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Obama chiama Silvio,AMMUTANDO CHI CREDEVA TI FAR SCATURIRE UNA LUNGA POLEMICA…

Posted by agenziabarabc su novembre 8, 2008

Subito dopo la sua prima conferenza stampa a Chicago, il Presidente eletto degli USA Barak Obama telefona a Berlusconi.”Telefonata lunga e cordiale” secondo una nota della Presidenza del Consiglio.

Chiusa ogni polemica per la battuta di Berlusconi sull’abbronzatura del nuovo presidente degli Stati Uniti. Polemica che l’opposizione ha cercato di alimentare anche sottolineando la mancata telefonata di Obama al premier nel suo primo giro di telefonate internazionali avvenuto nella mattinata di ieri, offensiva disinnescata subito dal Cav precisando che il ritardo era dovuto al suo impegno nel vertice di Mosca. Secondo una nota di Palazzo Chigi la conversazione è durata circa una ventina di minuti e si è svolta in un clima cordiale a dimostrazione che da parte di Obama non c’è alcun risentimento per la battuta sulla sua abbronzatura e, anzi, sono stati confermati la stretta amicizia e la collaborazione fra Italia e Stati Uniti. Dunque la preoccupazione, che aleggiava soprattutto negli ambienti dell’opposizione, di una incrinatura dei rapporti fra i due Paesi è stata definitivamente stroncata e i vertici del Pdl non si sono fatti sfuggire l’occasione per lanciare accuse di “provincialismo” all’indirizzo del Pd. Così Fabrizio Cicchitto, capogruppo Pdl alla Camera: “La telefonata di Obama a Berlusconi dimostra che Veltroni e compagni hanno perso un’occasione per tacere ed evitare di essere insieme astiosi e ridicoli.”
La chiosa sul caso viene affidata al portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone: “Il piccolo circo propagandistico che avevano messo in piedi deve tristemente chiudere i battenti. Veltroni e il Pd non sanno più che pesci prendere.” E questo ormai appare chiaro a tutti.

FONTE

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FABRI FIBRA CERCAVA L’UOMO DELLE MEZZE VERITA WALTER VELTRONI

Posted by agenziabarabc su ottobre 23, 2008

valter

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La scuola si conferma il terreno scelto dalla sinistra per attaccare il governo Berlusconi, l’ultima spiaggia per cercare di mettere in difficoltà chi sta bene governando.

La loro tattica rimane la solita: spacciare falsità a ripetizione, obbligando noi e il governo a cercare di smentirle: occupare le scuole e cercare di allargare la protesta portando oltre la legalità le iniziative di protesta, allo scopo di cercare l’attenzione dei media e di provocare ulteriore confusione. Da ultimo rifugiarsi nel vittimismo se il premier Berlusconi dichiara di voler tutelare la libertà di quanti vogliono continuare a studiare e a lavorare in pace oppure se i carabinieri respingono una manifestazione non autorizzata prima che blocchi una stazione ferroviaria, come avvenuto due giorni fa a Milano. Politicizzazione, falsità, vittimismo: la tattica della sinistra non cambia mai.

E’ necessario reagire, con la forza della verità. Per questo mettiamo a tua disposizione in www.ilpopolodellaliberta.it le slide con i dati presentati nella conferenza stampa di ieri dal presidente Berlusconi e dal ministro Gelmini. Altra documentazione per confutare le menzogne della sinistra le trovi in www.governoberlusconi.it. Infine, ti segnalo alcune iniziative spontanee sorte on line in questi giorni: il sito www.forzagelmini.com e la petizione a sostegno del maestro unico o prevalente, che trovi qui: http://firmiamo.it/perilmaestrounico.

Grazie per il tuo impegno a sostegno della verità e del cambiamento necessario se non vogliamo che la scuola faccia la stessa fine che stava per fare Alitalia: fare fallimento.

Cordialmente,
on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL

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La sinistra scuola delle falsità

Posted by agenziabarabc su ottobre 17, 2008

Questa settimana la sinistra ha intensificato il suo attacco contro le misure per cambiare la scuola introdotte dal nostro governo. Il metodo è sempre lo stesso: ci attribuiscono intenzioni che non abbiamo (abolizione tempo pieno e bimbi a casa alle 12.30, licenziamento insegnanti, riduzione insegnanti di sostegno, ecc.), le spacciano per realtà per terrorizzare le famiglie e le usano per mobilitare la “tradizionale” massa di manovra composta degli studenti delle superiori e delle università. E quando, l’anno prossimo, si vedrà che il tempo pieno è rimasto, che è stato potenziato grazie alla redistribuzione degli insegnanti, che nessuno è stato licenziato e che i posti di sostegno sono gli stessi, diranno che è merito loro e della loro battaglia contro il governo e si inventeranno qualcosa d’altro per continuare a usare la scuola come campo di battaglia politica.

Cercano di recuperare a scuola il consenso che non hanno più nel Paese, con o gni mezzo. Da qui  l’accusa di essere razzisti, dopo la mozione approvata alla Camera a proposito delle classi di inserimento per far imparare l’italiano ai bambini stranieri prima di includerli nelle classi ordinarie. Su questo punto ti invito a leggere gli approfondimenti che trovi in www.governoberlusconi.it e in www.ilpopolodellaliberta.it. Sono una serie di misure di buon senso, già in vigore per esempio in Germania, Francia e Spagna e che tutelano in primo luogo i bambini: eppure la sinistra e i media compiacenti le hanno usate per polemiche e accuse infamanti.

Tutto questo avviene nei giorni in cui il nostro premier Berlusconi e il ministro Tremonti confermano il ritrovato ruolo guida dell’Italia in Europa e nel rapporto con gli USA. Lo hanno dimostrato i risultati delle conferenze internazionali degli ultimi otto giorni.
Autorevole sulla scena internazionale nella scelta delle misure condivise per fronteggiare la crisi finanziaria globale, sul fronte interno il governo ha predisposto in una settimana due decreti legge per tutelare i risparmi delle famiglie, l’attività delle imprese grandi e piccole, la stabilità del sistema bancario italiano, come puoi leggere in www.ilpopolodellaliberta.it.
In buona sostanza, c’è chi è al lavoro per costruire e chi invece continua solamente a cercare di distruggere. A noi spetta il compito di far capire agli italiani da che parte è giusto stare, per il bene di tutti.

