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Milan nella bufera, Juve nel segno di Amauri

Posted by agenziabarabc su settembre 15, 2008

I rossoneri crollano a Genova, la squadra di Ranieri vince di misura sull’Udinese

Quello che luccica, al Ferraris di Genova, non è il metallo prezioso dei tre palloni d’oro in campo, ma sono i piedi preziosi ed i polmoni da maratoneta di Gasbarroni, la testardaggine di Sculli, la ruvida concentrazione di Criscito, la prontezza di riflessi di Rubinho, la classe pura di Milito.
Quel che luccica sono anche gli occhi di Ancelotti, quasi incredulo nel vedere il suo Milan trasformarsi in una squadra senza cuore e senza testa, un malato quasi agonizzante che non riesce a trovare in sé e nel mercato la medicina giusta per tornare in salute.
Il Genoa vince nel risultato, stravince nella prestazione, annichilendo i campioni del mondo per un tempo e poi controllando senza troppi affanni nella ripresa. Il raddoppio, su rigore proprio allo scadere della gara, pone il sigillo su un successo che non è stato praticamente mai messo in dubbio.
Gli errori dei rossoneri cominciano ancora prima dell’inizio, nelle scelte di Ancelotti che punta più sul prestigio dei nomi che sulla forma dei giocatori. Sheva al centro dell’attacco è un fantasma che non riesce mai neppure a spaventare la difesa rossoblù; Ronaldinho in suggerimento si vede solo per qualche velleitario tentativo di dialogo con Kakà. La difesa, poi, sembra distratta, deconcentrata, assonnata, confusa.
Sull’altro fronte Gasbarroni, il migliore in campo, non ha le treccine né la pelle scura, ma ieri il vero Ronaldinho è lui.
Fa ammattire Maldini, Bonera, Zambrotta in ogni parte del campo, fa venire il batticuore ad Abbiati in almeno tre occasioni, dà il via all’azione del primo gol rossoblù. Una partita superba, la sua, impreziosita anche da una continuità che non gli è solita. Con lui brilla “il principe” Milito, al suo nuovo debutto con la maglia del Genoa, che mostra ancora una forma non eccelsa ma capace di nascondere le pecche atletiche con la classe, i suggerimenti, il possesso di palla, l’intelligenza tattica. E poi la difesa, perfetta in ogni circostanza, facilitata peraltro dalla scarsa vena dell’attacco rossonero. La squadra di casa è stata superiore agli avversari in ogni parte del campo, anche nella cabina di regia, sebbene manchino ai rossoblù i piedi e la testa di Pirlo e di Ambrosini.

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