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Tibet : il Dalai Lama pronto alle dimissioni

Posted by agenziabarabc su marzo 18, 2008

Accusato dalla Cina di aver ispirato le manifestazioni di Lhasa, il leader spirituale dichiara di avere come “unica opzione le dimissioni”.  Sui rapporti con la Cina: “bisogna avere buone relazioni, dobbiamo vivere fianco a fianco”. Giappone e Australia escludono il boicottaggio delle Olimpiadi
Il Dalai Lama ha detto di essere pronto alle dimissioni se la situazione degenera e diventa incontrollabile. La dichiarazione è arrivata durante un incontro con la stampa a Dharamsala, in India, sede del parlamento tibetano in esilio. Il leader spirituale dei tibetani, accusato dalla Cina di essere dietro alle manifestazioni di Lhasa, ha detto di avere come “unica opzione le dimissioni se le cose vanno fuori controllo”. Il Dalai Lama ha anche aggiunto che l’indipendenza del Tibet non è all’ordine del giorno e  che “bisogna avere buone relazioni con la Cina e non bisogna sviluppare sentimenti anticinesi. Dobbiamo vivere fianco a fianco”.

La Cina intanto continua a sostenere che i morti negli scontri sono tredici, mentre secondo il governo tibetano sono almeno cento. Il primo ministro cinese Wen Jiabao accusa la “cricca del Dalai Lama” di aver premeditato e organizzato” le violenze nella capitale tibetana. Il premier sostiene inoltre che i disordini sono diretti a “sabotare le Olimpiadi” e che le forze di sicurezza cinesi non hanno usato armi da fuoco. Wen ha però ammesso che la rivolta si è estesa a molte zone del Paese.

Taiwan inon esclude di boicottare le Olimpiadi. Lo ha affermato il candidato favorito nelle elezioni presidenziali, Ma Ying-Jeou, che si presenta per il Partito Nazionalista.  L’ipotesi di boicottaggio è invece respinta dal Giappone, che attraverso il ministro degli Esteri Masahiko Komura, si è limitato a far sapere che “per il bene della Cina, è meglio che sia il più possibile aperta e trasparente” la gestione della crisi in Tibet.

In Australia una mozione del Senato federale, presentata dai Verdi e votata all’unanimità, esorta il Governo di Canberra a premere sulla Cina perché siano tutelati i diritti umani e non sia negato l’accesso dei media nell’area di crisi in Tibet. In diverse città australiane si svolgono iniziative contro la repressione dei manifestanti tibetani, ma l’esecutivo laburista esclude l’ipotesi di boicottaggio delle Olimpiadi. A Sidney alcuni esuli tibetani hanno bruciato bandiere cinesi davanti al consolato.

In India oltre duemila tibetani si sono riuniti a Siliguri chiedendo all’Onu un’inchiesta sulla repressione cinese. Dawa Gyalpo, uno degli organizzatori del raduno, ha accusato le Nazioni Unite di “osservare ciò che succede in Tibet senza fare nulla”.

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