Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 15, 2008
Fuoriprogramma bollente in tv
Fuoriprogramma bollente per Alba Parietti. La presentatrice, per presenziare a una trasmissione tv, ha scelto un micro-abito nero in pizzo. Bella e sexy come non mai, Alba era davvero incantevole. Peccato però che la Parietti non abbia fatto i conti con la poltrona. E così, come mostrano le foto di Novella Duemila, quando è arrivata l’ora di alzarsi la showgirl ha mostrato integralmente le sue grazie: uno spettacolo davvero inatteso.
E così, dopo Belen Rodriguez, ecco che Markette, la trasmissione di Piero Chiambretti, regala un altro spettacolino bollente.

Anche stavolta la protagonista è una donna bellissima e sensuale.
Niente spallina, come per la fidanzata di marco Borriello, ma una poltrona galeotta per la Parietti.
Quando infatti è arrivata l’ora di alzarsi per i saluti finali, Alba, complice anche l’abito un po’ troppo corto e stretto, si è vista costretta ad aprire leggermente le gambe offrendo al pubblico a casa uno spettacolo davvero inatteso, ma sicuramente molto gradito.

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Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 15, 2008

( 14-mag-08 ) - Adottato nel corso dell’ultimo Consiglio comunale il “Regolamento per la gestione del demanio marittimo”. Per la prima volta, dunque, l’Amministrazione comunale agropolese si dota di uno strumento che disciplina la gestione delle spiagge e la concessione delle aree demaniali.
Il testo del regolamento (presente sul sito internet del Comune di Agropoli), resterà pubblicato all’Albo Pretorio per 15 giorni, durante i quali tutti coloro che ne abbiano interesse potranno presentare le osservazioni ritenute opportune e che il Consiglio Comunale avrà l’obbligo di valutare e di prendere in considerazione. Ultimata questa fase il regolamento per la gestione del demanio marittimo sarà approvato definitivamente.
«Per la prima volta – afferma l’Assessore al Mare, Franco Scognamiglio – dopo tanto tempo di stallo, anche Agropoli si è dotato di uno strumento che riteniamo importante e fondamentale per la gestione del demanio e delle spiagge, attraverso il quale si disciplina lo svolgimento delle funzioni e dei compiti amministrativi in materia di gestione e di uso dei beni e delle pertinenze del demanio marittimo e di zone del mare territoriale per attività turistico-ricreative».
«E’ importante – commenta il Sindaco di Agropoli, Franco Alfieri – l’adozione di questo regolamento attraverso il quale si avrà la possibilità, con una gestione razionale del demanio marittimo, di stimolare l’economia con l’apertura di nuove strutture balneari e servizi legati alle spiagge».
La Concessione demaniale marittima può essere rilasciata per l’esercizio delle seguenti attività: gestione di stabilimenti balneari e spiagge libere attrezzate; gestione di strutture turistico-ricreative; attività sportive compatibili con la balneazione; gestione di punti di ormeggio e di specchi acquei; gestione di pedane a terra adibite a sosta e solarium; gestione di attività produttive in aree demaniali e negli specchi acquei antistanti. Nell’ambito del territorio demaniale marittimo, inoltre, potranno essere consentite attività di natura commerciale, coerenti con la fruizione della spiaggia e con le attività balneari in genere, in conformità alle prescrizioni della pianificazione in materia commerciale e delle attività distributive approvata dal Comune di Agropoli.
L’assegnazione dell’area demaniale marittima con le relative pertinenze può avvenire secondo i seguenti tipi di procedura: a) l’Amministrazione comunale procede all’individuazione delle aree disponibili e delle tipologie di intervento in esse consentito. Tali superfici, una volta individuate, saranno oggetto di assegnazione previa procedura ad evidenza pubblica; b) le aree e/o i beni con le relative pertinenze, differenti da quelle individuate dall’Amministrazione comunale, possono essere concesse tramite il procedimento amministrativo ad istanza di parte.
