votare Veltroni, due anni di governo con poche prede nel carniere da esibire al momento della campagna elettorale; un leader un po’ appannato dagli stucchi e dagli ori degli appartamenti riservati al presidente della Camera. Pesi diversi e tutti influenti ma resta il fatto che una stagione è finita nel modo più brusco. Nichi Vendola che sarà probabilmente chiamato a ricostruire dopo il terremoto e che è anche il leader più immaginifico che si agita nella sinistra, ormai, extraparlamentare, lo ha detto subito, a caldo: “Il Novecento ci è precipitato addosso”.

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Veltroni-Berlusconi, l’ultima sfida Il Cavaliere: “Via bolli auto e moto”

Posted by agenziabarabc su aprile 11, 2008

l candidato del Pdl: “Tassa ingiusta, useremo i 4 miliardi di tesoretto”
Alla fine non vuola lasciare lo studio, Mentana costretto a oscurarlo

"Via bolli auto e moto"</B>I due candidati a Matrix

ROMA – Lo stesso studio, una sola poltroncina bianca per il faccia a faccia fra il candidato premier ed Enrico Mentana. Si consuma sotto i riflettori di Matrix, su Canale 5, la sfida finale fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Tocca a quest’ultimo, come da sorteggio, la prima parte del programma, in onda per l’occasione in prima serata. Tempi serrati, domande e risposte. Fra il pubblico “due drappelli di tifoserie opposte – dice il giornalista – per applaudire ma non per fare la claque o disapprovare”. Veltroni entusiasta e ottimista, Berlusconi “sconcertato” per “le bugie” e “gli insulti”. Poi rivela la “sorpresa” annunciata nei giorni scorsi: “Aboliremo i bolli di auto e moto”. E’ una giornata segnata dalla presenza costante dei candidati premier in tv. In serata, mentre il segretario del Pd – pure presente ai vari Tg per l’appello finale al voto – chiude la sua campagna elettorale in piazza del Popolo a Roma, il leader del Pdl compare in quattro interviste: al Tg1, per dieci minuti al Tg5, a Otto e mezzo su La7 e, dopo le 23, a Tv7 su RaiUno (seguìto da Veltroni), con il direttore del Tg1 Gianni Riotta.

WALTER VELTRONI A REPUBBLICA TV

Veltroni: “La partita è più che aperta”. Il candidato premier del Pd apre la sfida. Parla di “partita più che aperta”, dei temi più frequentati in campagna elettorale. “Basta col passato e i residui ideologici, in Italia ci si è resi contro che si può cambiare”. Rivendica la novità rappresentata dal Pd, la bellezza del “rischio di prendere decisioni e verificare come si va”. Basta con i “conflitti istituzionali”: attaccare e criticare i presidenti della Repubblica, come Ciampi e Napolitano, “crea una condizione di tensione istituzionale che il paese non si può permettere”.

Le sfide. Salari, stipendi, prezzi, pensioni. Queste le “grandi questioni sociali” da affrontare “ma serve un clima sereno, non assatanato”. Bisogna “tirare fuori l’Italia dalla gabbia di ferro della politica che non fa crescere. l’Italia s’è fermata dal 2001 al 2006, lo dice il rapporto Ocse”. La priorità “è la crescita del pil, far riprendere la domanda interna e fare subito un intervento per aumentare salari e stipendi, che si può fare perché abbiamo 4 miliardi di euro di extragettito che posso essere usati per le detrazioni fiscali”. E “sia meno ideologico” il giudizio sul sindacato: “Anche grazie ad esso, ad esempio, si è sconfitto il terrorismo”. La concertazione va cambiata, “allargata a piccole e medie imprese e artigiani, non più per risanare il debito ma per lo sviluppo”.

