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Al Senato la caduta del governo: 161 no, 156 sì

Posted by agenziabarabc su gennaio 25, 2008

Al Senato la caduta del governo: 161 no, 156 sì
Mastella: li avevo avvisati, ora nel Pd sarà bagarre

Rissa Udeur: Cusumano vota sì, aggredito dal collega Barbato, sviene E il partito lo espelle “per indegnità” 

ROMA (24 gennaio) – Il Senato ha negato la fiducia al governo Prodi con 161 no, 156 sì e un astenuto. Tre senatori (Pallaro, Pininfarina e Andreotti) non hanno partecipato alla votazione. I senatori presenti erano 319, 318 i votanti (Giuseppe Scalera, infatti si è astenuto). La maggioranza richiesta per questa votazione era di 160 voti. Dopo aver proclamato il risultato della votazione, il presidente del Senato Franco Marini ha convocato l’Aula “a domicilio”.

Il presidente del Consiglio andrà stasera al Quirinale per rimettere il mandato nelle mani del capo dello Stato.

Prodi: «Ogni crisi va affrontata a viso aperto». «Sono qui perché ogni crisi deve essere affrontata a viso aperto e non nei corridoi, perché c’è un luogo per affrontarla e si chiama Parlamento» aveva detto, nella replica in Senato sul voto di fiducia, alla fine del dibattito in aula, il premier Romano Prodi, che ha aggiunto: «Non è un gesto di testardaggine, ma semplicemente coerenza».
«Ho ascoltato con attenzione il dibattito, è stata la conferma di quanto fosse giusto essere qui» ha sottolineato il premier, mettendo in evidenza il «rispetto che nutro per il Parlamento e per il vostro ruolo impegnativo». Per il premier, bisogna «continuare a operare per il futuro delle riforme e dello sviluppo».

«Non si fugge davanti al giudizio del popolo». «Sono qui perché non si fugge davanti al giudizio di chi rappresenta il popolo – ha detto Prodi – L’Italia ha bisogno di proseguire il virtuoso cammino delle riforme economiche e sociali, affiancandogli le riforme istituzionali per mettere l’Italia all’altezza delle sfide che ci attendono. Soprattutto per questo chiedo a ciascuno di voi il voto di fiducia».

«Chiedo un voto motivato». «Ho deciso di essere qui oggi – aveva detto nel suo primo intervento d’apertura il premier – a chiedere un voto esplicito e motivato e nessuno può sottrarsi nel dovere di dire quale altre maggioranza chiede al posto di quella attuale». Prodi ha proseguito esortando a «giudicare il lavoro del governo con senso di responsabilità». Il presidente del Consiglio seguirà tutto il dibattito in Aula al Senato e, secondo quanto si è appreso, attenderà il voto di fiducia che ha chiesto nelle sue comunicazioni.

«L’Italia non può stare senza governo». «Arrestare l’esperienza di questo governo è un lusso che l’Italia non si può permettere», ha sottolineato Prodi. «Ai senatori e alle senatrici – ha proseguito – chiedo a ciascuno di voi la fiducia per riprendere con rinnovato slancio e con nuova consapevolezza quel processo riformatore di portata amplissima di cui il nostro Paese ha urgente bisogno». «Vi chiedo la fiducia – ha aggiunto Prodi – assicurandovi che sono ben consapevole che il governo stesso dovrà rafforzare le sue capacità decisionali, snellire le sue procedure, migliorare la sua resa, forse ridefinire le sue strutture e la sua composizione».

Apprezzamento per relazione Mastella su Giustizia. Aprendo il suo intervento Prodi ha ribadito il suo apprezzamento, e quello di tutto il governo, per la relazione sulla giustizia presentata da Mastella quando ricopriva la carica di Guardasigilli. «È una relazione – ha detto intervenendo al Senato – condivisa pienamente dal Consiglio dei ministri e che mette in evidenza luci ed ombre della giustizia in Italia e che sostiene ed apprezza il lavoro dei giudici, come ordinament».