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Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 14, 2008
Il Barcellona sarebbe pronto a mettere sul piatto i cartellini di Ronaldinho e Zambrotta più altri 20 milioni di euro. L’ivoriano: «Ho detto a Maldini che voglio giocare con lui»

BARCELLONA
Il nuovo obiettivo del Barcellona è Kakà. Dopo che il Real Madrid si è defilato, è ora il club blaugrana a puntare sul Pallone d’Oro in carica e secondo il quotidiano catalano Sport è pronta una mega-offerta da presentare al Milan per il fantasista brasiliano.
Il Barcellona sarebbe pronto a mettere sul piatto i cartellini di Ronaldinho e Zambrotta più altri 20 milioni di euro cash per convincere i rossoneri a lasciar partire Kakà, in un’operazione stimata dunque intorno ai 60 milioni. E se non fosse sufficiente, i blaugrana inserirebbero tra le contropartite anche Deco, destinato a fare le valigie dopo l’addio di Rijkaard.
Kakà sarebbe uno dei tanti tasselli della rivoluzione del Barca, pronto, secondo As, ad ascoltare offerte anche per Samuel Etòo. I problemi muscolari frequenti e il suo atteggiamento nei confronti di compagni e staff avrebbero spinto la società a metterlo sul mercato, e con lui anche i vari Giovani, Gudjohnsen, Ezquerro, Zambrotta, Edmilson e Thuram. Il candidato numero uno a prendere il posto di Etòo è l’attaccante dell’Arsenal, Emmanuel Adebayor, che in un’intervista a Mundo Deportivo apre a un suo possibile trasferimento. «Nessuno ha parlato con me o con i miei agenti e se le cose cambieranno non lo so - afferma l’attaccante togolese - Io per ora posso solo aspettare ed è chiaro che sarei felice di giocare nel Barcellona perchè è uno dei club più importanti del mondo. Non chiudo nessuna porta ma il Barca deve farsi avanti».
Quasi fatta, sempre secondo «Mundo Deportivo», per Daniel Alves, che sarà di fatto il primo rinforzo per la prossima stagione, mentre secondo Marca il ds Txiki Begiristain avrebbe già contattato i procuratori di Dani Guiza, attaccante del Maiorca, per portarsi in vantaggio su Inter, Milan e Roma, le altre società fortemente interessate al giocatore.
«Sogno di giocare nel Milan». Firmato, Didier Drogba.
Il centravanti ivoriano del Chelsea ha messo nero su bianco la dichiarazione d’amore nei confronti della maglia rossonera. L’attaccante svela il suo desiderio in un passaggio della sua autobiografia pubblicato dal tabloid The Sun. «Tutti i giocatori sognano di firmare per il Milan», dice Drogba. «Ho spiegato a Paolo Maldini che vorrei unirmi al Milan con tutto il cuore», aggiunge prima di rivelare altri dettagli. L’attaccante racconta di aver raggiunto Milano con un volo privato e di aver incontrato l’amministratore delegato del Milan, Adriano Galliani. Il dirigente rossonero avrebbe chiesto al giocatore: «Quando ti piacerebbe giocare nel Milan?». Risposta inequivocabile: «Quando volete voi, dipende tutto da voi. Preparate i soldi e andate dal Chelsea». Secondo il resoconto del Sun, Galliani avrebbe presentato un’offerta ai blues 24 ore dopo.
Drogba avrebbe incontrato Galliani e Maldini nell’agosto del 2006, quando il Chelsea era ancora allenato dal portoghese Jose Mourinho. Il viaggio dell’ivoriano avrebbe mandato su tutte le furie il manager lusitano: Drogba, infatti, aveva chiesto un permesso al club per andare dal suo dentista di fiducia a Parigi. «Mi fidavo di te, ho fatto il possibile per te. Mi dici che vai dal dentista a Parigi e invece sei a Milano, per parlare del tuo trasferimento. Mi hai mentito, non hai mantenuto la parola», avrebbe tuonato Mourinho. Il tradimento costò a Drogba la retrocessione nella squadra delle riserve per la successiva partita contro il West Ham. Lo strappo venne comunque ricucito, visto che il centravanti finì per realizzare 34 gol nella stagione 2006-2007.
