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news dal governo in formato mp3

Posted by agenziabarabc su novembre 6, 2008

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FABRI FIBRA CERCAVA L’UOMO DELLE MEZZE VERITA WALTER VELTRONI

Posted by agenziabarabc su ottobre 23, 2008

valter

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La scuola si conferma il terreno scelto dalla sinistra per attaccare il governo Berlusconi, l’ultima spiaggia per cercare di mettere in difficoltà chi sta bene governando.

La loro tattica rimane la solita: spacciare falsità a ripetizione, obbligando noi e il governo a cercare di smentirle: occupare le scuole e cercare di allargare la protesta portando oltre la legalità le iniziative di protesta, allo scopo di cercare l’attenzione dei media e di provocare ulteriore confusione. Da ultimo rifugiarsi nel vittimismo se il premier Berlusconi dichiara di voler tutelare la libertà di quanti vogliono continuare a studiare e a lavorare in pace oppure se i carabinieri respingono una manifestazione non autorizzata prima che blocchi una stazione ferroviaria, come avvenuto due giorni fa a Milano. Politicizzazione, falsità, vittimismo: la tattica della sinistra non cambia mai.

E’ necessario reagire, con la forza della verità. Per questo mettiamo a tua disposizione in www.ilpopolodellaliberta.it le slide con i dati presentati nella conferenza stampa di ieri dal presidente Berlusconi e dal ministro Gelmini. Altra documentazione per confutare le menzogne della sinistra le trovi in www.governoberlusconi.it. Infine, ti segnalo alcune iniziative spontanee sorte on line in questi giorni: il sito www.forzagelmini.com e la petizione a sostegno del maestro unico o prevalente, che trovi qui: http://firmiamo.it/perilmaestrounico.

Grazie per il tuo impegno a sostegno della verità e del cambiamento necessario se non vogliamo che la scuola faccia la stessa fine che stava per fare Alitalia: fare fallimento.

Cordialmente,
on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL

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La sinistra scuola delle falsità

Posted by agenziabarabc su ottobre 17, 2008

Questa settimana la sinistra ha intensificato il suo attacco contro le misure per cambiare la scuola introdotte dal nostro governo. Il metodo è sempre lo stesso: ci attribuiscono intenzioni che non abbiamo (abolizione tempo pieno e bimbi a casa alle 12.30, licenziamento insegnanti, riduzione insegnanti di sostegno, ecc.), le spacciano per realtà per terrorizzare le famiglie e le usano per mobilitare la “tradizionale” massa di manovra composta degli studenti delle superiori e delle università. E quando, l’anno prossimo, si vedrà che il tempo pieno è rimasto, che è stato potenziato grazie alla redistribuzione degli insegnanti, che nessuno è stato licenziato e che i posti di sostegno sono gli stessi, diranno che è merito loro e della loro battaglia contro il governo e si inventeranno qualcosa d’altro per continuare a usare la scuola come campo di battaglia politica.

Cercano di recuperare a scuola il consenso che non hanno più nel Paese, con o gni mezzo. Da qui  l’accusa di essere razzisti, dopo la mozione approvata alla Camera a proposito delle classi di inserimento per far imparare l’italiano ai bambini stranieri prima di includerli nelle classi ordinarie. Su questo punto ti invito a leggere gli approfondimenti che trovi in www.governoberlusconi.it e in www.ilpopolodellaliberta.it. Sono una serie di misure di buon senso, già in vigore per esempio in Germania, Francia e Spagna e che tutelano in primo luogo i bambini: eppure la sinistra e i media compiacenti le hanno usate per polemiche e accuse infamanti.