Cordialmente,
on. Antonio Palmieri
responsabile nazionale comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL

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Addio a Walter Silvio studia D’Alema

Posted by agenziabarabc su settembre 30, 2008

Il premier: “Il capo del Pd usa la Cgil, ma la gente è con me”
AUGUSTO MINZOLINI
ROMA
C’è un paradosso che accompagna la coda dell’«affaire» Alitalia. Proprio mentre Walter Veltroni ha rivendicato il proprio impegno nel salvataggio della compagnia di bandiera, cioè ha collaborato alla riuscita di un’impresa fortissimamente voluta da Silvio Berlusconi, i rapporti tra il premier e il leader del Pd hanno raggiunto il livello più basso. Ma, come spesso capita, si tratta di un paradosso solo apparente.

In realtà l’autoesaltazione che Veltroni ha dato del suo ruolo, cui hanno contribuito non poco i media, è un tentativo di coprire quanto è avvenuto: cioè un’operazione politica, fin troppo scoperta, di sminuire la funzione del premier e del suo governo, di non regalargli un altro successo dopo quello sui rifiuti. Al di là delle tante parole spese nella querelle, infatti, un dato è certo: l’accordo che Guglielmo Epifani ha firmato nel week-end era, a parte modifiche davvero secondarie, identico a quello che il segretario della Cgil aveva bocciato la settimana precedente. Per cui in sette giorni solo un elemento è cambiato nella trattativa: il leader del Pd, che pure ha sempre osteggiato l’operazione, si è ritagliato un ruolo, se non di protagonista di co-starring, ha tentato di dimostrare che senza il suo assenso quell’accordo non si sarebbe potuto fare. L’incontro a casa Veltroni tra il presidente della Cai, Colaninno, ed Epifani, oltre ad essere irrituale, serviva a ratificare la regia del capo dell’opposizione.

Così la «variabile» che ha tenuto con il fiato sospeso il Paese e i lavoratori dell’Alitalia è stata solo frutto di tatticismo. Un episodio che il Cavaliere non ha proprio digerito: «Qualcuno – continua a ripetere in privato – ha usato la Cgil a fini politici infischiandosene degli interessi generali e facendo perdere una settimana di tempo al Paese».

Ma poi questa acrobazia politica spericolata è servita davvero al leader dell’opposizione, oppure no? I dubbi non mancano: l’operazione, infatti, ha riofferto l’immagine di una Cgil legata a doppio filo ai suoi referenti politici; ha enfatizzato mediaticamente la vicenda Alitalia di cui il Cavaliere ha un «copyright» che Veltroni non avrebbe mai potuto insidiare. Infine, dopo il «sì» solenne all’accordo, il leader del Pd si è dovuto difendere dagli attacchi di Di Pietro e della sinistra massimalista e per riequilibrare è stato costretto a riaccendere una polemica violenta sulla scuola, sulla costituzionalità del «lodo Alfano» e sui rischi per la democrazia. Andando in rotta di collisione anche con il Capo dello Stato.

C’è stata, quindi, l’ennesima riedizione del Veltroni «ondivago» che, in questo caso, ha penalizzato anche la Cgil. I sondaggi che sono arrivati ieri sulla scrivania del premier sono significativi. Se Mannheimer registra una caduta della fiducia nel sindacato di 19 punti dall’anno scorso indicando un indice del 23%, per quelli di Alessandra Ghisleri (che ha azzeccato le previsioni delle ultime due elezioni politiche) è addirittura al 16%. Interessanti anche i dati su chi per l’opinione pubblica ha avuto il maggior merito nella soluzione della crisi Alitalia: il 49,2% indica in Berlusconi il personaggio chiave, l’1,7% in Veltroni. Comunque, le esternazioni di questi giorni del leader del Pd qualcosa hanno prodotto: l’11,8% degli italiani si è convinto che il merito è del braccio destro del premier, Gianni Letta. L’andamento non cambia se si passa ai partiti: il Pdl è al 42,5% insieme agli alleati al 52,2%; il Pd è fermo al 28% con un Di Pietro al 5,3%.

Insomma, gli umori dell’opinione pubblica dimostrano che l’operazione di «de-berlusconizzazione» del caso Alitalia non è stata molto soddisfacente per il leader del Pd. E i rapporti con il premier sono tornati ai ferri corti. Berlusconi a questo punto è convinto che deve andare avanti per la sua strada. Il tentativo dell’asse Cgil-Pd di arrogarsi una sorta di diritto di veto come su Alitalia non lo preoccupa. «Le minacce di sciopero non mi impressionano – ha spiegato ai suoi -, ho l’opinione pubblica dalla mia parte». Inoltre se su Alitalia il Pd ha ottenuto questi risultati, figurarsi che potrà fare un Veltroni incalzato da Di Pietro sui temi della giustizia. Ecco perché sulla scia del ricorso alla Corte Costituzionale sul Lodo Alfano da parte dei pm di Milano, Berlusconi ha riaperto le ostilità sul fronte giustizia. Ad esempio, è difficile che possa accettare la nomina di Luciano Violante alla Consulta, visto che considera gli equilibri dentro l’organismo tutti spostati a sinistra. Poi, pensa di dare un segnale efficace sul «caro vita» per disinnescare l’autunno: ha chiesto al ministro Scajola un piano per calmierare i prezzi dei beni alimentari di prima necessità da concordare con la grande distribuzione. In ultimo si prepara a perfezionare la struttura di governo con la nomina di Fazio a ministro della Sanità e della Brambilla a ministro per il Turismo.