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Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 14, 2008
Berlusconi cambia tono e ridisegna per la nuova legislatura un profilo costituente e per se stesso quella di uno statista che, come più volte ha detto in modopiù o meno aperto, «vuole passare alla storia».
Nel discorso con cui si è presentato alle Camere per il dibattito sulla fiducia, l’elemento di novità non è dato tanto dai contenuti che in massima parte ricalcano i punti del programa elettorale, quanto nel tono: Berlusconi abbandona il frasario livoroso e muscolare e rilancia il dialogo arrivando anche a esprimere apprezzamenti per il governo ombra varato dal Pd («può essere d’aiuto»). Un clima di conciliazione sugellato poi dall’applauso all’intervento di Fassino durante il dibattito in Aula.
Un discorso senza sbavature polemiche ma incentrato sulla politica del fare e dove domina la parola «crescita» declinata non solo nei significati economici. La crescita, spiega il premier, è quella della produzione di ricchezza ma anche del rilancio dei cervelli e dei talenti, del sostegno al Nord e degli aiuti al Sud, della realizzazione dele infrastruturre, della promozione della famiglia, della regolamentazione dell’immigrazione e dei mercati finanziari.
Berlusconi auspica una fase nuova e manda in soffitta «lo scontro antropologico» ma senza che questo significhi l’inciucio. Meno di mezz’ora, circa 16 cartelle, per aprire una stagione nuova non più contrassegnata dalla guerra e dalla contrapposizione parlamentare, come l’esito elettorale ha indicato. «L’esito del voto è stata la prima grande riforma» ha detto Berlusconi sottolineando che «gli italiani ci hanno chiesto di cambiare». Nel discorso che ha raccolto ben 27 applausi di cui quattro condivisi con l’opposizione, il premier ribadisce che «l’Italia non ha tempo da perdere» e occorre «uno sforzo comune affinchè chi governa e chi controlla l’operato del governo facciano il proprio mestiere». Quindi ha auspicato che in Parlamento si possano realizzare «convergenze sulle ben note modifiche del sistema istituzionale». Il Cavaliere ribadisce di non si faranno «miracoli» ma «alcune piccole grandi cose». Sa va dalla soluzione dell’emergenza rifiuti a Napoli, all’abolizione dell’Ici sulla prima casa, dalla detassazione degli straordinari, alle nuove regole per la scurezza. «Noi non abbiamo cavalcato la paura ma vogliamo liberare i cittadini dalla paura».
Berlusconi richiama l’amor di Patria dice che «il Paese deve rialzarsi perchè ha tutte le possibilità per rimettersi in corsa». E tra gli strumenti per favorire la crescita il premier cita il «fedelarismo fiscale solidale, annuncia un piano di risorse per aumentare la crescita demografica e conferma un intervento su Alitalia «senza svendere o rinazionalizzare». Il cavaliere non trascura altri temi caldi: il lavoro che «deve essere più sicuro e qualificato», il precariato che contrastato senza indulgere alla «retorica del posto fisso e mal pagato», l’immigrazione che va gestita «restando padroni in casa nostra ma mantenendo la capacità di accoglienza del nostro popolo». Sulle tasse ribadita la linea che l’evasione va contrastata ma «ristabilendo il principio liberale che le tasse non sono belle in se ma devono avere come corrispettivo la qualità dei servizi».