Veltroni, l’ultimo round. L’ultimo round per il leader del Pd comincia alla periferia di Roma, nel quartiere Tiburtino III – con lui il supporter d’eccezione Roberto Benigni – e culmina in piazza del Popolo, dove arriva col pullman del viaggio in Italia. In primo piano sul palco solo lui, il tricolore e un interprete che traduce in gesti per i non udenti. Sullo sfondo Francesco Rutelli, Nicola Zingaretti, Marianna Madia. Parterre di scrittori, attori, registi. Sotto la pioggia, in 100 mila ascoltano l’ottimismo e la speranza, “l’autunno dell’Italia può finire domenica”, l’appello a non astenersi dal voto. Le differenze rispetto agli avversari, là i fischi e qui “la parte civile del paese”. La difesa di Totti – criticato dal Cavaliere per il sostegno a Rutelli – e ancora l’Italia, che “va amata e non usata, servita come un onore e con la voglia di cambiare”. E la forza: “Sono stato in 110 province, dovrei essere clinicamente morto. Invece sto benissimo e potrei continuare per altri ottomila comuni”.

Il Cavaliere sconcertato. E’ “sconcertato” Berlusconi quando entra in studio, troppe “bugie” e “insulti” dall’avversario “che mostra un buonismo di facciata e non ha avuto il rispetto di nominarmi mentre io il signor Veltroni lo chiamo per nome e cognome”. Veltroni bugiardo sulla rimonta, “il distacco è invariato”, e sul mancato faccia a faccia in tv, “è impedito dalla legge”. La sinistra? “Se non ci fosse vivremmo tutti meglio, in un paese più sereno e tranquillo”.

La sorpresa: “Via i bolli”. A Matrix il leader del Pdl svela la “sorpresa” della quale parlava da giorni: “Aboliremo i bolli di auto, moto e motorini”. Da una settimana, dice, “faccio i conti con Tremonti. Tasse assurde, solo per le auto 4 miliardi di euro”. “Se quello che dice Veltroni fosse vero, ma non lo è, ci dovrebbero essere 4 miliardi del cosiddetto tesoretto. In quel caso, li useremmo per abolire questa tassa che non ha ragion d’essere. Andremo a vedere”.

I progetti. Una squadra di governo “con persone di esperienza consolidata, il nuovismo è pericoloso”, il taglio “graduale” degli “enti inutili come le province e le comunità montane”. E ancora, detassazione del lavoro straordinario e dei premi di produzione, via l’ici sulla prima casa, “le tasse sulla proprietà non sono giuste”. Quanto alle urgenze del paese, “quello degli anziani è un problema più grave di quello dei precari, per questi non ci sono numeri da farne una rtragedia nazionale. L’Italia detiene il record dei contratti a tempo indeterminato, l’87 e qualcosa per cento rispetto a quelli a tempo determinato”.

E non vuole lasciare lo studio. Al termine dei 45 minuti previsti, Mentana saluta Berlusconi. La telecamera stacca su un pannello che riproduce i fac simile delle schede. Il Cavaliere vorrebbe far vedere come si vota, per evitare l’annullamento. “No, presidente, per favore, non si può”, gli dice Mentana, che quasi lo sospinge per un braccio, prima che si oscurino le telecamere.

Il Cavaliere e il Tg5. Doppia ospitalità per Berlusconi a Canale 5. Prima di Matrix, il Cavaliere sta dieci minuti in studio al Tg5 delle 20. Parla delle “difficoltà” che il suo governo dovrà affrontare, di Prodi che “in due anni ha solo aumentato la pressione fiscale mentre noi la diminuiremo”, del Pd che “è l’ultimo tentativo di trasformismo” del Pci. Promette: “Lavoreremo duro ma serve una vasta maggioranza per prendere decisioni impopolari e trasformare progetti in cose concrete”. Da registrare anche il servizio del Tg1 delle 20: la giornalista Susanna Petruni, per fare il punto sulla giornata del leader del Pdl e lanciare una sua intervista registrata, sceglie come cornice un gruppo di giovani supporter di Berlusconi, fra applausi e tifo da stadio.

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Berlusconi: «Walter è bugiardo, non fate i grulli» Veltroni: «Il leader Pdl è inadatto a governare»