E il dialogo con l’opposizione? Non lo interessa. Ha le sue ragioni. Intanto Veltroni da qui alle elezioni europee, che per il leader del Pd si sono trasformate in un vero giudizio di Dio, non può permetterselo. E questo lo sanno anche i bambini. Poi c’è un’altra ragione di fondo, che l’«affaire» Alitalia ha reso lampante: la crescente difficoltà per il Pd di recitare una parte nel bipolarismo italiano. Veltroni, infatti, oscilla tra posizioni che il Cavaliere ritiene inaccettabili. Nella testa del leader del Pd, infatti, il «dialogo» è un concetto molto simile alla logica consociativa: su Alitalia, sulla Rai o sulla giustizia l’opposizione si arroga, per dirla in breve, una sorta di diritto di veto, vuole concordare le scelte. Se il governo va avanti lo stesso, il decisionismo nell’immaginario del Pd si trasforma subito in un pericolo per la democrazia: e la polemica parte dal fascismo (è successo quest’estate) per arrivare ai paragoni con Putin. «Veltroni è la parodia – sintetizza uno dei consiglieri del Cavaliere, Fabrizio Cicchitto – dell’ultimo Berlinguer. In quell’occasione finì in tragedia, questa volta diventerà una farsa». Forse l’unico che ha capito, nel suo pragmatismo, che il Pd rischia di fare solo la parte dell’opposizione nel bipolarismo italiano, è D’Alema. Il quale non a caso propone uno scambio per il futuro: Berlusconi al Quirinale e la scelta del modello tedesco che, nei fatti, sarebbe il preludio del superamento degli attuali schieramenti.

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Povera sinistra italiana

Posted by agenziabarabc su settembre 15, 2008

Veltroni:” La destra sta rovinando l’Italia”, e la Stampa titola “Veltroni fa il duro”. Ancora, la sinistra, in genere, ma all’unisono, definisce il delitto di MIlano un delitto razzista. Poche ore e il Giudice dichiara che il delitto non è a sfondo razziale. La sinistra potrebbe pur contare fino a cinque prima di buttarsi, come condor, a strumentalizzare tristi episodi. Ma Veltroni predicatore è davvero divertente. Anzichè fare opposizione, spara sentenze quasi fosse il depositario di verità celate agli altri. Nel più totale vuoto di argomenti pontifica su tutto censurando sempre e soltanto Berlusconi, che, invece, intasca quotidianamente il consenso degli italiani. Qualcuno deve però pur dirglielo che la politica gridata contro Berlusconi ha già fatto fiasco; oppure, il buon Walter, teme che la politica rancorosa e da cortile di Di Pietro, possa fargli ombra. O pensa di essere ancora in campagna elettorale. Dovrebbe, invece, fare semplicemente opposizione, sui temi, sui problemi, non dicendo solo no, no e poi no, alzando il tiro, caricando i giudizi, e evitando gli argomenti, facendo a meno, anche, di giustificare questa posizione apoditticamente contraria. Nessuno gli nega il diritto di fare opposizione. Anzi, io, da centro destra, glielo chiedo in ginocchio. Ma niente, il vuoto mentale coltivato per anni in tutta la sinistra, ha creato una camera stagna nella quale le idee, i contenuti non possono entrare. Del resto se a sinistra Caruso minaccia gambizzazioni, e Di Pietro riesce a spiccare, con il suo amore per la legalità tutto particolare (in Basilicata piazza i segretari provinciali a gestire le ASL, con un sistema peggiore della peggiore DC, di occupazione dei posti di gestione), un problema di livello politico bassissimo deve pur esserci, a sinistra. Ma, nel riconoscere un tratto di generosità assoluto nei confronti del centro destra, e un masochismo di gran livello, a Veltroni e company, ripeto la mia preghiera: almeno provate a fare opposizione, un sistema democratico non può farne senza; vi prego, almeno provateci.

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In Sicilia i democratici rischiano l’estinzione

Posted by agenziabarabc su giugno 18, 2008

Gaetano Mineo
PALERMO In Sicilia, il centrodestra pigliatutto. Conquista le otto Province andate alle urne, strappando così le ultime roccaforti al partito di Veltroni: Siracusa, Enna e Caltanissetta. Stravince in modo particolare alle comunali di Catania e Messina.

Come inaspettate sono state le percentuali dei vincitori: dal 60 a oltre il 75% di preferenze, sfiorando in alcuni casi l’80%. In sostanza, in Sicilia si ha l’impressione di ritornare al famoso 61 a 0 del 2001, quando l’allora Casa delle libertà conquistò nell’Isola tutti i seggi del Parlamento in palio. Dunque, il centrodestra fa il pieno. E se per presidente del Senato, Renato Schifani, il risultato elettorale conferma che nel Paese «è cambiato il vento, ed è cambiato in profondità», per il coordinatore del Pd in Sicilia, Francantonio Genovese, nonché candidato sconfitto a sindaco di Messina, il dato «è sconfortante». A dire il vero, non si sono registrate tante reazioni al voto da parte degli esponenti del partito di Veltroni che, proprio in Sicilia, «rischia l’estinzione», come sottolinea lo stesso deputato alla Camera del Pd, Vladimiro Crisafulli.
Al voto sono andati 147 comuni, 40 dei quali con oltre 10 mila abitanti e di cui 23 andranno al ballottaggio del 29 e 30 giugno prossimi. Protagonista, di certo è stato anche l’astensionismo che ha segnato un 9% in meno (55%) di affluenza rispetto alle politiche di aprile. Poi, una curiosità: non ce l’ha fatta al primo turno Vittorio Sgarbi a diventare sindaco di Salemi (Trapani). Il critico d’arte, appoggiato da tre liste (Udc, Dc e la lista civica «Donne e giovani di centro»), infatti, dovrá vedersela al ballottaggio con l’avversario del Pd. Ecco, invece, alcune cifre delle provinciali. A Palermo, il candidato del centrodestra ha avuto il 72,30% contro il 27,70% di quello del centrosinistra. A Catania Pdl-Udc-Mpa ha ottenuto il 77,62% rispetto al 18,6% di Pd-Pdci e Idv.
A Messina ha vinto col 76,01 Pdl-Udc-Mpa lasciando l’avversario Pd-Idv e partito socialista a quota 22% circa. A Trapani Pdl-Mpa-Udc hanno conquistato il 65,79% contro il 30,78% di Pd-Idv. E ancora: ad Agrigento ha vinto il centrodestra con il 67,88%, mentre l’opposizione non ha raggiunto il 15%. A Siracusa il centrodestra ha chiuso a quota 68,55% rispetto al 31,45% degli avversari. A Caltanissetta, il centrodestra ha superato con il 63,50% l’avversario di Pd-Idv rimasto invece a quota 29,82%. Poi c’è il «caso» Enna dove dopo 15 anni il centrodestra col 53,87% andrà a governare.
In merito a una sintetica analisi politica del voto, acclarata la netta sconfitta del partito di Veltroni per il quale già in Sicilia si chiede l’azzeramento dei vertici, c’è da dire che oltre alla confermata supremazia del Partito delle libertà, indubbiamente l’asse Cuffaro-Lombardo è risultato sempre più compatto e forte in Sicilia. E così se da un lato il leader del Mpa Raffaele Lombardo, che è anche presidente della Regione Siciliana, lancia un monito al premier, osservando: «Mi auguro che Berlusconi voglia cogliere il significato di questo successo come una speranza affidata a lui», dall’altro il neo senatore dell’Udc, Salvatore Cuffaro, precisa che ìi dati delle consultazioni «sanciscono un risultato importante per l’Udc che si attesta in Sicilia oltre il 20% e si conferma forza determinante per il centrodestra nell’Isola».