Ma perchè l’Italia si rialzi sono necessarie le riforme capaci di aggiornare le istituzioni. Basta «teatrino noi siamo a disposizione, nessuno si deve sentire escluso perchè ora le riforme sono largamente condivise in questo Parlamento». Il premier chiede di «respirare a pieni polmoni questa aria nuova» e se «il governo sarà messo in grado di decidere non avrà interesse a considerare colleghi e avversari come nemici e se l’opposizione non troverà intralci nella sua opera non avrà interesse a mostrare un profilo muscolare». Berlusconi poi dice di non essersi mai sentito «un uomo solo al comando ma di aver sempre puntato sullo spirito di squadra». Fa anche autocritica quando dice che in passato il dialogo è fallito «anche per una mia stanchezza e disattenzione». I cardini delle riforme proposte dalpremier sono rafforzamento dei poteri del governo, maggiori poteri di controllo all’opposizone, riduzione del numero dei parlamentari, assetto federalista e la «riconsiderazione condivisa della legge elettorale anche in vista del referendum».
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Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 13, 2008

(12/05/200
- Per le morti bianche bisogna fare come la lotta alla mafia: espellere dalle associazioni di categoria coloro che non rispettano le norme sul lavoro. Lo ha dichiarato il Dirigente di AN-Popolo della Libertà, Rosario Lopa, a margine dell’incontro sulla sicurezza sul lavoro, tenutosi questa mattina a Napoli, presso la scuola della Protezione Civile. Bisogna sempre più coordinare la sicurezza sui luoghi di lavoro, ha ribadito l’esponente del partito di Fini, riordinare la materia in un testo unico, semplificare, coordinare, ma soprattutto investire sulla prevenzione. Bisogna sottolineare, ha spiegato Lopa, non solo l’importanza della sicurezza sul lavoro, che ancora necessita nella nostra Regione e in tutto il Paese di una rilevante attenzione, ma anche confermare l’impegno delle forze sociali, politiche e sindacali sulle nuove forme del lavoro, in cui più facilmente si annida la precarietà e l’incertezza per il futuro, specialmente tra i più giovani. Il 2008 dovrà essere l’anno dei lavoratori: l’emergenza salari, il caro vita, la pressione fiscale sono le urgenze alle quali, insieme al drammatico fenomeno degli infortuni sul lavoro, occorre dare risposte concrete, magari ripartendo dalla centralità del lavoro per il bene per combattere gli infortuni sul lavoro e i fenomeni del lavoro nero e del caporalato. Le morti bianche sono un grande problema soprattutto per le città come Napoli, ha proseguito Lopa,nella regione come nel paese ci sono troppe norme confuse e contraddittorie che sono applicate male: occorrono poche norme chiare che permettono di orientare l’imprenditore su quelle che sono le cose essenziali e non su cervellotici provvedimenti. E’ indispensabile, ha concluso il rappresentante della Destra Sociale, un’estrema attenzione nei controlli e un coinvolgimento effettivo delle istituzioni, ma anche delle parti sociali. Italia maglia nera. Un milione di incidenti l’anno con un lavoratore ucciso in media ogni 7 ore, per un totale che arriva a quota 1.300 morti ogni 12 mesi a causa del lavoro. Negli ultimi mesi, poi si sono verificati alcuni tra i più tragici incidenti sul lavoro. Primo di tutti quello del 6 dicembre 2007 a Torino, con sette operai del turno notturno morti in un incendio nello stabilimento della acciaieria ThyssenKrupp. I dati ufficiali dicono che nel 2007 i morti per incidenti sul lavoro sono stati 1.260 a fronte di poco più di 913 mila incidenti: secondo l’Inail, si è avuta una diminuzione rispetto al 2006, sia per gli incidenti (erano stati 928 mila) sia per i morti (due anni fa se ne erano contati 1.361). Numeri drammatici, soprattutto se si considera che un’indagine dell’Inca Cgil di Bruxelles consegna all’Italia il triste primato di maglia nera dell’Europa a 15: e lo fa sui dati del 2005, gli ultimi comparabili, quando le morti non raggiungevano ancora le mille unità ma erano, da sole, quasi un quarto del totale di incidenti mortali registrati nell’Unione.