Posted by agenziabarabc su aprile 10, 2008

ROMA (10 aprile) – «Io non credo che gli italiani saranno così grulli da cadere in questo tranello» ha detto stasera Silvio Berlusconi sotto l’Arco di Costantino, a Roma, durante il comizio finale del Pdl, riferendosi alla possibilità che gli italiani votino il leader del Pd, Walter Veltroni. Il Cavaliere ha accusato l’ex sindaco di Roma non solo di «vergognarsi» del suo passato da comunista, ma anche di essere un «bugiardo professionista. Veltroni ora arriva a negare di essere mai stato comunista e vuole qualificarsi persino come liberale. Non credo che ci possano essere italiani così grulli a cadere in un tranello di questo genere. Veltroni ieri sera ha detto una cosa su cui sono d’accordo, cioè di fare il test anche ai candidati premier. Io non avrei nessun problema, perché io sono Berlusconi e credo davvero di essere Berlusconi. Veltroni probabilmente qualche problemino ce l’avrebbe… Veltroni infatti non si ricorda nemmeno il nome del suo avversario, che sono io, non si ricorda di essere stato nella federazione dei Giovani comunisti, di essere stato il segretario nazionale dei Ds e il direttore dell’Unità, e non si ricorda nemmeno che al governo ci sono ancora loro, perché critica il governo come se fosse all’opposizione. «Ma davvero pensiamo di consegnare il Paese, con tutti i disastri a cui dovremo porre rimedio, a chi si vergogna del suo curriculum?».

«Mai offerto un ministero a Di Pietro». Berlusconi sostiene che Veltroni ha detto moltissime cose non vere su di lui, tra cui il fatto di aver offerto il ministero della Giustizia ad Antonio Di Pietro: «Non è vero. Io avevo intenzione di offrire un posto a Di Pietro, ma prima di sapere il numero di persone che aveva sbattuto in galera. Io mi picco di conoscere gli uomini, per la verità conosco meglio le donne… Ma quando ho incontrato Di Pietro ho capito che non era un uomo che poteva stare al governo. Non ho offerto a Di Pietro di fare il ministro della Giustizia. Meno male, Dio aveva la mano sulla mia testa quel giorno».

Appello al “voto utile”. Anche nel comizio finale davanti all’arco di Costantino, Berlusconi rinnova l’appello al “voto utile”: «Tutti i sondaggi, da qualunque agenzia fatti – afferma – dicono che è improbabile che i piccoli partiti tocchino alla Camera la soglia del 4%, ma è certo che al Senato non supereranno quella dell’8%. Chi li votasse disperderebbe il voto senza risultati concreti e lunedì sera avrebbe il rimpianto, anzi il rimorso di aver fatto danno al Pdl, l’unico partito che può vincere, e di aver fatto il gioco di Walter Veltroni, leader di quella sinistra che continua a sgovernare il Paese».

«Pensioni da adeguare al costo della vita». «Se il Pdl vincerà le elezioni aumenteremo le pensioni minime adeguandole al costo della vita e lo faremo subito, dal primo Cdm»: ha assicurato il leader del Pdl durante il comizio.

«Sono alto 1,71 e porto i tacchi». «Per avere realizzato il piano casa, invidio Amintore Fanfani – dice Berlusconi – che, tra l’altro, era pure più basso di me… Ma sia ben chiaro: io sono alto 1,71 come risulta dalla visita militare. Poi, porto i tacchi: ma perché, voi non li portate?».

«Andate e convertite le genti!». Con questa esortazione dal tono evangelico Berlusconi ha chiuso il comizio davanti al Colosseo, dopo aver scherzato con i simpatizzanti accorsi e prima che dagli altoparlanti diffondessero la canzone “Meno male che Silvio c’è”. «Andate a votare – ha concluso Berlusconi – e ripetete con noi: rialzati Italia! Rialzati Italia!».

Veltroni: sono ottimista con la ragione e con il cuore». «Sono ottimista, non solo perchè ho il dovere di esserlo ma anche perchè ho visto questo Paese. Sono ottimista con la ragione e sono ottimista con il cuore – ha detto Veltroni prima del comizio di stasera in piazza Duomo, a Milano – Ringrazio i centomila presenti che per me hanno un sapore del tutto particolare come i centomila di Napoli. Sono pronto a ricominciare il giro di tutte le province italiane, l’Italia è un Paese bellissimo che si deve amare di più. Queste piazze dimostrano che c’è una vera voglia di politica e di partecipazione, altro che antipolitica».