Tutto questo avviene nei giorni in cui il nostro premier Berlusconi e il ministro Tremonti confermano il ritrovato ruolo guida dell’Italia in Europa e nel rapporto con gli USA. Lo hanno dimostrato i risultati delle conferenze internazionali degli ultimi otto giorni.
Autorevole sulla scena internazionale nella scelta delle misure condivise per fronteggiare la crisi finanziaria globale, sul fronte interno il governo ha predisposto in una settimana due decreti legge per tutelare i risparmi delle famiglie, l’attività delle imprese grandi e piccole, la stabilità del sistema bancario italiano, come puoi leggere in www.ilpopolodellaliberta.it.
In buona sostanza, c’è chi è al lavoro per costruire e chi invece continua solamente a cercare di distruggere. A noi spetta il compito di far capire agli italiani da che parte è giusto stare, per il bene di tutti.

Cordialmente,
on. Antonio Palmieri
responsabile nazionale comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL

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Compleanno Berlusconi/ Su Affaritaliani.it gli auguri di politici e non solo. Le interviste

Posted by agenziabarabc su settembre 29, 2008

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Compleanno Berlusconi/ Su Affaritaliani.it gli auguri di politici e non solo. Le interviste
Lunedí 29.09.2008 09:06
Silvio Berlusconi compie 72 anni. Invia il tuo messaggio di auguri al premier

Politici, di maggioranza e di opposizione, ma non solo. Affaritaliani.it ha intervistato 25 personaggi famosi che inviano il loro messaggio per il 72esimo compleanno del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

ECCOLI IN RIGOROSO ORDINE ALFABETICO

Antonio Baldassarre (presidente emerito della Corte Costituzionale): “Tanti auguri”

Italo Bocchino (vicepresidente vicario del gruppo Pdl alla Camera): “L’augurio è quello di continuare così con il decisionismo di cui l’Italia ha bisogno”

Mario Borghezio (eurodeputato della Lega Nord): “98 altri miracoli… dopo Napoli e l’Alitalia”

Don Gianni Baget Bozzo (ideologo di Forza Italia): “La gioia di questi giorni l’accompagni sempre”

Daniele Capezzone (portavoce di Forza Italia): “Gli augurerei di contribuire a salvare anche il Partito Democratico”

Lorenzo Cesa (segretario nazionale dell’Udc): “Gli faccio veramente con grande affetto i migliori auguri”

Massimo Donadi (capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera): “L’Italia merita qualcosa di più di questa deriva personalistica che ci sta offrendo”

Dario Fo (drammaturgo e attore di teatro): “(lunga risata)… buon anno… auguri, insomma. Basta. Più di così che cosa devo dire…”

Maurizio Gasparri (presidente dei senatori del Pdl): “Vada avanti così perché… emergenza rifiuti, Alitalia… è un fenomeno”

Alessandra Ghisleri (direttrice di Euromedia Research): “…nonostante Scalfari, la storia è con lei…”

Giancarlo Giorgetti (segretario della Lega Lombarda e presidente della Commissione Bilancio della Camera): “Non invecchia mai lui. Non ha alcun problema”

Franco Grillini (presidente di Gaynet): “Che si goda la vecchiaia e smetta di fare politica”

Nicola Latorre (esponente dalemiano del Pd): “Non ha senso sforzarsi di apparire più giovani di quello che si è”

Renato Mannheimer (responsabile dell’istituto Ispo): “Oltre agli auguri… che cerchi di mantenere l’unità nel governo”

Alessandra Mussolini (presidente della commissione Bicamerale per l’Infanzia e segretario nazionale di Azione Sociale): “Tanta serenità”

Arturo Parisi (leader degli ulivisti del Pd): “Auguri. Basta”

Antonio Polito (direttore de Il Riformista): “Gli auguro lunga vita politica e personale”

Gianni Rinaldini (segretario generale della Fiom-Cgil): “Non ho alcun messaggio per Berlusconi”

Marco Rizzo (eurodeputato dei Comunisti Italiani): “Dica alla Gelmini di leggere Marx”

Gianfranco Rotondi (segretario della DcA e ministro per l’Attuazione del Programma): “Senz’altro è il compleanno nel quale gli arriva più affetto dagli italiani”

Piero Sansonetti (direttore di ‘Liberazione’): “Tanti auguri e forza Milan”