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Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 9, 2008
Con il giuramento di oggi il governo Berlusconi comincia la sua nuova avventura. Per poter lavorare a pieno ritmo mancano ancora le nomine dei viceministri e dei sottosegretari, che avverranno lunedì. A seguire ci sarà poi la scelta delle presidenze di commissione della Camera e del Senato. A quel punto, al massimo entro due settimane, Governo e Parlamento potranno lavorare a pieno regime.
Nel frattempo però il nuovo governo Berlusconi non resterà con le mani in mano. Ci sarà come promesso il primo Consiglio dei Ministri operativo a Napoli con le prime decisioni in tema di rifiuti, saranno ultimati i primi decreti e disegni di legge con le nuove misure per la sicurezza dei cittadini, con l’abolizione integrale dell’ICI, con gli interventi per aumentare i salari dei lavoratori. Sarà l’inizio di un cammino riformatore che nei prossimi cinque anni deve tirare fuori l’Italia dalla situazione in cui si trova. Il governo e la maggioranza faranno la loro parte ma avremo bisogno di non essere lasciati soli dai nostri sostenitori, specie nei momenti difficili, che, come in tutte le imprese umane, non mancheranno di capitare.
Contiamo come sempre sul tuo sostegno. Ora, finalmente, per il governo Berlusconi, un governo che nasce “deciso a decidere”, è il momento di cominciare a lavorare. Per capire come, leggi il commento in www.ilpopolodellaliberta.it.
Grazie per l’attenzione.
on. Antonio Palmieri
responsabile comunicazione elettorale e internet Forza Italia/PDL
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Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 6, 2008

Gli ultimi elementi per chiudere il cerchio del nuovo governo Silvio Berlusconi ormai li ha raccolti tutti. Se fosse per lui potrebbe andare già domani al Quirinale per dare al Capo dello Stato la lista dei ministri. I tempi lunghi che dopo le elezioni sono richiesti per mettere il nuovo esecutivo in condizioni di lavorare - tra rituali parlamentari e minuetti istituzionali - gli sono diventati insopportabili. Li ha criticati più volte in queste settimane. «Come si fa a lasciare un paese senza un governo, paralizzato per venti giorni? - si è sfogato- .
E’ assurdo. Basterebbero dieci giorni. Sono tempi che appartengono ad un’altra epoca. Bisognerebbe velocizzare le procedure».
Appunto, questa sarebbe una tra le prime riforme da varare per il Cavaliere. Ma il «surplace» istituzionale di cui sicuramente non sentiva bisogno, gli ha dato comunque la possibilità di valutare con attenzione gli ultimi nodi. Sulla giustizia alla fine Berlusconi ha scelto quella che considera la via maestra e più consona ai suoi obiettivi: «Ho bisogno di avere lì un uomo di mia fiducia. Sarà un ministero fondamentale e delicato». Per cui il nome dell’ex-ministro del Senato Marcello Pera è venuto meno. Tolto quello di Elio Vito (ieri ha annunciato ai deputati del Pdl che sarà ministro per i rapporti con il Parlamento) perché le associazioni dei magistrati avevano storto il naso, sono ritornati in ballo i nomi di Claudio Scajola e di Angelino Alfano. Il primo ha continuato a declinare l’offerta un po’ perché preferisce il dicastero per lo sviluppo economico, un po’ perché su quella poltrona si sente «esposto». Alfano, invece, si è visto rifilare dal premier un discorso che difficilmente avrebbe potuto rifiutare: «Ci sono dei momenti in cui bisogna avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e io in te ripongo la massima fiducia. Nè tantomeno possiamo dare l’immagine all’esterno che Forza Italia non ha un uomo in grado di fare il guardasigilli». Messa così per Alfano era difficile dire ancora no, malgrado le mille riserve espresse nei giorni scorsi («io non sono nato a Verona o a Vicenza ma a Palermo») ha superato la «sindrome Mastella».