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Veltroni-Berlusconi, l’ultima sfida Il Cavaliere: “Via bolli auto e moto”

Posted by agenziabarabc su aprile 11, 2008

l candidato del Pdl: “Tassa ingiusta, useremo i 4 miliardi di tesoretto”
Alla fine non vuola lasciare lo studio, Mentana costretto a oscurarlo

"Via bolli auto e moto"</B>I due candidati a Matrix

ROMA – Lo stesso studio, una sola poltroncina bianca per il faccia a faccia fra il candidato premier ed Enrico Mentana. Si consuma sotto i riflettori di Matrix, su Canale 5, la sfida finale fra Silvio Berlusconi e Walter Veltroni. Tocca a quest’ultimo, come da sorteggio, la prima parte del programma, in onda per l’occasione in prima serata. Tempi serrati, domande e risposte. Fra il pubblico “due drappelli di tifoserie opposte – dice il giornalista – per applaudire ma non per fare la claque o disapprovare”. Veltroni entusiasta e ottimista, Berlusconi “sconcertato” per “le bugie” e “gli insulti”. Poi rivela la “sorpresa” annunciata nei giorni scorsi: “Aboliremo i bolli di auto e moto”. E’ una giornata segnata dalla presenza costante dei candidati premier in tv. In serata, mentre il segretario del Pd – pure presente ai vari Tg per l’appello finale al voto – chiude la sua campagna elettorale in piazza del Popolo a Roma, il leader del Pdl compare in quattro interviste: al Tg1, per dieci minuti al Tg5, a Otto e mezzo su La7 e, dopo le 23, a Tv7 su RaiUno (seguìto da Veltroni), con il direttore del Tg1 Gianni Riotta.

WALTER VELTRONI A REPUBBLICA TV

Veltroni: “La partita è più che aperta”. Il candidato premier del Pd apre la sfida. Parla di “partita più che aperta”, dei temi più frequentati in campagna elettorale. “Basta col passato e i residui ideologici, in Italia ci si è resi contro che si può cambiare”. Rivendica la novità rappresentata dal Pd, la bellezza del “rischio di prendere decisioni e verificare come si va”. Basta con i “conflitti istituzionali”: attaccare e criticare i presidenti della Repubblica, come Ciampi e Napolitano, “crea una condizione di tensione istituzionale che il paese non si può permettere”.

Le sfide. Salari, stipendi, prezzi, pensioni. Queste le “grandi questioni sociali” da affrontare “ma serve un clima sereno, non assatanato”. Bisogna “tirare fuori l’Italia dalla gabbia di ferro della politica che non fa crescere. l’Italia s’è fermata dal 2001 al 2006, lo dice il rapporto Ocse”. La priorità “è la crescita del pil, far riprendere la domanda interna e fare subito un intervento per aumentare salari e stipendi, che si può fare perché abbiamo 4 miliardi di euro di extragettito che posso essere usati per le detrazioni fiscali”. E “sia meno ideologico” il giudizio sul sindacato: “Anche grazie ad esso, ad esempio, si è sconfitto il terrorismo”. La concertazione va cambiata, “allargata a piccole e medie imprese e artigiani, non più per risanare il debito ma per lo sviluppo”.

Veltroni, l’ultimo round. L’ultimo round per il leader del Pd comincia alla periferia di Roma, nel quartiere Tiburtino III – con lui il supporter d’eccezione Roberto Benigni – e culmina in piazza del Popolo, dove arriva col pullman del viaggio in Italia. In primo piano sul palco solo lui, il tricolore e un interprete che traduce in gesti per i non udenti. Sullo sfondo Francesco Rutelli, Nicola Zingaretti, Marianna Madia. Parterre di scrittori, attori, registi. Sotto la pioggia, in 100 mila ascoltano l’ottimismo e la speranza, “l’autunno dell’Italia può finire domenica”, l’appello a non astenersi dal voto. Le differenze rispetto agli avversari, là i fischi e qui “la parte civile del paese”. La difesa di Totti – criticato dal Cavaliere per il sostegno a Rutelli – e ancora l’Italia, che “va amata e non usata, servita come un onore e con la voglia di cambiare”. E la forza: “Sono stato in 110 province, dovrei essere clinicamente morto. Invece sto benissimo e potrei continuare per altri ottomila comuni”.