«Berlusconi è inadatto a governare il Paese – aveva detto in giornata Veltroni – Berlusconi è un uomo che attacca tutti i giorni le istituzioni. Un uomo che ogni giorno riversa odio sui suoi avversari e fa dichiarazioni che non fanno altro che creare divisioni. E’ arrivato a chiedere le dimissioni del presidente della Repubblica e ad attaccare Carlo Azeglio Ciampi, nega la possibilità di avere ciò che sarebbe naturale, e cioè una dialettica tra maggioranza e opposizione. Non è questa la novità e la serenità di cui ha bisogno l’Italia. Il nostro Paese ha bisogno come non mai di girare pagina e imboccare una strada di serenità, rigore, e di un nuovo prestigio internazionale. Se leggete le pagine dei giornali stranieri in questi giorni, c’è lo spavento all’idea che si possa riprodurre il passato, con i risultati che si sono visti».

«Prodi ha risanato, Berlusconi ha bloccato il Paese». «Romano Prodi ha governato l’Italia per quattro anni: nel primo ciclo è riuscito a portarla in Europa e nel secondo è riuscito a risanare una condizione finanziaria trovata nella maniera che sappiamo dall’eredità del centro-destra – dice Veltroni – Inveceil mio principale avversario ha governato per sei anni, un periodo molto più lungo, quindi quando si fa il bilancio di questi 15 anni, bisogna ricordare questo. Come dice l’Ocse, l’Italia si è fermata tra il 2001 e il 2006, gli anni in cui ha governato la destra: c’è stato un blocco della crescita e una situazione finanziaria devastante».

«Era normale essere nella Fgci senza essere comunisti». «In questi anni è stato difficile far capire cosa voleva dire essere nella Fgci e dire che non ero comunista – dice Veltroni – Ma per chi ha vissuto quegli anni è una cosa comprensibile. Nel Pci c’erano Pasolini, Calvino, non erano comunisti, ma erano animati da desideri di giustizia sociale, affascinati da una personalità come Berlinguer. Io, per esempio, ero affascinato dal Berlinguer che rompeva con l’Unione sovietica. Per questo ci si ritrovò in quella casa. Poi per ognuno il destino è stato diverso. Oggi è un fatto di grande importanza per la democrazia poter dire che tutte e due le dittature che hanno fatto male al Novecento, il fascismo e il comunismo, non ci sono più».

Storace: ha ragione Daniela Santanchè, Veltroni rappresenta lo schifo. «Ecco tre buoni motivi – dice il leader di La Destra – Primo: è un bugiardo, doveva andare in Africa e si è sottratto anche alla sue dichiarazioni, fortunatamente le tribù africane stanno festeggiando il fatto che Veltroni in Africa non ci va più. Secondo: Roma è precipitata nel degrado, dal centro storico alla periferia, non c’è più un cittadino contento nella capitale. Terzo: è un uomo spietato, cinico e calcolatore, anche se sicuramente non è un requisito che alberga solo a sinistra».

Bertinotti: Sinistra Arcobaleno cuneo contro la grande coalizione. «Il voto alla Sinistra Arcobaleno è molto importante come cuneo contro la grande coalizione» ha detto il candidato premier della Sinistra/Arcobaleno, Fausto Bertinotti, parlando a piazza Navona, a Roma, dal palco della manifestazione di chiusura della sua campagna elettorale. Bertinotti ha sottolineato come gli attacchi alla sinistra da parte delle forze politiche della destra siano mirati, perché «vogliono tornare indietro, dire che la Repubblica italiana non c’è più, che non ci sono più i suoi valori, quelli che sono alla base della sua nascita e non c’è la sinistra, che è quella che più interpreta quei valori. La sinistra è il collegamento tra le domande della società e le istituzioni. Vogliono cancellare la sinistra, quindi il voto a noi è importante anche come cuneo contro la grande coalizione».

«Farmi chiamare “compagno” è il senso della mia esistenza». «Io faccio politica ormai da 45 anni e credo di non poter rinunciare a farmi chiamare compagno, è il senso della mia esistenza – dice Bertinotti – Devo però anche dire che io non sono l’uomo di tutte le stagioni e che il nostro obiettivo deve essere un nuovo soggetto politico con un impianto diverso da quello del Pd. La sinistra deve avere una direzione collegiale e non leaderistica». Bertinotti ha anche elogiato la formula dei comizi politici: «Guai a perderli, sono un luogo dove dire noi invece che io, che belli che sono i comizi».