Le qualità del nuovo ministro della giustizia saranno, quindi, «fiducia», «capacità» e «fedeltà». Inoltre un ministro siciliano in un dicastero così importante permette al Cavaliere di abbassare almeno un po’ verso sud il baricentro del suo governo. Sull’altra questione, quella del ministero del Welfare reclamato da An, Berlusconi ha tenuto duro anche nel colloquio di ieri con Fini. Per il Premier gli alleati non hanno altra strada che accontentarsi. Nella testa di Berlusconi il welfare dovrebbe andare ad un altro ministro siciliano, Stefania Prestigiacomo, che avrebbe come viceministri due tutori: alla salute il “tecnico” di fama internazionale, Feruccio Fazio, e Maurizio Sacconi. Quest’ultimo, però, è poco convinto perché continua ad aspirare ad un posto di ministro. E An? Per Andrea Ronchi che in questi giorni si è dato molto da fare per entrare nel governo, è ancora tutto da vedere ma non ci sarà un ministero. Il compromesso potrebbe prevedere, invece, la carica di vice-ministro dell’Interno per Mantovano (con deleghe simili a quelle che aveva il diessino Marco Minniti nel governo Prodi) e un ministero senza portafoglio per Giorgia Meloni.
Il Cavaliere non ha intenzione di concedere di più. E in questa posizione è spalleggiato anche dal suo “gran visir” Gianni Letta. Si tratta di una questione di principio: secondo lui tra due partiti che si apprestano a fondersi in un unico soggetto politico, le trattative estenuanti sulle poltrone sono del tutto inconcepibili. Naturalmente la vicenda avrà ancora qualche altro strascico ma difficilmente l’epilogo uscirà fuori da questo canovaccio. Dovrebbe avercela fatta invece la Brambilla, che insisti oggi, insisti domani sembra aver strappato il ministero per l’ambiente e probabilmente sarà una delle quattro donne che parteciperanno ai prossimi consigli dei ministri.
Insomma, salvo colpi di scena l’elenco dei ministri del quarto governo Berlusconi è già pronto. Un governo che fa della «coesione» la sua maggior virtù ed è fatto ad immagine e somiglianza del capo. Del resto nelle intenzioni del premier, non sarà un esecutivo che si perderà in chiacchiere: dialogherà con tutti per il necessario ma, soprattutto, dovrà decidere, soddisfare la voglia di governo che ha l’opinione pubblica italiana che gli ha assicurato una maggioranza parlamentare importante. E se questo il compito il premier ha concesso ancora meno agli “esterni” rispetto al suo gabinetto precedente: i ministri sono espressione della coalizione, non ci sono “esterni” alla Ruggero. L’ambasciatore per il made in Italy di cui è stato insignito Luca di Montezemolo non è un incarico ma un impegno personale. E anche l’identikit del nuovo Guardasigilli dimostra che nella politica del quarto gabinetto Berlusconi il dialogo sarà pure importante ma la priorità è, soprattutto, governare, decidere. Un segnale che anche i magistrati farebbero bene a cogliere.
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Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 5, 2008

Roma - Sabato l’ha difeso. Il mio, spiega Massimo D’Alema, è stato gesto «istituzionale», la «doverosa reazione» a «un’intollerabile ingerenza» della Libia «negli affari interni del nostro Paese» per «tutelare l’autonomia nazionale e anche un principio costituzionale». Così adesso lo può criticare: «Considero inopportuno che un uomo politico che abbia responsabilità istituzionali faccia ciò che fece Roberto Calderoli» nel 2006, indossando pubblicamente una maglietta con una vignetta anti-islamica. Quanto a Silvio Berlusconi, «spero che il nuovo governo tenga conto dell’esperienza ed eviti vecchi errori».