Il Cavaliere sconcertato. E’ “sconcertato” Berlusconi quando entra in studio, troppe “bugie” e “insulti” dall’avversario “che mostra un buonismo di facciata e non ha avuto il rispetto di nominarmi mentre io il signor Veltroni lo chiamo per nome e cognome”. Veltroni bugiardo sulla rimonta, “il distacco è invariato”, e sul mancato faccia a faccia in tv, “è impedito dalla legge”. La sinistra? “Se non ci fosse vivremmo tutti meglio, in un paese più sereno e tranquillo”.

La sorpresa: “Via i bolli”. A Matrix il leader del Pdl svela la “sorpresa” della quale parlava da giorni: “Aboliremo i bolli di auto, moto e motorini”. Da una settimana, dice, “faccio i conti con Tremonti. Tasse assurde, solo per le auto 4 miliardi di euro”. “Se quello che dice Veltroni fosse vero, ma non lo è, ci dovrebbero essere 4 miliardi del cosiddetto tesoretto. In quel caso, li useremmo per abolire questa tassa che non ha ragion d’essere. Andremo a vedere”.

I progetti. Una squadra di governo “con persone di esperienza consolidata, il nuovismo è pericoloso”, il taglio “graduale” degli “enti inutili come le province e le comunità montane”. E ancora, detassazione del lavoro straordinario e dei premi di produzione, via l’ici sulla prima casa, “le tasse sulla proprietà non sono giuste”. Quanto alle urgenze del paese, “quello degli anziani è un problema più grave di quello dei precari, per questi non ci sono numeri da farne una rtragedia nazionale. L’Italia detiene il record dei contratti a tempo indeterminato, l’87 e qualcosa per cento rispetto a quelli a tempo determinato”.

E non vuole lasciare lo studio. Al termine dei 45 minuti previsti, Mentana saluta Berlusconi. La telecamera stacca su un pannello che riproduce i fac simile delle schede. Il Cavaliere vorrebbe far vedere come si vota, per evitare l’annullamento. “No, presidente, per favore, non si può”, gli dice Mentana, che quasi lo sospinge per un braccio, prima che si oscurino le telecamere.

Il Cavaliere e il Tg5. Doppia ospitalità per Berlusconi a Canale 5. Prima di Matrix, il Cavaliere sta dieci minuti in studio al Tg5 delle 20. Parla delle “difficoltà” che il suo governo dovrà affrontare, di Prodi che “in due anni ha solo aumentato la pressione fiscale mentre noi la diminuiremo”, del Pd che “è l’ultimo tentativo di trasformismo” del Pci. Promette: “Lavoreremo duro ma serve una vasta maggioranza per prendere decisioni impopolari e trasformare progetti in cose concrete”. Da registrare anche il servizio del Tg1 delle 20: la giornalista Susanna Petruni, per fare il punto sulla giornata del leader del Pdl e lanciare una sua intervista registrata, sceglie come cornice un gruppo di giovani supporter di Berlusconi, fra applausi e tifo da stadio.

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Berlusconi: «Walter è bugiardo, non fate i grulli» Veltroni: «Il leader Pdl è inadatto a governare»

Posted by agenziabarabc su aprile 10, 2008

ROMA (10 aprile) – «Io non credo che gli italiani saranno così grulli da cadere in questo tranello» ha detto stasera Silvio Berlusconi sotto l’Arco di Costantino, a Roma, durante il comizio finale del Pdl, riferendosi alla possibilità che gli italiani votino il leader del Pd, Walter Veltroni. Il Cavaliere ha accusato l’ex sindaco di Roma non solo di «vergognarsi» del suo passato da comunista, ma anche di essere un «bugiardo professionista. Veltroni ora arriva a negare di essere mai stato comunista e vuole qualificarsi persino come liberale. Non credo che ci possano essere italiani così grulli a cadere in un tranello di questo genere. Veltroni ieri sera ha detto una cosa su cui sono d’accordo, cioè di fare il test anche ai candidati premier. Io non avrei nessun problema, perché io sono Berlusconi e credo davvero di essere Berlusconi. Veltroni probabilmente qualche problemino ce l’avrebbe… Veltroni infatti non si ricorda nemmeno il nome del suo avversario, che sono io, non si ricorda di essere stato nella federazione dei Giovani comunisti, di essere stato il segretario nazionale dei Ds e il direttore dell’Unità, e non si ricorda nemmeno che al governo ci sono ancora loro, perché critica il governo come se fosse all’opposizione. «Ma davvero pensiamo di consegnare il Paese, con tutti i disastri a cui dovremo porre rimedio, a chi si vergogna del suo curriculum?».

«Mai offerto un ministero a Di Pietro». Berlusconi sostiene che Veltroni ha detto moltissime cose non vere su di lui, tra cui il fatto di aver offerto il ministero della Giustizia ad Antonio Di Pietro: «Non è vero. Io avevo intenzione di offrire un posto a Di Pietro, ma prima di sapere il numero di persone che aveva sbattuto in galera. Io mi picco di conoscere gli uomini, per la verità conosco meglio le donne… Ma quando ho incontrato Di Pietro ho capito che non era un uomo che poteva stare al governo. Non ho offerto a Di Pietro di fare il ministro della Giustizia. Meno male, Dio aveva la mano sulla mia testa quel giorno».

Appello al “voto utile”. Anche nel comizio finale davanti all’arco di Costantino, Berlusconi rinnova l’appello al “voto utile”: «Tutti i sondaggi, da qualunque agenzia fatti – afferma – dicono che è improbabile che i piccoli partiti tocchino alla Camera la soglia del 4%, ma è certo che al Senato non supereranno quella dell’8%. Chi li votasse disperderebbe il voto senza risultati concreti e lunedì sera avrebbe il rimpianto, anzi il rimorso di aver fatto danno al Pdl, l’unico partito che può vincere, e di aver fatto il gioco di Walter Veltroni, leader di quella sinistra che continua a sgovernare il Paese».