«Dalle urne una nuova sinistra». «Vi voglio tanto bene e vi ringrazio di essere qui. L’invito che vi rivolgo è quello che si diceva una volta: andate per le case e le strade e chiedete un voto alla Sinistra arcobaleno. Un voto per oggi è un investimento per il futuro – dice Bertinotti – Nelle urne nascerà una nuova sinistra arcobaleno, la casa di tutti noi. In bocca al lupo a tutti e alla sinistra».

Casini: Pd e Pdl si scioglieranno dopo il voto. «L’Udc è l’idea di un partito democratico che dovrà sorgere e rafforzarsi e che nulla ha a che fare con i due comitati elettorali che, subito dopo le elezioni, si scioglieranno – ha detto il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, durante il suo comizio a Lamezia Terme – Hanno cercato di uccidere un partito nuovo, un partito che stava nascendo. Oggi, a 24 ore dalla fine della campagna elettorale vi dico che noi saremo determinanti in Parlamento. Se Berlusconi dopo le elezioni non avrà la capacità di governare che se ne torni ad Arcore. Stessa cosa per Veltroni, torni a Roma. Queste elezioni per noi sono la prova generale».

«Chi vota Berlusconi consegna alla Lega il futuro del Paese. «Chi vota Berlusconi vota uno e prende due, perché quel legame è indissolubile – dice Casini – La Calabria non è un problema per l’Italia, ma deve essere una risorsa per il Paese. L’Italia è unita, l’Italia è una. Non si può fare una Lega al nord ed una Lega al sud. Non è possibile prendere i voti al sud parlando male del nord e i voti al nord parlando male del sud. Questo è pacchiano».

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Veltroni: “Niente larghe intese se perdo, resto segretario del Pd”

Posted by agenziabarabc su marzo 30, 2008

“Nessun inciucio, chi vince governa. Poi, insieme, le riforme”
Bonaiuti (Pdl): “Abbiamo la vittoria in mano, il resto è disinformazione”

Walter Veltroni

ROMA – “Nessun inciucio, niente larghe intese, chi vince governa. Poi, le riforme istituzionali si fanno insieme”. Acclamato dai suoi sostenitori, Walter Veltroni visita un gazebo, uno dei tanti allestiti in tutta Italia per il Democratic Day, e smentisce le affermazioni di Newsweek. Ovvero che per l’Italia l’unica speranza di “salvarsi” sarebbe un governo in comune Pdl-Pd. “Veltrusconi”, titola il settimanale americano, che piazza in copertina un volto realizzato con le facce dei due candidati, entrambi intervistati.
Ma “chi vince, governa, niente intese né coalizioni” lo dice pure Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, aggiungendo: “Il Pdl è saldamente in testa a Camera e Senato, tutto il resto è disinformazione di sinistra”. E se gli organizzatori del D-Day esultano perché “sono stati contattati 6 milioni di cittadini”, un milione di romani invece riceverà presto un dossier con prefazione a firma di Silvio Berlusconi e rassegna dei “disastri” compiuti, a suo giudizio, da Veltroni e Rutelli come sindaci della capitale.

Veltroni: “Niente larghe intese. Partita più che mai aperta”. Quello delle larghe intese, insiste il leader del Pd, “è un tema che non esiste”. E se, una volta al governo, “le riforme istituzionali si fanno di concerto”, questo è tutt’altro da un governo insieme. “Nessun inciucio. Non esiste alcuna grande coalizione”. Quanto al risultato del voto, a Veltroni non manca la fiducia. “Una settimana fa avrei detto che la partita è aperta, adesso dico che è più che mai aperta. Sono assolutamente ottimista. Sono loro che parlano di pareggio”. Sostiene, anzi, che il risultato al Senato non sarà in bilico e che il Pd possa vincere sia a Montecitorio che a Palazzo Madama. “Nel Paese c’è la convinzione crescente che si possa veramente cambiare, nonostante una legge elettorale folle. Ci saranno sorprese”.


“Se sconfitto non mi farò da parte”. Veltroni promette: anche in caso di disfatta elettorale “continuerò ad assolvere l’impegno, preso con tre milioni e mezzo di persone, di fare un grande partito, finché non potrà essere superato da una scadenza analoga”. Cioè finchè non ci saranno nuove primarie a eleggere un altro segretario.