Vittorio Sgarbi (critico d’arte e sindaco di Salemi): “Che salvi Milano dall’Expo e dai grattacieli di Citylife”

Francesco Storace (leader de La Destra): “Io credevo che Berlusconi compisse gli anni ogni cento anni…”

Gino Strada (fondatore di Emergency): “Auguri… succede a tutti e tutti gli anni di compiere gli anni”

Giorgio Tonini (esponente veltroniano del Pd): “Gli auguro un po’ di buon uomore”

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Povera sinistra italiana

Posted by agenziabarabc su settembre 15, 2008

Veltroni:” La destra sta rovinando l’Italia”, e la Stampa titola “Veltroni fa il duro”. Ancora, la sinistra, in genere, ma all’unisono, definisce il delitto di MIlano un delitto razzista. Poche ore e il Giudice dichiara che il delitto non è a sfondo razziale. La sinistra potrebbe pur contare fino a cinque prima di buttarsi, come condor, a strumentalizzare tristi episodi. Ma Veltroni predicatore è davvero divertente. Anzichè fare opposizione, spara sentenze quasi fosse il depositario di verità celate agli altri. Nel più totale vuoto di argomenti pontifica su tutto censurando sempre e soltanto Berlusconi, che, invece, intasca quotidianamente il consenso degli italiani. Qualcuno deve però pur dirglielo che la politica gridata contro Berlusconi ha già fatto fiasco; oppure, il buon Walter, teme che la politica rancorosa e da cortile di Di Pietro, possa fargli ombra. O pensa di essere ancora in campagna elettorale. Dovrebbe, invece, fare semplicemente opposizione, sui temi, sui problemi, non dicendo solo no, no e poi no, alzando il tiro, caricando i giudizi, e evitando gli argomenti, facendo a meno, anche, di giustificare questa posizione apoditticamente contraria. Nessuno gli nega il diritto di fare opposizione. Anzi, io, da centro destra, glielo chiedo in ginocchio. Ma niente, il vuoto mentale coltivato per anni in tutta la sinistra, ha creato una camera stagna nella quale le idee, i contenuti non possono entrare. Del resto se a sinistra Caruso minaccia gambizzazioni, e Di Pietro riesce a spiccare, con il suo amore per la legalità tutto particolare (in Basilicata piazza i segretari provinciali a gestire le ASL, con un sistema peggiore della peggiore DC, di occupazione dei posti di gestione), un problema di livello politico bassissimo deve pur esserci, a sinistra. Ma, nel riconoscere un tratto di generosità assoluto nei confronti del centro destra, e un masochismo di gran livello, a Veltroni e company, ripeto la mia preghiera: almeno provate a fare opposizione, un sistema democratico non può farne senza; vi prego, almeno provateci.

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In Sicilia i democratici rischiano l’estinzione

Posted by agenziabarabc su giugno 18, 2008

Gaetano Mineo
PALERMO In Sicilia, il centrodestra pigliatutto. Conquista le otto Province andate alle urne, strappando così le ultime roccaforti al partito di Veltroni: Siracusa, Enna e Caltanissetta. Stravince in modo particolare alle comunali di Catania e Messina.

