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Chi salverà Alitalia?

Posted by agenziabarabc su aprile 6, 2008

Restano poche ore per mettere le cose a posto, dice il ministri per l’Economia Padoa-Schioppa. Al massimo mercoledì, assicura, sapremo tutto…

La foto.
Al passo (Tps e Trichet)
Brdo, Slovenia
4 aprile 2008

Il ministro dell’Economia Tps dice che si sono 48 ore per dare una svolta alla storia di Alitalia e che non si possono attendere le elezioni. Sotto c’è la cronaca del governo pensiero come espresso ieri a Brdo. Intanto viene da chiedersi chi salverà la compagnia bianco rosso e verde. Segue un sondaggio domenicale fra me e me. E voi?

1. Air France  50 per cento
2. Nessuno   40 per cento
3. La cordata italiana   6 per cento
4. Lufthansa             3 per cento
5. Gli americani         1 per cento
6. I cinesi              1 per cento
7. Straneuropa           0 per cento

Intanto in Slovenia..

«Serve un fatto nuovo per evitare conseguenze irreparabili». Tommaso Padoa-Schioppa rompe la regola che sinora lo ha sempre visto sfuggire ai commenti sulle questioni nazionali a margine dei consigli europei, e parla di Alitalia. Lo spinge l’urgenza del caso, dice che «è spiacevole ricordare la tirannia del tempo», ma per il ministro dell’Economia la gravità del caso non offre scelta. Domani si riunisce il cda di Air France, martedì toccherà a quello della nostra compagnia. Se i francesi decideranno di archiviare il dossier, spiega, il futuro della  società della Magliana dipenderà dalle «regole del codice civile». Il che significa, anche se l’ex banchiere centrale non lo dice espressamente, che la strada del commissariamento, se non del fallimento, potrebbe diventare pericolosamente in discesa. Per questo lancia l’appello: «I sindacati tornino sui loro passi».

Si discuterà a lungo sull’uscita di Tps, che ha scatenato reazioni e dietrologie. Il ministro gioca la sua ultima carta? Sta facendo sponda al numero uno di Air France, Jean Cyrl Spinetta? E’ d’accordo almeno con la parte del sindacato che vorrebbe andare avanti coi francesi? Chiama allo scoperto la cordata italica più volte annunciata da Berlusconi? Presto per dirlo. Certo le parole che ieri ha pronunciato a Brdo, in Slovenia, al termine della riunione informale dell’Ecofin, sono estreme e pesanti. «Un fatto nuovo è ciò che ci vuole – ha insistito -, non un cambiamento di tono». La situazione è tale che «non si può aspettare sino al voto. Quanto si tira troppo si spezzano i fili e anche gli elastici».

La tesi di Padoa-Schioppa è che non c’è alternativa alla proposta Air France-Klm se si vuole impedire il tracollo di Alitalia. Racconta di aver parlato con Spinetta e rivela che il manager transalpino gli ha confessato «non torno a Roma per trattare, ma solo per firmate se il Cda me lo consente». Una posizione tattica, magari. Eppure il ministro ricorda il precedente della Lufthansa, il cui consiglio ha votato di accantonare l’ipotesi di acquistare la compagnia italiana. Domani, i francesi potrebbero fare altrettanto, lasciando il vertice della Magliana senza soluzioni industriali. Notizie della cordata tricolore? «Le inchieste giornalistiche le dovete fare voi», risponde il ministro.

Chiusa con un silenzio rumoroso l’ipotesi di nuove vampate di interesse tedesche, il titolare del Tesoro ricostruisce gli ultimi terribile giorni del caso Alitalia, vicenda «complicata per gli italiani e quasi incomprensibile per gli altri». Il 2 aprile, ricorda,  è successo «un fatto gravissimo». Quando pareva che «tutto fosse orientato alla chiusura», i sindacati hanno mostrato la loro indisponibilità alla proposta francese. A quel punto hanno messo sul tavolo un piano alternativo, quello che richiamava in gioco Fintecna, e hanno «riportato tutto indietro di 3-4 anni». E’ arrivata la rottura, «sono venute meno le condizioni di efficacia del contratto». Si è commesso «un errore di valutazione, in seguito capito e tuttavia non corretto». E’ stato «uno choc enorme».

Adesso il ministro invita a fare in fretta. Perché, avverte, «la dinamica temporale del caso non è nelle mani della politica o del sindacato», bensì del codice civile. «Il consiglio di Alitalia è martedì – attacca Padoa-Schioppa – e non è perché c’è una quota del 49% e passa nelle mani dello Stato che la compagnia cessa di essere una società quotata. Questo non modifica in nulla il regime giuridico in cui opera. La responsabilità di ricordarlo è del Cda». Se dunque la politica non può fare nulla, tocca ai sindacati dare una svolta alla trattativa, senza perdere un minuto. Devo fare marcia indietro e trattare. Oppure tacere per sempre. E lasciare l’Alitalia precipitare verso il suo «preoccupante destino».

fonte

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