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La mossa di Silvio per recuperare il Sud

Posted by agenziabarabc su maggio 6, 2008

Gli ultimi elementi per chiudere il cerchio del nuovo governo Silvio Berlusconi ormai li ha raccolti tutti. Se fosse per lui potrebbe andare già domani al Quirinale per dare al Capo dello Stato la lista dei ministri. I tempi lunghi che dopo le elezioni sono richiesti per mettere il nuovo esecutivo in condizioni di lavorare – tra rituali parlamentari e minuetti istituzionali – gli sono diventati insopportabili. Li ha criticati più volte in queste settimane. «Come si fa a lasciare un paese senza un governo, paralizzato per venti giorni? – si è sfogato- .
E’ assurdo. Basterebbero dieci giorni. Sono tempi che appartengono ad un’altra epoca. Bisognerebbe velocizzare le procedure».

Appunto, questa sarebbe una tra le prime riforme da varare per il Cavaliere. Ma il «surplace» istituzionale di cui sicuramente non sentiva bisogno, gli ha dato comunque la possibilità di valutare con attenzione gli ultimi nodi. Sulla giustizia alla fine Berlusconi ha scelto quella che considera la via maestra e più consona ai suoi obiettivi: «Ho bisogno di avere lì un uomo di mia fiducia. Sarà un ministero fondamentale e delicato». Per cui il nome dell’ex-ministro del Senato Marcello Pera è venuto meno. Tolto quello di Elio Vito (ieri ha annunciato ai deputati del Pdl che sarà ministro per i rapporti con il Parlamento) perché le associazioni dei magistrati avevano storto il naso, sono ritornati in ballo i nomi di Claudio Scajola e di Angelino Alfano. Il primo ha continuato a declinare l’offerta un po’ perché preferisce il dicastero per lo sviluppo economico, un po’ perché su quella poltrona si sente «esposto». Alfano, invece, si è visto rifilare dal premier un discorso che difficilmente avrebbe potuto rifiutare: «Ci sono dei momenti in cui bisogna avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e io in te ripongo la massima fiducia. Nè tantomeno possiamo dare l’immagine all’esterno che Forza Italia non ha un uomo in grado di fare il guardasigilli». Messa così per Alfano era difficile dire ancora no, malgrado le mille riserve espresse nei giorni scorsi («io non sono nato a Verona o a Vicenza ma a Palermo») ha superato la «sindrome Mastella».

Le qualità del nuovo ministro della giustizia saranno, quindi, «fiducia», «capacità» e «fedeltà». Inoltre un ministro siciliano in un dicastero così importante permette al Cavaliere di abbassare almeno un po’ verso sud il baricentro del suo governo. Sull’altra questione, quella del ministero del Welfare reclamato da An, Berlusconi ha tenuto duro anche nel colloquio di ieri con Fini. Per il Premier gli alleati non hanno altra strada che accontentarsi. Nella testa di Berlusconi il welfare dovrebbe andare ad un altro ministro siciliano, Stefania Prestigiacomo, che avrebbe come viceministri due tutori: alla salute il “tecnico” di fama internazionale, Feruccio Fazio, e Maurizio Sacconi. Quest’ultimo, però, è poco convinto perché continua ad aspirare ad un posto di ministro. E An? Per Andrea Ronchi che in questi giorni si è dato molto da fare per entrare nel governo, è ancora tutto da vedere ma non ci sarà un ministero. Il compromesso potrebbe prevedere, invece, la carica di vice-ministro dell’Interno per Mantovano (con deleghe simili a quelle che aveva il diessino Marco Minniti nel governo Prodi) e un ministero senza portafoglio per Giorgia Meloni.

Il Cavaliere non ha intenzione di concedere di più. E in questa posizione è spalleggiato anche dal suo “gran visir” Gianni Letta. Si tratta di una questione di principio: secondo lui tra due partiti che si apprestano a fondersi in un unico soggetto politico, le trattative estenuanti sulle poltrone sono del tutto inconcepibili. Naturalmente la vicenda avrà ancora qualche altro strascico ma difficilmente l’epilogo uscirà fuori da questo canovaccio. Dovrebbe avercela fatta invece la Brambilla, che insisti oggi, insisti domani sembra aver strappato il ministero per l’ambiente e probabilmente sarà una delle quattro donne che parteciperanno ai prossimi consigli dei ministri.

Insomma, salvo colpi di scena l’elenco dei ministri del quarto governo Berlusconi è già pronto. Un governo che fa della «coesione» la sua maggior virtù ed è fatto ad immagine e somiglianza del capo. Del resto nelle intenzioni del premier, non sarà un esecutivo che si perderà in chiacchiere: dialogherà con tutti per il necessario ma, soprattutto, dovrà decidere, soddisfare la voglia di governo che ha l’opinione pubblica italiana che gli ha assicurato una maggioranza parlamentare importante. E se questo il compito il premier ha concesso ancora meno agli “esterni” rispetto al suo gabinetto precedente: i ministri sono espressione della coalizione, non ci sono “esterni” alla Ruggero. L’ambasciatore per il made in Italy di cui è stato insignito Luca di Montezemolo non è un incarico ma un impegno personale. E anche l’identikit del nuovo Guardasigilli dimostra che nella politica del quarto gabinetto Berlusconi il dialogo sarà pure importante ma la priorità è, soprattutto, governare, decidere. Un segnale che anche i magistrati farebbero bene a cogliere.

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Una Risposta to “La mossa di Silvio per recuperare il Sud”

  1. Alfredo said

    Quindi la giustizia andrebbe ad un ministro del Sud?

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