Come inaspettate sono state le percentuali dei vincitori: dal 60 a oltre il 75% di preferenze, sfiorando in alcuni casi l’80%. In sostanza, in Sicilia si ha l’impressione di ritornare al famoso 61 a 0 del 2001, quando l’allora Casa delle libertà conquistò nell’Isola tutti i seggi del Parlamento in palio. Dunque, il centrodestra fa il pieno. E se per presidente del Senato, Renato Schifani, il risultato elettorale conferma che nel Paese «è cambiato il vento, ed è cambiato in profondità», per il coordinatore del Pd in Sicilia, Francantonio Genovese, nonché candidato sconfitto a sindaco di Messina, il dato «è sconfortante». A dire il vero, non si sono registrate tante reazioni al voto da parte degli esponenti del partito di Veltroni che, proprio in Sicilia, «rischia l’estinzione», come sottolinea lo stesso deputato alla Camera del Pd, Vladimiro Crisafulli.
Al voto sono andati 147 comuni, 40 dei quali con oltre 10 mila abitanti e di cui 23 andranno al ballottaggio del 29 e 30 giugno prossimi. Protagonista, di certo è stato anche l’astensionismo che ha segnato un 9% in meno (55%) di affluenza rispetto alle politiche di aprile. Poi, una curiosità: non ce l’ha fatta al primo turno Vittorio Sgarbi a diventare sindaco di Salemi (Trapani). Il critico d’arte, appoggiato da tre liste (Udc, Dc e la lista civica «Donne e giovani di centro»), infatti, dovrá vedersela al ballottaggio con l’avversario del Pd. Ecco, invece, alcune cifre delle provinciali. A Palermo, il candidato del centrodestra ha avuto il 72,30% contro il 27,70% di quello del centrosinistra. A Catania Pdl-Udc-Mpa ha ottenuto il 77,62% rispetto al 18,6% di Pd-Pdci e Idv.
A Messina ha vinto col 76,01 Pdl-Udc-Mpa lasciando l’avversario Pd-Idv e partito socialista a quota 22% circa. A Trapani Pdl-Mpa-Udc hanno conquistato il 65,79% contro il 30,78% di Pd-Idv. E ancora: ad Agrigento ha vinto il centrodestra con il 67,88%, mentre l’opposizione non ha raggiunto il 15%. A Siracusa il centrodestra ha chiuso a quota 68,55% rispetto al 31,45% degli avversari. A Caltanissetta, il centrodestra ha superato con il 63,50% l’avversario di Pd-Idv rimasto invece a quota 29,82%. Poi c’è il «caso» Enna dove dopo 15 anni il centrodestra col 53,87% andrà a governare.
In merito a una sintetica analisi politica del voto, acclarata la netta sconfitta del partito di Veltroni per il quale già in Sicilia si chiede l’azzeramento dei vertici, c’è da dire che oltre alla confermata supremazia del Partito delle libertà, indubbiamente l’asse Cuffaro-Lombardo è risultato sempre più compatto e forte in Sicilia. E così se da un lato il leader del Mpa Raffaele Lombardo, che è anche presidente della Regione Siciliana, lancia un monito al premier, osservando: «Mi auguro che Berlusconi voglia cogliere il significato di questo successo come una speranza affidata a lui», dall’altro il neo senatore dell’Udc, Salvatore Cuffaro, precisa che ìi dati delle consultazioni «sanciscono un risultato importante per l’Udc che si attesta in Sicilia oltre il 20% e si conferma forza determinante per il centrodestra nell’Isola».

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per chi ancora non e convinto:partiamo dalla vittoria di uno e dell’altro 2 video per voi pochi indecisi

Posted by agenziabarabc su maggio 22, 2008

VIDEO BERLUSCONI VITTORIA

VITTORIA PRODI FINO ALLA CADUTA

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Il nuovo Berlusconi

Posted by agenziabarabc su maggio 14, 2008

Berlusconi cambia tono e ridisegna per la nuova legislatura un profilo costituente e per se stesso quella di uno statista che, come più volte ha detto in modopiù o meno aperto, «vuole passare alla storia».