“Serve leadership seria e responsabile”. Veltroni ribadisce che non risponderà agli insulti o agli attacchi di Berlusconi su stalinismo, brogli e simili. Ma al Cavaliere spedisce più di una stoccata: “L’Italia ha bisogno di una leadership europea, responsabile e seria, gente che non faccia le corna nelle foto con i capi di Stato”. Quanto ai suoi rapporti con Berlusconi, aggiunge (senza farne esplicitamente il nome): “Mi dà fastidio la doppiezza di certi uomini politici. Il mio principale avversario, durante la discussione sulle riforme, parlava di me come se fossi Giolitti. Ora che c’è la campagna elettorale dice quanto di peggio possibile. I miei sono giudizi politici, mai personali. Questa è quella parte trash della vita politica che io non frequento”. Una critica pesante anche sulle parole del Cavaliere sulla Cei. “Diversamente dal mio principale avversario io rispetto quello che pensa la Cei e non mi permetterei mai di affermare che quello che pensa questo o quell’esponente della Cei è riferibile a mie posizioni. Si tratta di un fatto di elementare rispetto e rigore istituzionale”.

“D-Day, un successo”. Intanto il Pd ha richiamato in piazza il popolo delle primarie per dare “l’ultima spinta”, come l’ha definita Veltroni, verso le elezioni. “Da molti anni in Italia non si vedeva una mobilitazione elettorale di tali proporzioni” commenta in serata Ermete Realacci, responsabile comunicazione del partito. Secondo i dati diffusi dal Pd, sono stati contattati più di 6 milioni di cittadini e “reclutati” un milione e duecentomila volontari pronti a impegnarsi nella fase finale della campagna elettorale.

Berlusconi contro Veltroni. “E’ un affabulatore, ma il grande spettacolo che sta mettendo in scena è finito” dice il Cavaliere nell’intervista a Newsweek. “Gli italiani hanno capito che in Italia ci sono due sinistre. Che la sinistra significa 67 nuove tasse, una pressione fiscale più alta, frontiere aperte con un crollo della sicurezza, la tragedia dei rifiuti di Napoli e lo stop” ai cantieri “dei lavori pubblici. Questi sono i fatti della sinistra. Poi ci sono le belle parole e le promesse e quella è la sinistra di Veltroni”.

“L’antiberlusconismo è finito”. “La sinistra ha semplicemente imparato che usare questo approccio era un boomerang – ha detto Berlusconi a Newsweek. Gli italiani mi conoscono per quello che sono e per quello che ho fatto. Dopo cinque anni di governo Berlusconi sanno che non possono pensare a qualcuno più liberale di me. Guardando le televisioni e leggendo i giornali che sono di proprietà della mia famiglia, sanno che non c’è mai stato un attacco contro la sinistra. Vedono che sono l’editore più liberale. Io credo che gli attacchi radicali creino rifiuto; la sinistra ha capito che non è più conveniente continuare così”.

Il Cavaliere e i “disastri” di Roma. E’ un libro fotografico – 96 pagine – in cinque capitoli, dal titolo “C’era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni. L’eredità della sinistra”. Ed è Berlusconi a scrivere le quattro pagine dell’introduzione. “La sinistra ha costruito una città egoista”, si legge, prima di un elenco dei “numeri del fallimento della sinistra” che dimostrerebbero “non il ‘modello Roma’ ma il ‘disastro Roma’”. A giorni il volume sarà spedito a un milione di romani.

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Berlusconi e Veltroni pronti al confronto televisivo

Posted by agenziabarabc su marzo 21, 2008

Sono disponibile ad un confronto con Silvio Berlusconi”. Lo ha detto Walter Veltroni a margine dell’intervista alle Invasioni Barbariche, replicando cosi’ alla dichiarazione del leader del Popolo delle Liberta’ che si e’ detto anche lui pronto al confronto.

“Io sono disponibile – ha spiegato Veltroni – me lo hanno chiesto in tante trasmissioni televisive e io ho sempre detto di si’. La televisione di Berlusconi mi ha detto di metterlo per iscritto e io l’ho fatto”.

Alla domanda quando si fara’ il confronto, Veltroni ha replicato: “non domattina, ma nei prossimi giorni. Per me sara’ un piacere farlo”.