«Torniamo alla Costituzione del ’48», ha detto ancora il premier, perché «la lettura della Carta del ’48 è rimasta quella della Prima repubblica, quando vera sede del potere erano i partiti, c’era assenza dell’alternanza e il governo non era scelto dai cittadini ma dalle segreterie dei partiti». Per Prodi bisogna superare quei «residui del passato che impediscono al sistema politico di operare al servizio dei cittadini», per arrivare a delle istituzioni che possano «funzionare in maniera più coerente e corrispondente alla volontà dei cittadini».

L’aggressione a Cusumano. Il senatore dell’Udeur Cusumano ha detto in aula che voterà la fiducia al governo Prodi e per questo è stato aggredito dal collega di partito Barbato. Cusumano ha sostenuto di scegliere «in solitudine, e in coerenza» per il Paese. Il capogruppo dell’Udeur ha aggredito il collega subito dopo l’intervento nel quale l’esponente del Campanile ha annunciato il suo sì al governo. Cusumano, dopo essersi messo a piangere, si è sdraiato tra i banchi colto da malore. Barbato ha gridato a Cusumano vari insulti, tra cui «cornuto e frocio». Poi, è stato allontanato dai commessi e da alcuni senatori del centrodestra. Barbato poco prima aveva deto rivolto a Cusumano: «’sto pezzo di me…».

«Barbato gli ha sputato in faccia e Cusumano si è sentito male. Si è messo a piangere ed è svenuto». Così Sergio De Gregorio, uscendo dall’aula del Senato, racconta ai cronisti quello che è accaduto e che è stato motivo dell’interruzione della seduta da parte del presidente Franco Marini. Cusumano è stato poi portato via dall’Aula di Palazzo Madama in barella. La seduta, doo una interruzione, è ripresa e il vicecapogruppo del Pd, Luigi Zanda, ha chiesto al presidente Marini di prendere provvedimenti contro Barbato. I senatori dell’Unione hanno applaudito a lungo.

Cusumano espulso dal partito per indegnità. Successivamente l’Udeur ha espulso Cusumano per indegnità politica. «La direzione nazionale dell’Udeur, preso atto della posizione assunta in sede di dichiarazione di voto sulla fiducia al governo dal senatore Nuccio Cusumano, ha deliberato la sua espulsione dal partito per indegnità politica». Loha comunicato l’Udeur in una nota.

Mastella dice no «con fermezza e dispiacere» e recita Neruda: “Lentamente muore”. «Non ci sono le condizioni, dico no con molta fermezza». Dopo aver letto una lunga poesia di Pablo Neruda, Ode alla vita – Lentamente muore , Mastella, visibilmente emozionato, ha annunciato il voto contrario sulla fiducia: «Non si può più andare avanti così – ha detto Mastella – questa maggioranza non c’è nei fatti, non c’è sul piano politico. C’è una crisi politica perché un partito non c’è più, un partito che ha contribuito al premio di maggioranza. Per questo dico no. anche se con dispiacere, perché il no tocca la sua persona».

Mastella: Prodi non mi ha ascoltato, ora nel Pd si apre la bagarre. «Ora nel Pd si apre la bagarre». E’ questa la previsione del leader dell’ Udeur, Clemente Mastella, espressa ai cronisti a Palazzo Madama. «Io avevo suggerito a Prodi – ha ricordato Mastella – di non venire in Senato e di lasciare impregiudicata la possibilità di un altro percorso politico, ma lui non mi ha ascoltato. Ora si aprirà una bagarre dentro al Pd».
«Ho visto il tono arrogante – ha proseguito Mastella – con cui hanno detto che vogliono andare al voto da soli. Hanno in alcuni salotti dei suggeritori, degli intellettuali, gli stessi che nel 1983 a De Mita suggerivano grandi cose, su cui io ero scettico, e per le quali perdemmo sei punti: fu il più grande calo della Dc».
A chi chiedeva a Mastella se avesse parlato con Prodi nelle ultime ore, l’ex Guardasigilli ha detto: «Ho risposto al telefono a Prodi ieri sera, avevo il cellulare acceso perché magari chiamava l’avvocato. Siamo in condizioni che non sappiamo nemmeno se rispondere al telefono, siamo in condizioni inquietanti».