Nel discorso con cui si è presentato alle Camere per il dibattito sulla fiducia, l’elemento di novità non è dato tanto dai contenuti che in massima parte ricalcano i punti del programa elettorale, quanto nel tono: Berlusconi abbandona il frasario livoroso e muscolare e rilancia il dialogo arrivando anche a esprimere apprezzamenti per il governo ombra varato dal Pd («può essere d’aiuto»). Un clima di conciliazione sugellato poi dall’applauso all’intervento di Fassino durante il dibattito in Aula.
Un discorso senza sbavature polemiche ma incentrato sulla politica del fare e dove domina la parola «crescita» declinata non solo nei significati economici. La crescita, spiega il premier, è quella della produzione di ricchezza ma anche del rilancio dei cervelli e dei talenti, del sostegno al Nord e degli aiuti al Sud, della realizzazione dele infrastruturre, della promozione della famiglia, della regolamentazione dell’immigrazione e dei mercati finanziari.
Berlusconi auspica una fase nuova e manda in soffitta «lo scontro antropologico» ma senza che questo significhi l’inciucio. Meno di mezz’ora, circa 16 cartelle, per aprire una stagione nuova non più contrassegnata dalla guerra e dalla contrapposizione parlamentare, come l’esito elettorale ha indicato. «L’esito del voto è stata la prima grande riforma» ha detto Berlusconi sottolineando che «gli italiani ci hanno chiesto di cambiare». Nel discorso che ha raccolto ben 27 applausi di cui quattro condivisi con l’opposizione, il premier ribadisce che «l’Italia non ha tempo da perdere» e occorre «uno sforzo comune affinchè chi governa e chi controlla l’operato del governo facciano il proprio mestiere». Quindi ha auspicato che in Parlamento si possano realizzare «convergenze sulle ben note modifiche del sistema istituzionale». Il Cavaliere ribadisce di non si faranno «miracoli» ma «alcune piccole grandi cose». Sa va dalla soluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli, all’abolizione dell’Ici sulla prima casa, dalla detassazione degli straordinari, alle nuove regole per la scurezza. «Noi non abbiamo cavalcato la paura ma vogliamo liberare i cittadini dalla paura».
Berlusconi richiama l’amor di Patria dice che «il Paese deve rialzarsi perchè ha tutte le possibilità per rimettersi in corsa». E tra gli strumenti per favorire la crescita il premier cita il «fedelarismo fiscale solidale, annuncia un piano di risorse per aumentare la crescita demografica e conferma un intervento su Alitalia «senza svendere o rinazionalizzare». Il cavaliere non trascura altri temi caldi: il lavoro che «deve essere più sicuro e qualificato», il precariato che contrastato senza indulgere alla «retorica del posto fisso e mal pagato», l’immigrazione che va gestita «restando padroni in casa nostra ma mantenendo la capacità di accoglienza del nostro popolo». Sulle tasse ribadita la linea che l’evasione va contrastata ma «ristabilendo il principio liberale che le tasse non sono belle in se ma devono avere come corrispettivo la qualità dei servizi».
Ma perchè l’Italia si rialzi sono necessarie le riforme capaci di aggiornare le istituzioni. Basta «teatrino noi siamo a disposizione, nessuno si deve sentire escluso perchè ora le riforme sono largamente condivise in questo Parlamento». Il premier chiede di «respirare a pieni polmoni questa aria nuova» e se «il governo sarà messo in grado di decidere non avrà interesse a considerare colleghi e avversari come nemici e se l’opposizione non troverà intralci nella sua opera non avrà interesse a mostrare un profilo muscolare». Berlusconi poi dice di non essersi mai sentito «un uomo solo al comando ma di aver sempre puntato sullo spirito di squadra». Fa anche autocritica quando dice che in passato il dialogo è fallito «anche per una mia stanchezza e disattenzione». I cardini delle riforme proposte dalpremier sono rafforzamento dei poteri del governo, maggiori poteri di controllo all’opposizone, riduzione del numero dei parlamentari, assetto federalista e la «riconsiderazione condivisa della legge elettorale anche in vista del referendum».

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La mossa di Silvio per recuperare il Sud

Posted by agenziabarabc su maggio 6, 2008

Gli ultimi elementi per chiudere il cerchio del nuovo governo Silvio Berlusconi ormai li ha raccolti tutti. Se fosse per lui potrebbe andare già domani al Quirinale per dare al Capo dello Stato la lista dei ministri. I tempi lunghi che dopo le elezioni sono richiesti per mettere il nuovo esecutivo in condizioni di lavorare – tra rituali parlamentari e minuetti istituzionali – gli sono diventati insopportabili. Li ha criticati più volte in queste settimane. «Come si fa a lasciare un paese senza un governo, paralizzato per venti giorni? – si è sfogato- .
E’ assurdo. Basterebbero dieci giorni. Sono tempi che appartengono ad un’altra epoca. Bisognerebbe velocizzare le procedure».