«Pensioni da adeguare al costo della vita». «Se il Pdl vincerà le elezioni aumenteremo le pensioni minime adeguandole al costo della vita e lo faremo subito, dal primo Cdm»: ha assicurato il leader del Pdl durante il comizio.

«Sono alto 1,71 e porto i tacchi». «Per avere realizzato il piano casa, invidio Amintore Fanfani – dice Berlusconi – che, tra l’altro, era pure più basso di me… Ma sia ben chiaro: io sono alto 1,71 come risulta dalla visita militare. Poi, porto i tacchi: ma perché, voi non li portate?».

«Andate e convertite le genti!». Con questa esortazione dal tono evangelico Berlusconi ha chiuso il comizio davanti al Colosseo, dopo aver scherzato con i simpatizzanti accorsi e prima che dagli altoparlanti diffondessero la canzone “Meno male che Silvio c’è”. «Andate a votare – ha concluso Berlusconi – e ripetete con noi: rialzati Italia! Rialzati Italia!».

Veltroni: sono ottimista con la ragione e con il cuore». «Sono ottimista, non solo perchè ho il dovere di esserlo ma anche perchè ho visto questo Paese. Sono ottimista con la ragione e sono ottimista con il cuore – ha detto Veltroni prima del comizio di stasera in piazza Duomo, a Milano – Ringrazio i centomila presenti che per me hanno un sapore del tutto particolare come i centomila di Napoli. Sono pronto a ricominciare il giro di tutte le province italiane, l’Italia è un Paese bellissimo che si deve amare di più. Queste piazze dimostrano che c’è una vera voglia di politica e di partecipazione, altro che antipolitica».

«Berlusconi è inadatto a governare il Paese – aveva detto in giornata Veltroni – Berlusconi è un uomo che attacca tutti i giorni le istituzioni. Un uomo che ogni giorno riversa odio sui suoi avversari e fa dichiarazioni che non fanno altro che creare divisioni. E’ arrivato a chiedere le dimissioni del presidente della Repubblica e ad attaccare Carlo Azeglio Ciampi, nega la possibilità di avere ciò che sarebbe naturale, e cioè una dialettica tra maggioranza e opposizione. Non è questa la novità e la serenità di cui ha bisogno l’Italia. Il nostro Paese ha bisogno come non mai di girare pagina e imboccare una strada di serenità, rigore, e di un nuovo prestigio internazionale. Se leggete le pagine dei giornali stranieri in questi giorni, c’è lo spavento all’idea che si possa riprodurre il passato, con i risultati che si sono visti».

«Prodi ha risanato, Berlusconi ha bloccato il Paese». «Romano Prodi ha governato l’Italia per quattro anni: nel primo ciclo è riuscito a portarla in Europa e nel secondo è riuscito a risanare una condizione finanziaria trovata nella maniera che sappiamo dall’eredità del centro-destra – dice Veltroni – Inveceil mio principale avversario ha governato per sei anni, un periodo molto più lungo, quindi quando si fa il bilancio di questi 15 anni, bisogna ricordare questo. Come dice l’Ocse, l’Italia si è fermata tra il 2001 e il 2006, gli anni in cui ha governato la destra: c’è stato un blocco della crescita e una situazione finanziaria devastante».

«Era normale essere nella Fgci senza essere comunisti». «In questi anni è stato difficile far capire cosa voleva dire essere nella Fgci e dire che non ero comunista – dice Veltroni – Ma per chi ha vissuto quegli anni è una cosa comprensibile. Nel Pci c’erano Pasolini, Calvino, non erano comunisti, ma erano animati da desideri di giustizia sociale, affascinati da una personalità come Berlinguer. Io, per esempio, ero affascinato dal Berlinguer che rompeva con l’Unione sovietica. Per questo ci si ritrovò in quella casa. Poi per ognuno il destino è stato diverso. Oggi è un fatto di grande importanza per la democrazia poter dire che tutte e due le dittature che hanno fatto male al Novecento, il fascismo e il comunismo, non ci sono più».

Storace: ha ragione Daniela Santanchè, Veltroni rappresenta lo schifo. «Ecco tre buoni motivi – dice il leader di La Destra – Primo: è un bugiardo, doveva andare in Africa e si è sottratto anche alla sue dichiarazioni, fortunatamente le tribù africane stanno festeggiando il fatto che Veltroni in Africa non ci va più. Secondo: Roma è precipitata nel degrado, dal centro storico alla periferia, non c’è più un cittadino contento nella capitale. Terzo: è un uomo spietato, cinico e calcolatore, anche se sicuramente non è un requisito che alberga solo a sinistra».

Bertinotti: Sinistra Arcobaleno cuneo contro la grande coalizione. «Il voto alla Sinistra Arcobaleno è molto importante come cuneo contro la grande coalizione» ha detto il candidato premier della Sinistra/Arcobaleno, Fausto Bertinotti, parlando a piazza Navona, a Roma, dal palco della manifestazione di chiusura della sua campagna elettorale. Bertinotti ha sottolineato come gli attacchi alla sinistra da parte delle forze politiche della destra siano mirati, perché «vogliono tornare indietro, dire che la Repubblica italiana non c’è più, che non ci sono più i suoi valori, quelli che sono alla base della sua nascita e non c’è la sinistra, che è quella che più interpreta quei valori. La sinistra è il collegamento tra le domande della società e le istituzioni. Vogliono cancellare la sinistra, quindi il voto a noi è importante anche come cuneo contro la grande coalizione».

«Farmi chiamare “compagno” è il senso della mia esistenza». «Io faccio politica ormai da 45 anni e credo di non poter rinunciare a farmi chiamare compagno, è il senso della mia esistenza – dice Bertinotti – Devo però anche dire che io non sono l’uomo di tutte le stagioni e che il nostro obiettivo deve essere un nuovo soggetto politico con un impianto diverso da quello del Pd. La sinistra deve avere una direzione collegiale e non leaderistica». Bertinotti ha anche elogiato la formula dei comizi politici: «Guai a perderli, sono un luogo dove dire noi invece che io, che belli che sono i comizi».

