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Il nuovo Berlusconi

Posted by agenziabarabc su maggio 14, 2008

Berlusconi cambia tono e ridisegna per la nuova legislatura un profilo costituente e per se stesso quella di uno statista che, come più volte ha detto in modopiù o meno aperto, «vuole passare alla storia».

Nel discorso con cui si è presentato alle Camere per il dibattito sulla fiducia, l’elemento di novità non è dato tanto dai contenuti che in massima parte ricalcano i punti del programa elettorale, quanto nel tono: Berlusconi abbandona il frasario livoroso e muscolare e rilancia il dialogo arrivando anche a esprimere apprezzamenti per il governo ombra varato dal Pd («può essere d’aiuto»). Un clima di conciliazione sugellato poi dall’applauso all’intervento di Fassino durante il dibattito in Aula.
Un discorso senza sbavature polemiche ma incentrato sulla politica del fare e dove domina la parola «crescita» declinata non solo nei significati economici. La crescita, spiega il premier, è quella della produzione di ricchezza ma anche del rilancio dei cervelli e dei talenti, del sostegno al Nord e degli aiuti al Sud, della realizzazione dele infrastruturre, della promozione della famiglia, della regolamentazione dell’immigrazione e dei mercati finanziari.
Berlusconi auspica una fase nuova e manda in soffitta «lo scontro antropologico» ma senza che questo significhi l’inciucio. Meno di mezz’ora, circa 16 cartelle, per aprire una stagione nuova non più contrassegnata dalla guerra e dalla contrapposizione parlamentare, come l’esito elettorale ha indicato. «L’esito del voto è stata la prima grande riforma» ha detto Berlusconi sottolineando che «gli italiani ci hanno chiesto di cambiare». Nel discorso che ha raccolto ben 27 applausi di cui quattro condivisi con l’opposizione, il premier ribadisce che «l’Italia non ha tempo da perdere» e occorre «uno sforzo comune affinchè chi governa e chi controlla l’operato del governo facciano il proprio mestiere». Quindi ha auspicato che in Parlamento si possano realizzare «convergenze sulle ben note modifiche del sistema istituzionale». Il Cavaliere ribadisce di non si faranno «miracoli» ma «alcune piccole grandi cose». Sa va dalla soluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli, all’abolizione dell’Ici sulla prima casa, dalla detassazione degli straordinari, alle nuove regole per la scurezza. «Noi non abbiamo cavalcato la paura ma vogliamo liberare i cittadini dalla paura».
Berlusconi richiama l’amor di Patria dice che «il Paese deve rialzarsi perchè ha tutte le possibilità per rimettersi in corsa». E tra gli strumenti per favorire la crescita il premier cita il «fedelarismo fiscale solidale, annuncia un piano di risorse per aumentare la crescita demografica e conferma un intervento su Alitalia «senza svendere o rinazionalizzare». Il cavaliere non trascura altri temi caldi: il lavoro che «deve essere più sicuro e qualificato», il precariato che contrastato senza indulgere alla «retorica del posto fisso e mal pagato», l’immigrazione che va gestita «restando padroni in casa nostra ma mantenendo la capacità di accoglienza del nostro popolo». Sulle tasse ribadita la linea che l’evasione va contrastata ma «ristabilendo il principio liberale che le tasse non sono belle in se ma devono avere come corrispettivo la qualità dei servizi».
Ma perchè l’Italia si rialzi sono necessarie le riforme capaci di aggiornare le istituzioni. Basta «teatrino noi siamo a disposizione, nessuno si deve sentire escluso perchè ora le riforme sono largamente condivise in questo Parlamento». Il premier chiede di «respirare a pieni polmoni questa aria nuova» e se «il governo sarà messo in grado di decidere non avrà interesse a considerare colleghi e avversari come nemici e se l’opposizione non troverà intralci nella sua opera non avrà interesse a mostrare un profilo muscolare». Berlusconi poi dice di non essersi mai sentito «un uomo solo al comando ma di aver sempre puntato sullo spirito di squadra». Fa anche autocritica quando dice che in passato il dialogo è fallito «anche per una mia stanchezza e disattenzione». I cardini delle riforme proposte dalpremier sono rafforzamento dei poteri del governo, maggiori poteri di controllo all’opposizone, riduzione del numero dei parlamentari, assetto federalista e la «riconsiderazione condivisa della legge elettorale anche in vista del referendum».

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