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Juve-Milan, Fattore R

Posted by agenziabarabc su aprile 12, 2008

Ronaldinho”sorpresa elettorale”. I bianconeri vogliono rovinarla
ROBERTO BECCANTINI
MILANO
Seduzioni elettorali. L’ingaggio di Ronaldinho, caldeggiato da Silvio Berlusconi e curato da Adriano Galliani, piomba su Juventus-Milan e la piega all’enfasi dei titoli, che non sempre rispettano la scaletta delle esigenze. Il «rialzati, Milan» del Cavaliere è un segnale al popolo tifoso e, soprattutto, a Massimo Moratti. Rintuzza le mosse diversive del petroliere. Accende un weekend di ballottaggi – stasera, la classica più scudettata; domani, Udinese-Roma e Inter-Fiorentina -, coinvolge e agita la zona Champions. Non sia mai che Juve-Milan possa valere, banalmente, per il quarto posto. Ecco allora l’operazione Ronaldinho e il ritorno di Andriy Shevchenko. Tutto fa brodo, pur di alzare l’audience in curva, e magari nei seggi.

«Se c’è un giocatore che non serve al Milan – oggi, e fino al ritiro o alla cessione di Kakà – è proprio Ronaldinho». Lo scrivevo il 30 dicembre 2007. Nessuno ne discute la classe. Il problema riguarda gli stimoli e, dettaglio non marginale, l’impiego tattico, vista la concorrenza, da Kakà a Clarence Seedorf. Lo stesso Carlo Ancelotti avrebbe battuto altri sentieri (Didier Drogba), ma non è lui che comanda.

A tutto ’sto ben di Dio, la Signorina Juventus non oppone che l’autostrada Amauri e la scorciatoia Crespo. Per tacere di Mathieu Flamini, lo stantuffo francese dell’Arsenal che il Diavolo ha deciso di contenderle. Quando si gioca, viceversa, gli scenari cambiano: radicalmente. La Juve è terza, il Milan quinto. Il Milan rischia di precipitare in Coppa Uefa più di quanto gli avversari non rischino di perdere i preliminari di Champions, dal momento che potranno sempre contare, nella peggiore delle ipotesi, sul jolly del recupero casalingo con il Parma, mercoledì prossimo.

L’ultima volta al Comunale fu l’11 marzo del 1990. Juventus-Milan 3-0, Schillaci, Rui Barros, Rui Barros. Allenatori, Dino Zoff e Arrigo Sacchi. Perno del centrocampo rossonero, Ancelotti. L’ultima volta in assoluto, a Torino, è stata la sera del 12 marzo 2006, zero a zero, arbitro De Santis, espulso Gattuso. Senza reti è finita anche l’andata, a San Siro. La Juve ci ha fatto il callo a lottare per la periferia del podio, il Milan non ancora. O non sempre. In trasferta, però, è la squadra che ha vinto di più: nove partite. Da una parte Alessandro Del Piero, 34 anni a novembre. Dall’altra Paolo Maldini, 40 anni a giugno. Il tempo sembra essersi fermato: e, in onore di carriere così dense, inginocchiato. Sui blog e nei forum, i tifosi bianconeri rincorrono l’impegno diretto della Famiglia e, per questo, tracciano la fisionomia di una nuova triade, John Elkann presidente con Lapo e Andrea (Agnelli) ai fianchi. Nella speranza di ricomporre la frattura, morale e pratica, che Calciopoli ha determinato nel cuore degli appassionati, mai così feriti, mai così divisi.

Dubito che la Juve si impossessi del centro del ring. Ogni volta che ci prova, sono dolori. Lo lascerà volentieri al Milan, pronta a rosolarlo in contropiede, come le riuscì con l’Inter, al Meazza, il sabato di Pasqua. Sono le medie e le piccole a crearle grattacapi, non tanto le grandi. L’esito della partitissima e l’epilogo di Udine potrebbero condizionare la trama di Inter-Fiorentina. La capolista si è appena ricomposta, la squadra di Cesare Prandelli viene dalla straordinaria esibizione di Eindhoven. Il titolo di «unica italiana ancora in lizza nelle coppe europee» non è per nulla accademico. Vincendo, la Juventus si tirerà fuori, ufficialmente, dai ballottaggi. In caso contrario, si voterà fino al 18 maggio. È il Milan il «candidato» più in bilico, attratto in maniera viscerale dal fattore R. Trampolino di lancio o boomerang, non resta che attendere. All’annuncio, Seedorf non ha fatto certo la ola, idem Kakà. Secondo «France Football» soltanto David Beckham è più caro al mondo di Ronaldinho. Allegria.

La Juve pensa allo stadio nuovo, il Milan a come riempire quello vecchio. Nel frattempo, fuoco alle polveri. L’ultima vittoria casalinga, a spese del Diavolo, risale al 10 novembre 2002. Ancelotti era passato di là, Marcello Lippi era tornato di qua. Due a uno: Di Vaio e Thuram su assist di Del Piero, rigore di Pirlo. Era il Milan (anche) di Rivaldo. Che poi, per poco, sarebbe diventato il Milan di Ronaldo. Fra poco, in compenso, toccherà a Ronaldinho. Classifica alla mano, il Milan ha l’obbligo di battere la Juve. Sarà una sfida fra ex soci, al dente, sullo sfondo di una «bomba» di mercato che potrebbe esplodere sull’obiettivo, ma pure sul muso di coloro che l’hanno lanciata. A Ranieri vanno bene due risultati su tre. Attenzione ai troppi calcoli: spesso, soffocano il coraggio.

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Una Risposta to “Juve-Milan, Fattore R”

  1. vogliamo sheva più ronaldinho?

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