E non si tratta, dice D’Alema, di un ripensamento. «Sono il ministro degli Esteri della Repubblica italiana - dice a In Mezz’ora su Rai tre - e se un Paese straniero cerca di influire con una polemica, di ingerirsi nella formazione del governo, ritengo obbligatorio reagire per difendere la nostra autonomia». Da qui la scelta di «coprire» Calderoli, con quella nota della Farnesina che replicava all’attacco di Gheddafi junior. Insomma, è stato «un intervento istituzionale, e ci si stupisce perché in Italia non è proprio così consueto». «Io - prosegue D’Alema - mi sono mosso perché sono preoccupato che il lavoro molto buono che abbiamo fatto in politica estera in questi due anni, riallacciando i rapporti con molti Stati, non vada disperso. Cerco anche di tranquillizzare molti partner che considerano con qualche preoccupazione il ritorno della destra. Spero che Berlusconi, nel formare la sua squadra e nell’impostare la politica del suo esecutivo, tenga conto di questa esperienza».
Conclusione: «Ognuno deve comportarsi rispettando le regole, auspicando che lo facciano anche gli altri». Tripoli ha sbagliato parecchio polemizzando, minacciando ritorsioni, mettendo bocca sulle scelte di un Paese sovrano. Ma pure Calderoli, sostiene il ministro degli Esteri, è il caso che lasci le sue t-shirt nel cassetto: «Indossando la maglietta offensiva nei confronti dell’Islam, innescò una catena di reazioni e di provocazioni molto negativa. Spero che l’esperienza del passato serva alla destra che torna al governo per evitare di ripetere gli errori del passato».
È nostra cura capire le preoccupazioni dei governi e dei popoli amici e ascoltarne i consigli - dice il suo successore Franco Frattini - ma il rispetto delle decisioni di chi è investito del governo del proprio popolo è un pilastro della democrazia interna e internazionale». Il vicepresidente della Commissione Ue ricorda poi che il Pdl «ha promesso sicurezza a un Paese dove gli stranieri troppo spesso scambiano accoglienza e gentilezza per debolezza, e la garantiremo». Gianni Alemanno elogia l’intervento di D’Alema: «Ha fatto bene a dare questo segnale chiaro». Margherita Boniver invece polemizza: «Calderoli si dimise, altri come Bassolino sono ancora lì».
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Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 5, 2008
Il brasiliano è stato il trascinatore nel successo nel derby che significa 4° posto per il Milan. I centravanti di Reggina e Parma hanno segnato gol pesanti in chiave salvezza. Fiorentina, doppia delusione: Uefa e campionato. Vota i Più e i Meno della settimana
Ricardo Kakà e Nicola Amoruso: hanno vissuto una domenica da leoni
MILANO, 5 maggio 2008 - Il Milan vince il derby, si issa al quarto posto e tiene vivo il campionato grazie anche al successo della Roma. La Fiorentina perde ai rigori la semifinale di Uefa contro i Rangers Glasgow e poi cade a Cagliari cedendo per il momento il posto nella prossima Champions League. Il Siena fa l’impresa contro la Juventus. In coda esultano Reggina e Cagliari e si disperano Empoli e Catania. Sono i temi dei Più e i Meno della settimana. Assegnate gli oscar del calcio di casa nostra votando il sondaggio.
I PIU’ - Il
MIlan è la squadra della settimana. Vince giocando bene il derby, issandosi al quarto posto, e rinvia - perlomeno - la festa scudetto dell’Inter. Con Inzaghi e Kakà al massimo è tutta un’altra musica per gli uomini di Ancelotti. La qualificazione alla prossima Champions dipende ora solo dai rossoneri, e non più dai risultati delle antagoniste. Bene Reggina e Cagliari. Gli amaranto vincono a Catania, un campo difficile, una cruciale sfida salvezza; i rossoblù stendono anche la Fiorentina e ora vedono la salvezza ad un passo.
Kakà è il giocatore della settimana. Decide il derby milanese con un gol ed un assist. Straripante come solo lui sa esserlo quando è al meglio. Bravi Amoruso e Lucarelli. Attaccanti di razza. Che rilanciano con reti decisive le quotazioni salvezza di Reggina e Parma.