Castelli: oggi Prodi consuma l’ultima vendetta. «Oggi Prodi viene in Senato per la sua ultima sfida non nell’interesse del Paese, ma per consumare la sua ultima vendetta in uno scenario da “notte dei lunghi coltelli”, nell’estremo e illusorio tentativo di avvelenare i pozzi del centrosinistra»: lo ha detto nell’aula del Senato il capogruppo della Lega, Roberto Castelli, che accusa Prodi «di aver passato gli ultimi giorni e le ultime notti alla caccia dell’ultimo senatore promettendo le cose più inconfessabili». Castelli fa un gioco: recita cinque frasi e invita i colleghi senatori a indovinare se a pronunciarle sia stato Benito Mussolini e Romano Prodi. E attacca la sinistra: «Ormai siete sulla zattera della Medusa, politicamente avete perso e fino ad ora siete andati avanti solo grazie alla pattuglia militarizzata dei senatori a vita, andando avanti sulle bugie».
Mentre Mastella aveva citato Pablo Neruda, Castelli si è richiamato a “Le radeau de la Meduse”, la zattera della Medusa, celebre dipinto del francese Theodore Gericault, che illustra un fatto realmente accaduto: il naufragio, nel 1816, della fregata della marina francese, “La Meduse”, appunto, incagliatasi in un banco di sabbia al largo delle coste dell’attuale Mauritania. Dei 139 naufraghi, solo 13 vennero raccolti, 13 giorni dopo , dal battello “Argus”.

Franceschini: mai più alleati con chi oggi vota no. Il Pd non si sarà mai più alleato di chi oggi voterà contro la fiducia a Prodi. Lo ha detto il vice segretario del Partito democratico Dario Franceschini. Ai cronisti che a Montecitorio chiedono se sarà possibile allearsi in futuro con chi oggi non sosterrà Prodi, Franceschini risponde: «Con chi oggi vota no sono impossibili alleanze future».

«E’ assolutamente giusta e condivisibile la scelta di Prodi di parlamentarizzare la crisi in modo che tutto sia chiaro – ha aggiunto Franceschini – . Il voto di fiducia al Senato, da cui noi ci aspettiamo esito positivo, in ogni caso renderà trasparente davanti a tutti gli italiani la scelta di chi, come noi, mantiene il patto assunto con gli italiani e il sostegno a Prodi e chi, per un motivo o per l’altro, ha cambiato idea e tradito quel patto».

Bonino: chi vota no deve metterci la faccia. Il ministro per il Commercio estero, Emma Bonino esprime soddisfazione per la “parlamentarizzazione” della crisi. «Il rispetto delle procedure è legittimo e doveroso nei confronti degli italiani», ha detto parlando al Senato. «Gli italiani devono sapere chi vota sì e chi vota no al Senato», ha aggiunto esprimendo preoccupazione per il rischio di una paralisi del Paese che potrebbe protrarsi per mesi. In questo contesto, le elezioni anticipate – secondo il ministro – sarebbero il male «peggiore» rispetto ad altre soluzioni. «Per questo chi le provoca se ne deve assumere la responsabilità, metterci la faccia e dirlo agli elettori», ha aggiunto.

Dini e i suoi votano no. Giuseppe Scalera ha preannunciato che i senatori diniani non rinnoveranno la fiducia al governo. «Una scelta sofferta – ha spiegato nella dichiarazione di voto nell’aula del Senato – che poteva e doveva essere evitata. La crisi doveva tradursi in dimissioni nelle mani del presidente della Repubblica e aprire una fase nuova per il governo istituzionale. Lei non ha inteso seguire il nostro suggerimento. Crediamo che il Paese non debba essere condannato all’ingovernabilità del Senato. Per evitare un’agonia ed il ricorso alle urne noi non rinnoviamo la fiducia al suo governo».