«Dalle urne una nuova sinistra». «Vi voglio tanto bene e vi ringrazio di essere qui. L’invito che vi rivolgo è quello che si diceva una volta: andate per le case e le strade e chiedete un voto alla Sinistra arcobaleno. Un voto per oggi è un investimento per il futuro – dice Bertinotti – Nelle urne nascerà una nuova sinistra arcobaleno, la casa di tutti noi. In bocca al lupo a tutti e alla sinistra».

Casini: Pd e Pdl si scioglieranno dopo il voto. «L’Udc è l’idea di un partito democratico che dovrà sorgere e rafforzarsi e che nulla ha a che fare con i due comitati elettorali che, subito dopo le elezioni, si scioglieranno – ha detto il leader Udc, Pier Ferdinando Casini, durante il suo comizio a Lamezia Terme – Hanno cercato di uccidere un partito nuovo, un partito che stava nascendo. Oggi, a 24 ore dalla fine della campagna elettorale vi dico che noi saremo determinanti in Parlamento. Se Berlusconi dopo le elezioni non avrà la capacità di governare che se ne torni ad Arcore. Stessa cosa per Veltroni, torni a Roma. Queste elezioni per noi sono la prova generale».

«Chi vota Berlusconi consegna alla Lega il futuro del Paese. «Chi vota Berlusconi vota uno e prende due, perché quel legame è indissolubile – dice Casini – La Calabria non è un problema per l’Italia, ma deve essere una risorsa per il Paese. L’Italia è unita, l’Italia è una. Non si può fare una Lega al nord ed una Lega al sud. Non è possibile prendere i voti al sud parlando male del nord e i voti al nord parlando male del sud. Questo è pacchiano».

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Veltroni: “Niente larghe intese se perdo, resto segretario del Pd”

Posted by agenziabarabc su marzo 30, 2008

“Nessun inciucio, chi vince governa. Poi, insieme, le riforme”
Bonaiuti (Pdl): “Abbiamo la vittoria in mano, il resto è disinformazione”

Walter Veltroni

ROMA – “Nessun inciucio, niente larghe intese, chi vince governa. Poi, le riforme istituzionali si fanno insieme”. Acclamato dai suoi sostenitori, Walter Veltroni visita un gazebo, uno dei tanti allestiti in tutta Italia per il Democratic Day, e smentisce le affermazioni di Newsweek. Ovvero che per l’Italia l’unica speranza di “salvarsi” sarebbe un governo in comune Pdl-Pd. “Veltrusconi”, titola il settimanale americano, che piazza in copertina un volto realizzato con le facce dei due candidati, entrambi intervistati.
Ma “chi vince, governa, niente intese né coalizioni” lo dice pure Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, aggiungendo: “Il Pdl è saldamente in testa a Camera e Senato, tutto il resto è disinformazione di sinistra”. E se gli organizzatori del D-Day esultano perché “sono stati contattati 6 milioni di cittadini”, un milione di romani invece riceverà presto un dossier con prefazione a firma di Silvio Berlusconi e rassegna dei “disastri” compiuti, a suo giudizio, da Veltroni e Rutelli come sindaci della capitale.

Veltroni: “Niente larghe intese. Partita più che mai aperta”. Quello delle larghe intese, insiste il leader del Pd, “è un tema che non esiste”. E se, una volta al governo, “le riforme istituzionali si fanno di concerto”, questo è tutt’altro da un governo insieme. “Nessun inciucio. Non esiste alcuna grande coalizione”. Quanto al risultato del voto, a Veltroni non manca la fiducia. “Una settimana fa avrei detto che la partita è aperta, adesso dico che è più che mai aperta. Sono assolutamente ottimista. Sono loro che parlano di pareggio”. Sostiene, anzi, che il risultato al Senato non sarà in bilico e che il Pd possa vincere sia a Montecitorio che a Palazzo Madama. “Nel Paese c’è la convinzione crescente che si possa veramente cambiare, nonostante una legge elettorale folle. Ci saranno sorprese”.


“Se sconfitto non mi farò da parte”. Veltroni promette: anche in caso di disfatta elettorale “continuerò ad assolvere l’impegno, preso con tre milioni e mezzo di persone, di fare un grande partito, finché non potrà essere superato da una scadenza analoga”. Cioè finchè non ci saranno nuove primarie a eleggere un altro segretario.

“Serve leadership seria e responsabile”. Veltroni ribadisce che non risponderà agli insulti o agli attacchi di Berlusconi su stalinismo, brogli e simili. Ma al Cavaliere spedisce più di una stoccata: “L’Italia ha bisogno di una leadership europea, responsabile e seria, gente che non faccia le corna nelle foto con i capi di Stato”. Quanto ai suoi rapporti con Berlusconi, aggiunge (senza farne esplicitamente il nome): “Mi dà fastidio la doppiezza di certi uomini politici. Il mio principale avversario, durante la discussione sulle riforme, parlava di me come se fossi Giolitti. Ora che c’è la campagna elettorale dice quanto di peggio possibile. I miei sono giudizi politici, mai personali. Questa è quella parte trash della vita politica che io non frequento”. Una critica pesante anche sulle parole del Cavaliere sulla Cei. “Diversamente dal mio principale avversario io rispetto quello che pensa la Cei e non mi permetterei mai di affermare che quello che pensa questo o quell’esponente della Cei è riferibile a mie posizioni. Si tratta di un fatto di elementare rispetto e rigore istituzionale”.

“D-Day, un successo”. Intanto il Pd ha richiamato in piazza il popolo delle primarie per dare “l’ultima spinta”, come l’ha definita Veltroni, verso le elezioni. “Da molti anni in Italia non si vedeva una mobilitazione elettorale di tali proporzioni” commenta in serata Ermete Realacci, responsabile comunicazione del partito. Secondo i dati diffusi dal Pd, sono stati contattati più di 6 milioni di cittadini e “reclutati” un milione e duecentomila volontari pronti a impegnarsi nella fase finale della campagna elettorale.

