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Roma,morto cantautore Stefano Rosso

Posted by agenziabarabc su settembre 17, 2008

Stefano Rosso, appartenente alla cosiddetta Scuola romana dei cantautori, è morto a Roma. Avrebbe compiuto 60 anni il prossimo 7 dicembre. Rosso ha raggiunto la notorietà grazie alla canzone “Una storia disonesta”, di cui si ricorda la scandalosa frase “Che bello, due amici, una chitarra e uno spinello”. I funerali si terranno domani alle ore 10 nella chiesa di Santa Maria in Trastevere.

Aveva debuttato nel 1969, in coppia col fratello nel duo Romolo e Remo, con la canzone ‘Io vagabondo’. Partecipo’ al Festival di Sanremo nel 1980 con ‘L’italiano’. Da ricordare, tra le sue canzoni impegnate, anche ‘Odio chi’ e ‘Bologna ’77’, dedicata a Giorgiana Masi, ragazza uccisa a Roma durante una manifestazione. Nato a Roma nel 1948, Stefano Rosso, pseudonimo di Stefano Rossi, si è caratterizzato per i testi ironici, dissacranti e spesso autobiografici e musiche che conciliano la canzone popolare romanesca con il country e il folk americano, spesso con arpeggi in finger picking molto elaborati e mai banali.

Stefano Rosso iniziò quindi ad esibirsi da solo, e nel 1974 scrisse due sue canzoni, “C’è un vecchio bar nella mia città” e “Valentina”, che vennero interpretate da Claudio Baglioni nel programma televisivo “Ritratto di un giovane qualsiasi” del 1974. L’anno successivo partecipò come chitarrista fisso della trasmissione “Alle sette della sera”, condotta da Gianni Morandi ed Elisabetta Viviani. Nel 1976 l’Rca pubblicò un suo 45 giri “Letto 26”, che partendo da una sua degenza in ospedale (al letto 26) per una tonsillitectomia racconta la sua vita a Trastevere, in via della Scala (dove all’epoca Stefano Rosso abitava), e che riscosse un discreto successo.
Stefano Rosso (Ansa)

Pochi mesi dopo venne pubblicato “Una storia disonesta”, in cui, in un racconto ironico e divertente post-sessantottino, faceva capolino, forse per la prima volta nella canzone italiana, lo spinello. L’album che seguì di poco (gennaio 1977) prese il titolo da questa canzone ed ebbe successo. Dopo “Una storia disonesta”, che lo portò a ricevere nel 1977 il telegatto di Sorrisi e Canzoni, incise “E allora senti cosa fo”, in cui, oltre alla canzone omonima, vi è una rilettura con un testo diverso di “Letto 26” e altre canzoni come “Odio chi” e “Bologna ’77” dedicata a Giorgiana Masi, la ragazza uccisa il 12 maggio 1977 durante una manifestazione del Partito radicale a Roma.

Il 1979 fu l’anno di “Bioradiografie”, con la collaborazione di Gianni Marchetti, musicista autore di molte musiche per Piero Ciampi. L’album venne praticamente boicottato dalla Rca, fatto questo che causo’ le ire e la rescissione del contratto con la casa discografica da parte di Rosso. Nel 1980 partecipò al Festival di Sanremo con “L’italiano”, inserito nell’album “Io e il signor Rosso” pubblicato dalla Ciao record, insieme a canzoni come “Quello che mi resta” e “Quando parti’ Noè” (canzone, quest’ultima, scritta da Stefano Rosso per uno spettacolo del gruppo di cabaret La Smorfia, con Massimo Troisi). Seguirono altri due dischi, “Vado, prendo l’America e torno” e “Donne”.

La sua popolarità si ridusse e, in crisi per una delusione amorosa, si arruolò nella legione straniera; dopo un paio di anni ritornò e incise nel 1985 per la Polygram, partecipando al Disco per l’estate con il brano “Bella è l’età”. Nel 1987 viene pubblicato su 45 giri “Com’è difficile”, e nel 1989 esce l’album “Femminando”, con poco riscontro di pubblico. La Rca pubblica nel 1997 “Miracolo italiano”, una raccolta con tre inediti, mentre nel 2001 “Il meglio” racchiude nuove versioni delle sue canzoni piu’ famose oltre che alcuni inediti e “Preghiera” incisa nel 1976 da Mia Martini. Negli ultimi anni Stefano Rosso aveva ripreso a fare concerti e a pubblicare dischi, spesso live o strumentali per chitarra acustica.

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