Appunto, questa sarebbe una tra le prime riforme da varare per il Cavaliere. Ma il «surplace» istituzionale di cui sicuramente non sentiva bisogno, gli ha dato comunque la possibilità di valutare con attenzione gli ultimi nodi. Sulla giustizia alla fine Berlusconi ha scelto quella che considera la via maestra e più consona ai suoi obiettivi: «Ho bisogno di avere lì un uomo di mia fiducia. Sarà un ministero fondamentale e delicato». Per cui il nome dell’ex-ministro del Senato Marcello Pera è venuto meno. Tolto quello di Elio Vito (ieri ha annunciato ai deputati del Pdl che sarà ministro per i rapporti con il Parlamento) perché le associazioni dei magistrati avevano storto il naso, sono ritornati in ballo i nomi di Claudio Scajola e di Angelino Alfano. Il primo ha continuato a declinare l’offerta un po’ perché preferisce il dicastero per lo sviluppo economico, un po’ perché su quella poltrona si sente «esposto». Alfano, invece, si è visto rifilare dal premier un discorso che difficilmente avrebbe potuto rifiutare: «Ci sono dei momenti in cui bisogna avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e io in te ripongo la massima fiducia. Nè tantomeno possiamo dare l’immagine all’esterno che Forza Italia non ha un uomo in grado di fare il guardasigilli». Messa così per Alfano era difficile dire ancora no, malgrado le mille riserve espresse nei giorni scorsi («io non sono nato a Verona o a Vicenza ma a Palermo») ha superato la «sindrome Mastella».

Le qualità del nuovo ministro della giustizia saranno, quindi, «fiducia», «capacità» e «fedeltà». Inoltre un ministro siciliano in un dicastero così importante permette al Cavaliere di abbassare almeno un po’ verso sud il baricentro del suo governo. Sull’altra questione, quella del ministero del Welfare reclamato da An, Berlusconi ha tenuto duro anche nel colloquio di ieri con Fini. Per il Premier gli alleati non hanno altra strada che accontentarsi. Nella testa di Berlusconi il welfare dovrebbe andare ad un altro ministro siciliano, Stefania Prestigiacomo, che avrebbe come viceministri due tutori: alla salute il “tecnico” di fama internazionale, Feruccio Fazio, e Maurizio Sacconi. Quest’ultimo, però, è poco convinto perché continua ad aspirare ad un posto di ministro. E An? Per Andrea Ronchi che in questi giorni si è dato molto da fare per entrare nel governo, è ancora tutto da vedere ma non ci sarà un ministero. Il compromesso potrebbe prevedere, invece, la carica di vice-ministro dell’Interno per Mantovano (con deleghe simili a quelle che aveva il diessino Marco Minniti nel governo Prodi) e un ministero senza portafoglio per Giorgia Meloni.

Il Cavaliere non ha intenzione di concedere di più. E in questa posizione è spalleggiato anche dal suo “gran visir” Gianni Letta. Si tratta di una questione di principio: secondo lui tra due partiti che si apprestano a fondersi in un unico soggetto politico, le trattative estenuanti sulle poltrone sono del tutto inconcepibili. Naturalmente la vicenda avrà ancora qualche altro strascico ma difficilmente l’epilogo uscirà fuori da questo canovaccio. Dovrebbe avercela fatta invece la Brambilla, che insisti oggi, insisti domani sembra aver strappato il ministero per l’ambiente e probabilmente sarà una delle quattro donne che parteciperanno ai prossimi consigli dei ministri.

