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Via Crucis: inno “ai martiri del nostro secolo”

Posted by agenziabarabc su marzo 21, 2008

ROMA – Un inno ai ”martiri del nostro secolo”, a quanti nel mondo si caricano di sofferenze pur di testimoniare la loro fede, e alla ”Chiesa perseguitata” che, tutt’altro che sconfitta, alla fine vedra’ la sua ”vittoria”. Il freddo e la pioggia battente su Roma fanno rabbrividire i pellegrini e i turisti riuniti al Colosseo per la tradizionale Via Crucis, fanno rinunciare Benedetto XVI a portare la croce nelle ultime tre stazioni, sostituito dal cardinale vicario Camillo Ruini, ma non attenuano i significati che fanno da sfondo alla celebrazione, racchiusi nelle meditazioni elaborate
dal vescovo di Hong Kong, cardinale Joseph Zen Ze-Kiun.
Meditazioni e preghiere alle quali, al termine, il Papa ha apposto il suo sigillo, parlando ai fedeli della croce che ”ci rende fratelli e sorelle”, senza ”differenze di razza e cultura”, perche’ col suo sacrificio Gesu’ ha voluto liberare l’umanita’ ”dal cieco odio e dalla violenza”.
La pioggia e il vento gelidi trasformano la zona intorno al Colosseo in un tappeto di ombrelli, senza l’usuale corredo di candele accese, e inducono anche a qualche cambiamento di programma, con il Papa che assiste all’intera ”via dolorosa” da un gazebo in cima al Colle Palatino, rinunciando a percorrere con la croce le ultime tre stazioni. Prende il suo posto il card. Ruini, che pure aveva aperto la Via Crucis prima di consegnare la croce ai frati della Custodia di Terra Santa, a una famiglia romana, a una suora del Burkina Faso, a una ragazza
e a un sacerdote cinesi.
E proprio la tormentata realta’ dei cattolici cinesi fa da sfondo alle meditazioni scritte dal card. Zen. ”Il Papa – scrive il vescovo cinese – ha voluto che io portassi al Colosseo la voce di quelle sorelle e di quei fratelli lontani”.
E’ anche l’attrice Paolo Pitagora a leggere le meditazioni e le preghiere, che danno vita a un forte appello in favore della liberta’ religiosa e contro le ingiustizie perpetrate dalle autorita’ costituite. ”I Colossei si sono moltiplicati attraverso i secoli – si dice con riferimento allo storico luogo di martirio -, la’ dove i nostri fratelli, in varie parti del mondo, in continuazione della Tua Passione, vengono ancora oggi perseguitati”. Ed e’ questo un destino che riguarda anche la Chiesa, ”la Sposa di Cristo”, che ”in tante parti del mondo sta attraversando l’ora tenebrosa della persecuzione”.
Pilato diventa ”immagine di tutti coloro che detengono l’autorita’ come strumento di potere e non si curano della giustizia”, di fronte ai quali la preghiera e’ a che riconoscano ”l’innocenza” dei seguaci di Cristo e abbiano ”il coraggio di rispettare la liberta’ religiosa”.
Senza ricordare esplicitamente la Chiesa cinese, divisa tra patriottica e sotterranea, le meditazioni, trattando di Giuda, richiamano al ”tradimento” che ”sorprende soprattutto se riguarda anche i pastori del gregge”. L’invocazione proposta dal card. Zen, in tema di ”Chiesa perseguitata”, e’ che ”il sangue dei martiri diventi seme di nuovi cristiani”, con la certezza ”che le loro sofferenze, anche se sul momento sembrano completa sconfitta, porteranno la vera vittoria della Chiesa”.
Il Papa riceve la croce da Ruini solo al termine del percorso, subito prima di rivolgere la sua parola ai fedeli.
Questa volta non parla ‘a braccio’, legge un discorso che spiega il significato del Venerdi’ Santo, della morte di Gesu’ per la salvezza degli uomini.
”I nostri sguardi spesso distratti da dispersivi ed effimeri interessi terreni – dice Benedetto XVI – oggi volgiamoli verso Cristo. Fermiamoci a contemplare la sua croce. La croce sorgente di vita e scuola di giustizia e di pace, patrimonio universale di perdono e di misericordia, e prova permanente di un amore oblativo e infinito, che ha spinto Dio a farsi uomo vulnerabile come noi, sino a morire crocifisso”.
”Attraverso il cammino doloroso della croce – aggiunge – gli uomini di ogni epoca, riconciliati e redenti dal sangue di Cristo, sono diventati amici di Dio, figli del padre celeste”.
Secondo il Pontefice, ”purtroppo non sempre riusciamo a percepire la profondita’ di questo amore sconfinato che Dio nutre per noi, le sue creature. Per lui non c’e’ differenza di razza e cultura. Gesu’ Cristo e’ morto per affrancare l’intera umanita’ dalla ignoranza di Dio, dal cieco odio e violenza, dalla schiavitu’ del peccato”.
E se ”la croce ci rende fratelli e sorelle”, dobbiamo pero’ ricordarci che ”tanti, anche nella nostra epoca, non conoscono Dio” e ”credono di non aver bisogno di Dio”. Mentre invece, secondo papa Ratzinger, proprio ”dopo aver vissuto insieme la Passione di Gesu”’, dobbiamo lasciare ”che il suo sacrificio sulla croce ci interpelli” e permettere a lui ”di porre in crisi le nostre umane certezze”.

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