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Stop ai sondaggi che fanno tremare Silvio Berlusconi

Posted by agenziabarabc su marzo 29, 2008

Valzer di cifre. Ultimo giorno di sondaggi: scatta il «black out» per le previsioni di voto, che per legge non possono essere diffuse nei 15 giorni antecedenti alla chiamata alle urne. Da sabato, dunque, finirà il balletto di numeri che da settimane fa gongolare o cadere nello sconforto presunti vincitori o vinti. Ma com´è ovvio, venerdì gli istituti di ricerca si sono affannati a fotografare l´ultimo quadro disponibile.

Diverse le immagini che vengono fuori. Per Swg, il Popolo della Libertà e la Lega conservano alla Camera 5 punti di vantaggio su Partito Democratico e Italia dei Valori, mentre al Senato il vantaggio si riduce leggermente al 4,6%. Ma resta ancora un quinto di italiani indecisi che potrebbe ribaltare completamente la situazione. Ma Berlusconi non ci crede, e ha una sua personalissima teoria: «Secondo me – ha spiegato – non sono indecisi, vogliono solo farsi i fatti loro e quando gli chiedono per chi voti rispondono “sono fatti miei”». Per Veltroni, invece, conta il sondaggio Ipsos pubblicato da Il Sole 24 ore, secondo il quale «gli indecisi sono solo il 105 e preferiscono il Pd». L´analisi di Renato Mannheimer, che ha messo a confronto le rilevazioni dei principali istituti, rivela che «la coalizione di centrodestra rimane in vantaggio, con una differenza di mediamente sei punti rispetto a quella avversaria, per quanto riguarda la competizione alla Camera. Diverso il discorso per il Senato, dove pure si rileva una prevalenza del centrodestra, con circa nove seggi oltre la maggioranza assoluta. Ma il dato – osserva Mannheimer – può modificarsi anche sostanzialmente. In particolare cinque regioni (Sardegna, Liguria, Abruzzo, Calabria, Lazio) sono in bilico, con una distanza di circa il 2% tra le coalizioni».

Insomma, il distacco del Pdl c´è ancora, ma nessun sondaggio tocca la cifra dell´8.6% che fa dire a Berlusconi con certezza che «saremo chiamati a governare». Soddisfatta degli ultimi dati pubblicati la Sinistra Arcobaleno, sempre più vicina alla soglia dell´8%. «Io non rimpiango – spiega Fabio Mussi – i venticinque partiti del passato: penso non dobbiamo essere nostalgici di quell’Italia lì, ma il blocco dei due, il bipartitismo coatto dei due che fanno pulizia di qualunque variante, questo non va bene. Non è in grado di rappresentare l’Italia». Il candidato premier Fausto Bertinotti spiega la rimonta con il fatto che «si sta prendendo consapevolezza che è necessaria una sinistra in Italia e che la Sinistra Arcobaleno possa essere il fondamento di questa nuova sinistra».

La bufala ricorrente: i brogli. Tanto sicuro di vincere Silvio Berlusocni non deve esserlo. Altrimenti non si spiegherebbe com´è che, per l´ennesima volta, tira fuori l´allarme brogli. «È un pericolo che incombe ancora – minaccia – c’è un’antica professionalità della sinistra». Fatto sta che è notizia di venerdì l´arresto di due presidenti di seggio a Palermo per brogli. Guarda caso, erano due esponenti dell´ex Cdl. Senza dimenticare, come ricorda Veltroni, che «abbiamo passato un anno e mezzo a ricontare le schede per poi finire con il dato già fornito dal ministero dell’Interno. Non è una cosa razionale».

La tragedia del pareggio. L´ipotesi che a Palazzo Madama Pd e Pdl raccolgano sostanzialmente lo stesso numero di voti, Veltroni la chiama così: «Tragedia». Tutta colpa della “porcata” Calderoli e di chi se l´è voluta tenere stretta. «Quando c’è stata la crisi del governo Prodi – ricorda Veltroni – avevamo proposto di rifare insieme la legge elettorale. Se il centrodestra avesse detto sì, ora non ci troveremo ogni giorno a leggere i sondaggi che parlano di un pareggio al Senato, che sarebbe una tragedia per l’Italia». In realtà, è proprio al Senato che Berlusconi ha sempre più paura di perdere. «C’è il pericolo – ha spiegato – di un accordo tra Pd e Sinistra estrema che, non dovevano stare unite, e invece sono unitissime laddove vogliono conquistare il potere locale». A far rimpiangere a Berlusconi un´altra mancata alleanza, ci pensa anche Pierferdinando Casini, candidato premier dell´Udc: «Si è ormai capito – sostiene Casini – che questo centro, che è la vera novità della politica italiana, sarà determinante nella politica del Paese al Senato della Repubblica».

Benedetta par condicio. È ancora accesissimo il dibattito sul confronto tv. Dopo che la puntata di Porta a Porta a cui avrebbe dovuto partecipare Berlusconi è stata annullata perché Veltroni non avrebbe potuto fare altrettanto, ora è toccato al programma di Lucia Annunziata: avrebbe dovuto esserci il leader del Pd, ma Belrusconi ha disdetto l´appuntamento successivo, quindi non se ne fa nulla. Nel Pd la chiamano una «ripicca»: «Stupisce sempre – ha commentato il responsabile Comunicazione del partito Democratico Ermete Realacci – la capacità di Berlusconi di dire tutto e il suo contrario senza fare neppure una piega: quello che lui definiva un “atto di violenza contro di me” – dice riferendosi alla mancata visita da Vespa – è diventa una normale scelta legata all’agenda politica».

D´altronde Berlusconi l´ha ribadito anche venerdì: «La par condicio è una legge idiota, illiberale e liberticida». MA non spende una parola sul confronto tv con il leader del Pd. Veltroni invece ha le idee chiare: «Lo farei anche sulle sue reti, cosa che in un altro paese sarebbe inimmaginabile».

Intanto sono furibondi tutti i partiti minori: due terzi dello spazio in Tg e programmi di approfondimento – rivelano i dati dell’Authority delle Comunicazioni – sono dedicati a Pdl e Pd. Per il deputato del Prc Antonello Falomi si tratta addirittura di «prove tecniche di regime». Nel periodo che va dal 7 febbraio al 17 marzo effettivamente i telegiornali della Rai hanno avuto il 65% del tempo di parola, con la Sinistra arcobaleno all’11%, l’Udc al 13% e la somma di tutti gli altri sotto l’11 per cento. Ancora peggio nei tg Mediaset, dove la somma di Pd e Pdl sfiora l’80 per cento dello spazio. Resta, inoltre, lo squilibrio a favore di Berlusconi da parte del Tg4, del Tg5 e del Tg de La7.

Infine, ha per protagonista Romano Prodi l´ultima puntata sulla par condicio. Il presidente del Consiglio ha deciso di rinunciare alla conferenza stampa finale al termine della campagna elettorale. Nel 2006 Berlusconi la fece, utilizzandola ovviamente come l´asso nella manica prima delle elezioni. Prodi lo criticò duramente e ora, per coerenza, in video non ci andrà.

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