Beretta è l’allenatore della settimana. Subentrato a Mandorlini dalla 13ª giornata, con la squadra in caduta libera, ha traghettato il Siena in acque tranquille. Fino alla salvezza anticipata arrivata col botto, la vittoria sulla Juventus. Applausi anche per Marino e Spalletti. Il tecnico dell’Udinese si rilancia con il successo di Empoli, che significa sorpasso in chiave Uefa alla Sampdoria. Quello della Roma tiene aperto il campionato sbancando Marassi grazie alle parate del suo portiere, certo, ma pure vincendo 3-0.
I MENO -
Fiorentina sotto accusa sportiva. In 4 giorni rischia di aver compromesso i due obiettivi stagionali: l’eliminazione in Uefa con i Rangers e il k.o. di Cagliari sono duri da digerire. Male Inter e Sampdoria. I nerazzurri toppano nel derby sciupando l’occasione di festeggiare il tricolore nella maniera più bella: contro i “cugini”. I blucerchiati crollano in casa in maniera sciagurata.
Vieri finisce dietro la lavagna. Contro i Rangers entra nel concitato finale, si “mangia” un gol quasi fatto e non concretizza altre occasioni. Poi ai rigori trema, proprio lui, l’uomo d’esperienza. Dal dischetto calcia alto: è l’errore decisivo. E si fa anche male: sfortunato. Male Balli e Vieira. Il portiere dell’Empoli si fa impallinare da un tiro tutt’altro che irresistibile di Quagliarella. Una “cappellata” che rischia di costare la serie B all’Empoli. Il centrocampista dell’Inter commette un errore che è un peccato calcistico mortale: spalanca la porta a Kakà, che non si fa pregare e segna il 2-0.
Cagni mastica amaro. Il suo Empoli cade in casa complicando parecchio le prospettive in chiave salvezza. Male anche Prandelli, coinvolto nel naufragio settimanale della sua Fiorentina, e Zenga, il cui Catania perde a domicilio una partita che non poteva permettersi di perdere. Più attenuanti per Orsi, appena tornato sulla panchina di un Livorno a un passo dal baratro.
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Pubblicato da agenziabarabc su Maggio 1, 2008

Seguendo il modello del progetto Genoma, un consorzio nazionale porterà avanti lo studio per la genomica dei tumori. La ricerca è volta allo studio di tutti quei cambiamenti del Dna che sono in qualsiasi misura legati alla malattia tumorale.
Purtroppo a causa di un deficit di apparecchiature tecnologiche l’Italia non vi potrà partecipare e non farà quindi parte del team. Così come spiegato da Pier Giuseppe Pellicci, attuale direttore della ricerca dell’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, l’Italia non investendo ormai da troppo tempo nel genoma umano, e di conseguenza a ciò, non avendo il sequenziatore automatico, non ha la tecnologia necessaria per far parte del progetto. Tale sequenziatore è necessario per mappare il genoma umano in tempi abbastanza ridotti.
Quanto al costo della strumentazione l’esperto ha dichiarato di non essere molto elevato perché si aggira intorno ai 4-5 milioni di euro. Ciò che è stato stabilito è che l’International Cancer Genome Consortium (Icgc) effettuerà lo studio su 50 tumori diversi, mettendo successivamente i risultati a disposizione della comunità internazionale. Anche le mansioni sono state già ripartite ed ogni membro del consorzio si dedicherà a uno specifico tipo e sottotipo di tumore,.
Gli studi sul Dna saranno effettuati su 500 pazienti. Ognuna avrà un costo pari a 20 milioni di dollari. Attualmente nel team compare il Weelcome Trust britannico, il Genome Cancer Consortium cinese, il ministero della Ricerca indiano, il National Cancer Center Giapponese e l’Istituto Nazionale dei tumori francese; quanto alla Commissione Europea ad essa è stata attribuita la funzione di osservator
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