Berlusconi
“Sono assolutamente disponibile ad un confronto televisivo con Walter Veltroni anche perche’ sono convinto di avere argomenti e fatti contro le parole”. Lo ha detto Silvio Berlusconi ai microfoni di Sky TG24.

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Pensioni, Fini attacca Veltroni

Posted by agenziabarabc su marzo 19, 2008

“Lui la prende”, “Va in beneficenza”

Dopo la proposta di Veltroni di ridurre gli stipendi dei parlamentari, Fini ha alzato il tiro accusando il leader del Pd di essere un ipocrita perché prende 5.216 euro di pensione. Risponde il leader democratico: “Ho chiesto di non averla ma non era possibile, così con quei soldi ho fatto del bene al prossimo’. Le bordate sono arrivate un po’ da tutti. Per la Sinistra Arcobaleno è demagogia, per Casini: “una colossale presa in giro”.

Alla fine della sua prima giornata in Piemonte, il candidato premier del Pd aveva lanciato l’idea di dare un taglio all’indennita’ dei parlamentari, come segno ”di sobrieta”’. ”Se dobbiamo tirare la cinghia – ha detto – dobbiamo farlo tutti insieme. Non va bene che in Italia ci siano i salari piu’ bassi e gli stipendi dei parlamentari piu’ alti d’Europa”. Tagliente la risposta di Fini, da ‘Porta a Porta’: ”Mi indigno, e vado fuori dal politically correct, se penso che Veltroni e’ un pensionato di 52 anni che prende 5.216 euro netti di pensione”. Magari ”dira’ che li manda in Africa – ironizza il leader di An – ma non puo’ dichiarare cose cosi’, ipocrite. Il suo e’ un caso emblematico di faccia tosta”.

A meta’ del suo tour elettorale nelle province italiane, Veltroni risponde immediatamente, venendo meno alla linea di non replicare agli attacchi: ”Ho usato i soldi delle mie pensioni per fare del bene al prossimo”. Il leader del Pd afferma di aver cercato di rinunciare al vitalizio, ”ma non si poteva. Allora ho fatto una cosa: ho speso i soldi delle mie pensioni per le cause in cui credo”. Il numero uno di An, dice insomma, ”ha perso un’occasione per stare zitto”. Poi Veltroni rientra nel clima di ‘fair play’ politico e chiosa: ”Potrei dire molte cose sullo stile di vita di molti leader del centrodestra, ma non lo faro’. Dico soltanto che quei soldi li ho usati per fare del bene al prossimo”.

Spiegazione tardiva, insiste Fini: ”Se Veltroni, prima di avanzare la sua proposta, avesse premesso di essere un cinquantaduenne che percepisce 5.216 euro di pensione nette, non avrei detto nulla. Ma questa sua risposta dimostra che l’ho preso col sorcio in bocca”.

Ma le bordate contro la proposta di Veltroni sono arrivate per tutta la giornata, dai ‘nemici’ e dagli ex alleati. Solo propaganda, demagogia da campagna elettorale, e’ la linea della Sinistra Arcobaleno. ”Meglio tardi che mai”, dice Cesare Salvi, di Sinistra democratica, mentre Giovanni Russo Spena invita Veltroni a non usare la questione come ”una bandiera populista. I costi della politica sono un problema serio su cui abbiamo incontrato l’opposizione ferrea di esponenti dell’attuale Pd”.

Il no dei parlamentari del Pd a ritoccare gli stipendi e’ anche il cavallo di battaglia della critica di Pier Ferdinando Casini che liquida la proposta come ”una colossale presa in giro”. Per il candidato premier dell’Udc, ”i parlamentari del centrosinistra evidentemente erano distratti” quando ”difesero l’indennita”’.

Di proposta ridicola parla anche Daniela Santanche’, in corsa per Palazzo Chigi per La Destra. ”Se vogliamo giocare al ribasso, allora equipariamo l’indennita’ allo stipendio medio degli italiani, 1.000-1.200 euro al mese”. Fanno quadrato intorno al loro leader i parlamentari del Pd, che rivendicano i risultati ottenuti dal governo Prodi e a Fini replicano che, contando anche lo stipendio da sindaco di Roma, Veltroni guadagna comunque ”circa la meta’ di quanto ha percepito per anni Fini come parlamentare, vicepremier e ministro”.

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