Il Pdci: un vero guerriero. «Quell’autentico guerriero che corrisponde al nome di Romano Prodi, ha deciso di andare al Senato a chiedere la fiducia». Così il segretario dei Comunisti Italiani Oliviero Diliberto ha informato la direzione del Pdci, si legge in una nota, della decisione del premier di recarsi al Senato per la fiducia. «Bravo Prodi. La sua decisione di andare al Senato e di chiedere la fiducia dimostra coraggio e coerenza verso gli elettori che due anni fa gli hanno dato il mandato a governare per un’intera legislatura. Con questa decisione dimostra di essere il vero leader della coalizione», ha aggiunto Pino Sgobio, capogruppo del Pdci.

Prc: aritmetica è contro Prodi. Il presidente dei senatori del Prc, Giovanni Russo Spena, non fa troppo affidamento sull’aritmetica per la fiducia che il Senato voterà oggi. «Facendo i conti aritmetici – ha spiegato rispondendo a una domanda dei giornalisti al Senato – è molto improbabile che il governo possa farcela. Apprezziamo molto però che Prodi in base alla Costituzione abbia deciso di portare in Parlamento la crisi politica: è un dato di dignità civica che il popolo sicuramente apprezzerà».

Mussi: elezioni anticipate sicure. Non ci sono alternative è sicuro che si va verso l’elezioni anticipate. Ne è convinto il ministro dell’Università e della Ricerca, Fabio Mussi, che questa mattina ha delineato quelli che a suo avviso saranno i futuri sviluppi della crisi. «Cosa abbia deciso Prodi questa notte – ha detto Mussi – non lo so. Il problema – ha sottolineato – è che si va ad elezioni anticipate. Bisogna vedere esattamente per quale strada». Il ministro ha quindi fatto il paragone con il «tom tom che indica le possibili strade alternative per andare in un determinato posto. Forse – ha aggiunto – ci sono due-tre percorsi alternativi ma è del tutto evidente che si va ad elezioni anticipate. Le varianti – ha concluso Mussi – sono tante sul percorso, penso abbastanza breve, che ci porterà ad elezioni anticipate che ormai sono sicure».

Il no di Turigliatto. Il senatore dissidente di sinistra critica Franco Turigliatto conferma il suo “no” alla fiducia al Governo Prodi, se stasera si dovesse arrivare al voto in Aula al Senato. Turigliatto e Cesare Salvi (Sd) si sono già resi protagonisti questa mattina di un breve siparietto al Senato. Non appena Turigliatto è arrivato alla buvette per la colazione, Salvi, che nel frattempo conversava con Giovanni Russo Spena (Prc), gli ha chiesto: «Allora ci hai ripensato? Il tuo voto è determinante». E Turigliatto, sorridente, gli ha risposto: «Determinante io? Perché Fisichella no?».

Il sì di Cossiga. «Se ci sarà da votare voterò per il Governo. Io sono una persona responsabile». Lo ha detto il senatore a vita Francesco Cossiga durante la trasmissione Unomattina. Cossiga dichiarerà in Senato che voterà a favore del governo Prodi per carità di patria, aggiungendo che «questa volta sarà l’ultima, perché la democrazia e il sistema politico italiano non può passare da cardiopalma a cardiopalma».

Salvi: Veltroni ha responsabilità nella fine dell’Unione. «Walter Veltroni ha la responsabilità di aver decretato la fine della maggioranza quando sabato scorso, in un momento delicato per il centrosinistra, ha annunciato che il Pd potrebbe correre anche da solo alle prossime elezioni – ha detto Cesare Salvi, della Sinistra democratica – Se vogliamo dare il governo a Berlusconi si faccia a meno delle elezioni, si provveda direttamente».

 

font: ilmessagero.it

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