Insomma, salvo colpi di scena l’elenco dei ministri del quarto governo Berlusconi è già pronto. Un governo che fa della «coesione» la sua maggior virtù ed è fatto ad immagine e somiglianza del capo. Del resto nelle intenzioni del premier, non sarà un esecutivo che si perderà in chiacchiere: dialogherà con tutti per il necessario ma, soprattutto, dovrà decidere, soddisfare la voglia di governo che ha l’opinione pubblica italiana che gli ha assicurato una maggioranza parlamentare importante. E se questo il compito il premier ha concesso ancora meno agli “esterni” rispetto al suo gabinetto precedente: i ministri sono espressione della coalizione, non ci sono “esterni” alla Ruggero. L’ambasciatore per il made in Italy di cui è stato insignito Luca di Montezemolo non è un incarico ma un impegno personale. E anche l’identikit del nuovo Guardasigilli dimostra che nella politica del quarto gabinetto Berlusconi il dialogo sarà pure importante ma la priorità è, soprattutto, governare, decidere. Un segnale che anche i magistrati farebbero bene a cogliere.

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Islam, D’Alema già pentito: Calderoli sbagliò

Posted by agenziabarabc su maggio 5, 2008

Roma – Sabato l’ha difeso. Il mio, spiega Massimo D’Alema, è stato gesto «istituzionale», la «doverosa reazione» a «un’intollerabile ingerenza» della Libia «negli affari interni del nostro Paese» per «tutelare l’autonomia nazionale e anche un principio costituzionale». Così adesso lo può criticare: «Considero inopportuno che un uomo politico che abbia responsabilità istituzionali faccia ciò che fece Roberto Calderoli» nel 2006, indossando pubblicamente una maglietta con una vignetta anti-islamica. Quanto a Silvio Berlusconi, «spero che il nuovo governo tenga conto dell’esperienza ed eviti vecchi errori».

E non si tratta, dice D’Alema, di un ripensamento. «Sono il ministro degli Esteri della Repubblica italiana – dice a In Mezz’ora su Rai tre – e se un Paese straniero cerca di influire con una polemica, di ingerirsi nella formazione del governo, ritengo obbligatorio reagire per difendere la nostra autonomia». Da qui la scelta di «coprire» Calderoli, con quella nota della Farnesina che replicava all’attacco di Gheddafi junior. Insomma, è stato «un intervento istituzionale, e ci si stupisce perché in Italia non è proprio così consueto». «Io – prosegue D’Alema – mi sono mosso perché sono preoccupato che il lavoro molto buono che abbiamo fatto in politica estera in questi due anni, riallacciando i rapporti con molti Stati, non vada disperso. Cerco anche di tranquillizzare molti partner che considerano con qualche preoccupazione il ritorno della destra. Spero che Berlusconi, nel formare la sua squadra e nell’impostare la politica del suo esecutivo, tenga conto di questa esperienza».

Conclusione: «Ognuno deve comportarsi rispettando le regole, auspicando che lo facciano anche gli altri». Tripoli ha sbagliato parecchio polemizzando, minacciando ritorsioni, mettendo bocca sulle scelte di un Paese sovrano. Ma pure Calderoli, sostiene il ministro degli Esteri, è il caso che lasci le sue t-shirt nel cassetto: «Indossando la maglietta offensiva nei confronti dell’Islam, innescò una catena di reazioni e di provocazioni molto negativa. Spero che l’esperienza del passato serva alla destra che torna al governo per evitare di ripetere gli errori del passato».

È nostra cura capire le preoccupazioni dei governi e dei popoli amici e ascoltarne i consigli – dice il suo successore Franco Frattini – ma il rispetto delle decisioni di chi è investito del governo del proprio popolo è un pilastro della democrazia interna e internazionale». Il vicepresidente della Commissione Ue ricorda poi che il Pdl «ha promesso sicurezza a un Paese dove gli stranieri troppo spesso scambiano accoglienza e gentilezza per debolezza, e la garantiremo». Gianni Alemanno elogia l’intervento di D’Alema: «Ha fatto bene a dare questo segnale chiaro». Margherita Boniver invece polemizza: «Calderoli si dimise, altri come Bassolino sono ancora lì».

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