Berlusconi contro Veltroni. “E’ un affabulatore, ma il grande spettacolo che sta mettendo in scena è finito” dice il Cavaliere nell’intervista a Newsweek. “Gli italiani hanno capito che in Italia ci sono due sinistre. Che la sinistra significa 67 nuove tasse, una pressione fiscale più alta, frontiere aperte con un crollo della sicurezza, la tragedia dei rifiuti di Napoli e lo stop” ai cantieri “dei lavori pubblici. Questi sono i fatti della sinistra. Poi ci sono le belle parole e le promesse e quella è la sinistra di Veltroni”.

“L’antiberlusconismo è finito”. “La sinistra ha semplicemente imparato che usare questo approccio era un boomerang – ha detto Berlusconi a Newsweek. Gli italiani mi conoscono per quello che sono e per quello che ho fatto. Dopo cinque anni di governo Berlusconi sanno che non possono pensare a qualcuno più liberale di me. Guardando le televisioni e leggendo i giornali che sono di proprietà della mia famiglia, sanno che non c’è mai stato un attacco contro la sinistra. Vedono che sono l’editore più liberale. Io credo che gli attacchi radicali creino rifiuto; la sinistra ha capito che non è più conveniente continuare così”.

Il Cavaliere e i “disastri” di Roma. E’ un libro fotografico – 96 pagine – in cinque capitoli, dal titolo “C’era una volta il modello Roma di Rutelli e Veltroni. L’eredità della sinistra”. Ed è Berlusconi a scrivere le quattro pagine dell’introduzione. “La sinistra ha costruito una città egoista”, si legge, prima di un elenco dei “numeri del fallimento della sinistra” che dimostrerebbero “non il ‘modello Roma’ ma il ‘disastro Roma’”. A giorni il volume sarà spedito a un milione di romani.

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Pensioni, Fini attacca Veltroni

Posted by agenziabarabc su marzo 19, 2008

“Lui la prende”, “Va in beneficenza”

Dopo la proposta di Veltroni di ridurre gli stipendi dei parlamentari, Fini ha alzato il tiro accusando il leader del Pd di essere un ipocrita perché prende 5.216 euro di pensione. Risponde il leader democratico: “Ho chiesto di non averla ma non era possibile, così con quei soldi ho fatto del bene al prossimo’. Le bordate sono arrivate un po’ da tutti. Per la Sinistra Arcobaleno è demagogia, per Casini: “una colossale presa in giro”.

Alla fine della sua prima giornata in Piemonte, il candidato premier del Pd aveva lanciato l’idea di dare un taglio all’indennita’ dei parlamentari, come segno ”di sobrieta”’. ”Se dobbiamo tirare la cinghia – ha detto – dobbiamo farlo tutti insieme. Non va bene che in Italia ci siano i salari piu’ bassi e gli stipendi dei parlamentari piu’ alti d’Europa”. Tagliente la risposta di Fini, da ‘Porta a Porta’: ”Mi indigno, e vado fuori dal politically correct, se penso che Veltroni e’ un pensionato di 52 anni che prende 5.216 euro netti di pensione”. Magari ”dira’ che li manda in Africa – ironizza il leader di An – ma non puo’ dichiarare cose cosi’, ipocrite. Il suo e’ un caso emblematico di faccia tosta”.

A meta’ del suo tour elettorale nelle province italiane, Veltroni risponde immediatamente, venendo meno alla linea di non replicare agli attacchi: ”Ho usato i soldi delle mie pensioni per fare del bene al prossimo”. Il leader del Pd afferma di aver cercato di rinunciare al vitalizio, ”ma non si poteva. Allora ho fatto una cosa: ho speso i soldi delle mie pensioni per le cause in cui credo”. Il numero uno di An, dice insomma, ”ha perso un’occasione per stare zitto”. Poi Veltroni rientra nel clima di ‘fair play’ politico e chiosa: ”Potrei dire molte cose sullo stile di vita di molti leader del centrodestra, ma non lo faro’. Dico soltanto che quei soldi li ho usati per fare del bene al prossimo”.

Spiegazione tardiva, insiste Fini: ”Se Veltroni, prima di avanzare la sua proposta, avesse premesso di essere un cinquantaduenne che percepisce 5.216 euro di pensione nette, non avrei detto nulla. Ma questa sua risposta dimostra che l’ho preso col sorcio in bocca”.

Ma le bordate contro la proposta di Veltroni sono arrivate per tutta la giornata, dai ‘nemici’ e dagli ex alleati. Solo propaganda, demagogia da campagna elettorale, e’ la linea della Sinistra Arcobaleno. ”Meglio tardi che mai”, dice Cesare Salvi, di Sinistra democratica, mentre Giovanni Russo Spena invita Veltroni a non usare la questione come ”una bandiera populista. I costi della politica sono un problema serio su cui abbiamo incontrato l’opposizione ferrea di esponenti dell’attuale Pd”.

Il no dei parlamentari del Pd a ritoccare gli stipendi e’ anche il cavallo di battaglia della critica di Pier Ferdinando Casini che liquida la proposta come ”una colossale presa in giro”. Per il candidato premier dell’Udc, ”i parlamentari del centrosinistra evidentemente erano distratti” quando ”difesero l’indennita”’.

Di proposta ridicola parla anche Daniela Santanche’, in corsa per Palazzo Chigi per La Destra. ”Se vogliamo giocare al ribasso, allora equipariamo l’indennita’ allo stipendio medio degli italiani, 1.000-1.200 euro al mese”. Fanno quadrato intorno al loro leader i parlamentari del Pd, che rivendicano i risultati ottenuti dal governo Prodi e a Fini replicano che, contando anche lo stipendio da sindaco di Roma, Veltroni guadagna comunque ”circa la meta’ di quanto ha percepito per anni Fini come parlamentare, vicepremier e ministro”.

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